EcocidioL’incalcolabile impatto ambientale della distruzione della diga di Kakhovka

Una delle zone più verdi e fertili d’Europa è minacciata dalla fuoriuscita di olio idraulico e dalle esondazioni del fiume Dnipro. I campi nel sud del Paese rischiano di trasformarsi in deserto già dal prossimo anno, mentre oggi le riserve naturali annegano, i pesci agonizzano e i cittadini sopravvissuti temono di rimanere senz’acqua potabile

AP Photo/LaPresse (Ph. Nina Lyashonok)

António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha definito «catastrofiche» le conseguenze ecologiche, umanitarie ed economiche della distruzione della diga vicino a Nova Kakhovka, nella regione meridionale ucraina di Kherson. Il cedimento di un’infrastruttura così strategica e mastodontica – fondamentale per lo sfruttamento di energia idroelettrica, la mitigazione delle piene, l’accumulo d’acqua per l’agricoltura e il raffreddamento della centrale nucleare di Zaporizhzhya – sta causando e causerà danni irreparabili ai cittadini, alle infrastrutture, all’agricoltura e all’ambiente. 

Se la zona non fosse coinvolta in una guerra, la solidarietà prenderebbe rapidamente il sopravvento, con volontari da tutta Europa presenti sul posto nella speranza di limitare i danni. “Piccolo” dettaglio: senza una guerra, scatenata in tal caso dall’invasione delle forze armate russe, il disastro non sarebbe neanche avvenuto. Sta di fatto che gli scontri e le zone sotto l’occupazione russa rendono difficili, se non impossibili, sia gli interventi umanitari, sia di bonifica. 

L’esplosione nella diga, avvenuta alle 2:50 di martedì 6 giugno, è paragonabile a «una bomba ambientale di distruzione di massa», ha detto Volodymyr Zelensky. Secondo il Guardian, il procuratore generale dell’Ucraina starebbe indagando su un possibile caso di «ecocidio» ai sensi dell’articolo 441 del codice penale nazionale, mentre la ministra degli esteri tedesca Annalena Baerbock – sempre molto vicina alla resistenza ucraina – ha accusato la Russia di «catastrofe ambientale». 

Il rapido svuotamento dell’invaso ha portato all’esondazione del fiume Dnipro in più punti, scardinando gli argini e allagando un’area vasta, straordinariamente fertile e ricca di biodiversità (il trentacinque per cento di quella Europea è in Ucraina) e natura. L’alluvione ha travolto città, villaggi e zone agricole, trascinando con sé sostanze tossiche di ogni tipo. 

Gli esperti stanno aspettando che l’acqua si ritiri per valutare i reali danni ecologici – secondo Reuters ammonterebbero a circa cinquanta milioni di euro – connessi alla distruzione della diga, ma gli elementi attualmente a disposizione delineano uno scenario sconfortante. Intervistato dal Guardian, Denys Tsutsaiev di Greenpeace ha definito la distruzione della diga un «disastro enorme per i civili e per la natura», nonostante sia «troppo presto per valutarne l’impatto e troppo difficile fare paragoni con eventi del passato». 

A livello mediatico sta trovando molto spazio il riversamento di «petrolio» – che in realtà è olio idraulico fuoriuscito dalla sala macchine della diga – diretto con grande velocità verso il Mar Nero. Quest’ultimo potrebbe essere inquinato anche da altre agrotossine e prodotti petrolchimici. Le autorità ucraine, il ministero dell’Ambiente e il presidente Zelensky parlano di «centocinquanta tonnellate» di fluido che hanno già contaminato il fiume Dnipro, il secondo più lungo del Paese dopo il Danubio, che sfocia nel Mar Nero. 

«Verrà avvelenata la terra, una delle più fertili del mondo», dichiara al Corriere Maxim Ostapenko, ex direttore del parco naturale di Khortytsya, situato a valle della diga. Il rischio, addirittura, è che la colata di fango “inquinante” raggiunga le coste della Bulgaria e della Romania: «Non voglio neppure pensare ai sedimenti degli impianti metallurgici che ci sono sul fondo del bacino a monte. Se si muovessero, causerebbero un avvelenamento perpetuo», ha aggiunto. 

Nell’infrastruttura sono sempre «presenti quattrocento tonnellate d’olio per le turbine. Tutto dipende dal livello di distruzione dell’attrezzatura e delle unità della diga. Se il danno dovesse rivelarsi particolarmente esteso, uscirebbe tutto il petrolio disponibile», spiega alla Cnn Ihor Syrota, Ceo di Ukrhydroenergo, azienda pubblica ucraina che produce energia idroelettrica. 

Intanto, sui social si sta diffondendo un video che mostra centinaia di pesci, ricoperti di liquido nero, agonizzanti su una spiaggia di Marynske, nella regione meridionale di Dnipro: una morìa che, secondo le prime ipotesi, è causata dall’olio idraulico fuoriuscito dalla diga. 

Le conseguenze sull’ecosistema ucraino non si fermano qui. Gli allagamenti hanno coinvolto tre parchi nazionali, e secondo Anton Heraščenko, consigliere ed ex viceministro del ministero degli Interni, animali, pesci e uccelli stanno morendo «in grande quantità». Stando a quanto annunciato dal ministro della Difesa, gli allagamenti hanno ucciso circa trecento animali all’interno dello zoo di Nova Kakhovka. 

Tra le zone protette coinvolte c’è la Riserva della biosfera del Mar Nero, patrimonio Unesco nella regione di Kherson, che vanta tremila specie di invertebrati, sessanta di vertebrati e ottanta di pesci. Si tratta della riserva naturale più grande del Paese, contraddistinta da una straordinaria varietà di paesaggi incontaminati: steppe forestali, paludi, deserti sabbiosi, isole e baie marine.

L’edizione inglese di Pravda, citando come fonte il ministero delle Politiche agricole e dell’alimentazione, scrive che il crollo della diga lascerà a secco trentuno sistemi di irrigazione sparsi nelle regioni di Dnipropetrovsk, Kherson e Zaporizhzhia. Nell’oblast di Kherson, stima il governo ucraino, gli allagamenti coinvolgeranno in totale diecimila ettari di terreno agricolo nella sponda destra del fiume Dnipro. In quella sinistra, sotto l’occupazione delle forze armate russe, l’area sommersa potrebbe rivelarsi molto più ampia. 

La diga nei pressi di Nova Kakhovka, come anticipavamo, è cruciale anche a livello di accumulo d’acqua per decine di campi agricoli che, già dal prossimo anno, potrebbero desertificarsi per via della carenza di risorsa idrica. Tutto il delta del fiume Dnipro, secondo Kyjiv, rischia di trasformarsi in un deserto a causa dei problemi di irrigazione. 

Intervistato dalla Cnn, Martin Griffiths, sottosegretario generale per gli affari umanitari dell’Onu, ha sottolineato l’importanza della diga per il benessere e la sopravvivenza della popolazione di un territorio già martoriato da mesi e mesi di conflitti: «L’infrastruttura colpita è l’ancora di salvezza per la regione di Kherson. In più, è una fonte chiave di irrigazione agricola nel sud di Kherson e nella penisola di Crimea. Ha un enorme impatto sull’agricoltura e la produzione alimentare. La vita diventerà più difficile per coloro che già soffrono a causa del conflitto». 

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