Idee del CavPer il regista della discesa in campo di Berlusconi, il video dall’ospedale è stato un errore

«Ho acceso la tv per seguire l’incoronazione di Carlo III. Poi ho visto il videomessaggio di Berlusconi. E no, non posso accettare che il mio re sia stato mandato allo sbaraglio in quel modo», dice Roberto Gasparotti. «Forse, farlo vedere in qualsiasi modo, conviene a chi lo circonda. A gente che neppure è capace di portare quattro soldi al partito. Ma li ha visti i dati del tesseramento?»

(Fotogramma dal video)

«Ho acceso la tv per seguire l’incoronazione di Carlo III. Poi ho visto il videomessaggio di Berlusconi. E no, non posso accettare che il mio re sia stato mandato allo sbaraglio in quel modo».

Il videomessaggio di Silvio Berlusconi dall’ospedale alla Convention di Forza Italia non è piaciuto a tutti. Men che meno a Roberto Gasparotti. L’ex storico regista personale del Cavaliere che lo ha seguito per 42 anni, non ha apprezzato per niente. Colui che fu dietro la telecamera il 26 gennaio 1994, giorno dell’annuncio della “discesa in campo” di Silvio, manifesta tutte le sue perplessità in un’intervista a Repubblica: «Guardi, ci sono rimasto male nel vedere il dottore, il mio presidente così sofferente. Lui ha sempre trasmesso speranza agli altri. In questo video, mi spiace dirlo, esprime compassione».

Gasparotti è un professionista della comunicazione capace di trucchi artigianali. Lo chiamavano «l’uomo della calza», filtro usato per rendere più fotogenico Berlusconi in tv. Su Facebook Gasparotti è stato molto più netto: «Vergogna, vergogna. Il presidente usato per un video così angoscioso».

A Repubblica dice: «Io credo che bisognava evitare scientificamente di farlo vedere. Ma su, un tycoon del suo livello, un uomo geniale che già negli anni ‘70 ha costruito le città ecologiche, un politico di grande successo, fatto sedere dietro un tavolino con una bandiera, in un ospedale. Ma a quale scopo?».

Nell’intervista spiega che sarebbe stato meglio trasmettere un video dei suoi trionfi e poi farlo comparire per tre secondi: “Ciao a tutti, mi sto curando, a presto”. «Una registrazione di ventuno minuti in quelle condizioni non l’avrei fatta mai». Gasparotti dice che «una volta Berlusconi aveva grandi consiglieri: Paolo Bonaiuti, Giuliano Ferrara, Gianni Letta. Erano i tempi del Mattinale, non so se ricorda. Ogni giorno grandi giornalisti, menti pensanti, informavano Berlusconi di tutto. Poi lui decideva da solo, ma aveva ben chiari i margini di rischio. Adesso non credo sia così».

Purtroppo, aggiunge, «la verità è una sola». Quale? «Forse, farlo vedere in qualsiasi modo, conviene a chi lo circonda. A gente che neppure è capace di portare quattro soldi al partito. Ma li ha visti i dati del tesseramento?».

Gasparotti racconta che «anche il video della discesa in campo è stato realizzato in un cantiere. In una dependance di Macherio che sarebbe diventato lo studio personale del presidente e che allora era in costruzione. C’era il nylon alle finestre. Quanto freddo, fuori nevicava. Mity Simonetto si preoccupò di far giungere le foto di famiglia da mettere nell’inquadratura. Quel video trasmetteva emozioni, speranza appunto. Oggi non ho provato le stesse sensazioni».

Nei fatti, Berlusconi non ha fatto alcuna investitura di successione. Ma allo stesso tempo ha esposto una fragilità del partito. «Il rischio è che fra un mese siamo punto e a capo», dice un deputato a Repubblica. Anche perché il Cavaliere resta per ora in ospedale: ieri non ci sono state le dimissioni. Né è giunto un bollettino medico da parte dei primari del San Raffaele.

I capi della coalizione saranno già oggi insieme ad Ancona, e con Meloni e Salvini interverrà Tajani che guida un partito rattoppato da Berlusconi ma scosso. Scenario complesso, quello di Forza Italia, legato alla salute di Berlusconi, che fa di tutto per ritornare al centro della scena ma deve fare i conti con l’età e gli acciacchi. Mentre il più forte focolaio di dissenso, nei confronti di Tajani e del governo, si è acceso al Sud. Le parole del govenatore siciliano Renato Schifani, ex presidente del Senato, non sono passate inascoltate: quel «così andiamo male» consegnato alla platea è un grido di battaglia.

Una rappresaglia che è pronta a manifestarsi sull’autonomia differenziata («Il nostro sì non è scontato ») ma è anche un segnale di forza lanciato a Tajani da un esponente storico di Forza Italia che due settimane fa ha radunato a Palermo un numero di fedelissimi non inferiore a quello della convention milanese. Schifani vede come unica soluzione per la continuità nel partito la discesa in campo di Marina Berlusconi. E intanto punta a far fronte comune con altri colleghi del Sud, a partire dal governatore calabro Roberto Occhiuto.

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