Dite qualcosaLa solitudine di Schlein, l’irrilevanza della sua squadra e l’assenza delle vecchie glorie

Nel Partito democratico parla solo la segretaria: i volti nuovi, i reduci della nomenclatura e l’ala riformista (o quel che ne rimane) sono fin troppo silenziosi per candidarsi credibilmente a fare la voce forte dell’opposizione

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Il male oscuro non è Elly Schlein. Il male oscuro del Partito democratico sono i dirigenti del Partito democratico. O sconosciuti o logorati. Gli sconosciuti sono i nuovi chiamati da Schlein, che a due mesi dalla nomina della segreteria sono rimasti nell’ombra. Mai visti, mai sentiti. Non li chiamano nemmeno nelle trasmissioni, tranne il telegenico Marco Furfaro, però già meno presente dopo un buon inizio. Nei pastoni dei tg vanno un pochino i capigruppo Chiara Braga e il più esperto Francesco Boccia e ancora il responsabile economico Antonio Misiani, ma sono apparizioni in omaggio al Cencelli dei telegiornali che poi alla fine bucano poco. E qui ci fermiamo.

Una segreteria di venticinque persone di cui, non diciamo un cittadino comune, ma neppure un iscritto al Partito democratico, conoscerà sì e no un terzo, se va bene. D’altronde la metà di questi si sono iscritti al Partito democratico un mese prima delle primarie, come fanno a essere conosciuti? Si presume che i nuovi lavorino per Elly nell’ombra, le curino i dossier, le preparino report, e comunque hanno tempo davanti.

La cosa invece più impressionante è il silenzio della vecchia guardia, che pure ha avuto l’istinto di appoggiare al congresso Schlein, magari nell’illusione di una qualche ricompensa. Appena si sono resi conto che non ci sarebbe stata trippa per gatti hanno pensato bene di togliere le tende. Non tutti e non tutti allo stesso modo, certo. Ma dove sono finiti Enrico Letta con la sua garbata professionalità in politica internazionale, Nicola Zingaretti e la sua zeppolosa estroversione, Goffredo Bettini con la sua decadente ideologia, Dario Franceschini e il suo furbo slalomeggiare, Gianni Cuperlo con la sua angoscia mitteleuropea e giù per li rami tutti quelli di prima?

Da parte loro, i riformisti che non erano con Schlein sembrano aspettare tempi migliori. Lo sappiamo: in questo Parlamento non c’è spazio e si fa quel che si può, ma che dovremmo fare. E d’altra parte è anche facile ironizzare che essendo loro i responsabili del più grande disastro della storia della sinistra italiana è meglio che tacciano. Ma è una battutaccia. Si può fare del qualunquismo? Ci fosse uno di questi che sia andato a spalare il fango in Romagna, o anche più banalmente che abbia messo in campo qualche idea sulle grandi emergenze del Paese.

La verità è un’altra. È che sentendosi in qualche modo offesi per la mancata riconoscenza da parte della nuova leader sai che c’è? Mi faccio i fatti miei in attesa che la ruota – hai visto mai – torni a girare. Questo “silenzio degli innocenti” (quello dei nuovi dirigenti) e questo “silenzio dei colpevoli” (i vecchi dirigenti) pone Schlein in una situazione di solitudine comunicativa che non l’aiuta, e infatti non esiste nessun partito nel quale parli solo il leader.

La cosa sta diventando evidente guardando i talk show. Martedì sera da Giovanni Floris c’erano moltissimi ospiti, tutti in qualche modo molto radicali, a sinistra e a destra. Sono tempi difficili per i moderati di entrambi gli schieramenti, nonché del Terzo Polo (almeno finché non avranno rimesso la testa a posto). Ma se questo impressiona poco per quel che riguarda una destra in fase di grande aggressività e pigliatutto, fa invece riflettere il fatto che a esprimere posizioni di sinistra siano esponenti di Sinistra italiana, giornalisti tosti, giuristi e filosofi arrabbiati: il Partito democratico, non pervenuto. Se uno come Floris, che ha naso, capisce che non è il suo tempo, per il Partito democratico la notte si fa scura. Tanto più che tace.

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