Pulito e flottanteI primi sussulti del fotovoltaico galleggiante in Europa

L’ostacolo principale alla sua diffusione rimane economico (si spende circa il venticinque per cento in più rispetto a un impianto a terra), ma i “pro” sono troppi per lasciare nel cassetto questa soluzione

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Nel mare del Nord, al largo della costa dei Paesi Bassi, verrà realizzato il primo impianto ibrido di energia eolica e solare al mondo. Tra una turbina e l’altra del parco offshore Hollandse Kust Noord – fa capo a CrossWind, una joint venture tra Shell ed Eneco, per una capacità di 750 megawatt – verranno infatti posizionati dei pannelli fotovoltaici galleggianti sull’acqua.

Questi dispositivi non produrranno granché, circa 0,5 MW, ma il progetto è comunque importante. Lo è senz’altro per Oceans of Energy, la startup olandese che installerà i moduli: si tratta del primo contratto commerciale per l’azienda, che fino a questo momento era sempre andata avanti a sussidi. Ma è importante anche per il percorso di transizione ecologica, perché il parco Hollandse Kust Noord potrebbe diventare un modello replicabile altrove.

L’integrazione di eolico e solare in mare è vantaggiosa perché permette di mitigare la dipendenza dal meteo delle due fonti: se il cielo è coperto (o è scesa la notte) ma tira molto vento, le turbine possono compensare la scarsa generazione dei pannelli; in assolate giornate di bonaccia, viceversa, i ruoli si invertono. L’abbinamento delle due tecnologie riduce poi il consumo complessivo di spazio e consente di condividere la stessa infrastruttura di rete. I pannelli galleggianti di Oceans of Energy verranno collegati al sistema elettrico dei Paesi Bassi nel 2025, due anni dopo il completamento del parco eolico.

Il sito Hollandse Kust Noord è dotato pure di batterie per lo stoccaggio energetico e di macchinari chiamati elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde dall’elettricità rinnovabile. Anche in Italia si farà una cosa simile con il progetto Agnes, portato avanti dalle società Saipem e Qint’x. 

Si tratta di un polo dell’energia rinnovabile al largo di Ravenna, in un’area già interessata dall’estrazione di idrocarburi, formato da due parchi eolici offshore (520 MW), un parco fotovoltaico galleggiante (100 MW), batterie e uno stabilimento per l’idrogeno. I lavori dovrebbero partire nel 2024; il 13 febbraio scorso sono stati presentati i documenti per la valutazione di impatto ambientale. 

Occhi puntati anche sul porto di Taranto, in Puglia: nel 2024, secondo quanto riportato dal Corriere nel febbraio 2023, potrebbe sorgere un impianto fotovoltaico galleggiante di circa quaranta ettari con settantaduemila pannelli fotovoltaici bifacciali. Al momento, però, siamo ancora nella fase di presentazione del progetto (l’investimento è di cinquantadue milioni di euro) e i lavori non sono ancora cominciati. 

Spostando la generazione rinnovabile dalla terraferma al mare si ha la possibilità di installare dispositivi più grandi e potenti riducendo l’utilizzo di suolo e minimizzando l’impatto visivo, due obiezioni spesso sollevate negli Stati a elevata densità di popolazione, come proprio i Paesi Bassi e l’Italia. Le tecnologie galleggianti (o “flottanti”), inoltre, aiutano a superare i vincoli geologici del mar Mediterraneo, i cui fondali profondi già a pochi chilometri dalle coste non permettono l’ancoraggio delle piattaforme per l’eolico e il solare offshore.

Stando alle valutazioni di Wood Mackenzie, l’Europa è il secondo mercato più grande al mondo per il solare flottante: Paesi Bassi, Italia, Portogallo, Austria e Svizzera stanno investendo in soluzioni impiantistiche di questo tipo. Il primo mercato è invece l’Asia: Cina, Corea del sud, Giappone e Thailandia sono alcuni esempi. Un ibrido gettonato è il fotovoltaico più l’idroelettrico, come nel caso della diga thailandese di Sirindhorn ma anche del mega-progetto (un gigawatt) della compagnia statale cinese CEEC in Zimbabwe, sul fiume Zambesi.

Un ulteriore vantaggio del solare galleggiante è l’efficienza superiore rispetto ai pannelli installati a terra, perché l’acqua rinfresca la superficie dei dispositivi e la riporta a una temperatura ottimale per la produzione di energia. L’ostacolo principale alla diffusione di questa nuova tecnologia – oltre all’eventuale impatto sugli ecosistemi acquatici, ancora da comprendere – è però il costo. Considerata infatti la spesa per i sistemi di fissaggio dell’impianto e di protezione dalle onde, per installare un parco fotovoltaico flottante si spende all’incirca il venticinque per cento in più rispetto a uno a terra.

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