EcocidioI crimini ambientali dell’esercito russo in Ucraina investiranno l’Europa intera

Non solo emissioni e inquinamento (idrico e atmosferico): la guerra sta smantellando il settore agricolo ucraino, distruggendo ettari di foreste (trasformate in campi di battaglia) e compromettendo la sopravvivenza di centinaia di specie animali e vegetali. Mosca ha invaso la patria della biodiversità europea

AP/LaPresse

Aria e acqua sempre più inquinate a causa dei danni alle strutture industriali. Foreste andate in fumo per sempre. Parchi nazionali e riserve naturali sotto occupazione. Terreni agricoli impossibili da coltivare per via delle mine e di tutti i metalli pesanti contenuti nelle granate e nei missili. La minaccia dell’incidente nucleare per i bombardamenti attorno alla centrale di Zaporizhzhia. 

L’invasione russa dell’Ucraina – che, secondo i dati della Convenzione per la diversità biologica, ospita il trentacinque per cento della biodiversità del continente europeo – sta causando danni ambientali dalla portata ancora difficile da definire, ma che avranno senza dubbio delle conseguenze dirette sulla vita dei cittadini. A partire dalla sicurezza alimentare. «L’impatto durerà decenni e avrà effetti a lungo termine sui mezzi di sussistenza e sulla salute delle persone», ha detto Doug Weir, policy director del Conflict and environment observatory, al Geographical Magazine

Ecocidio è il termine più adatto a definire le azioni di Mosca sul territorio ucraino. Per citare la Treccani: «Un’opera di consapevole distruzione dell’ambiente naturale», con un impatto potenzialmente devastante sul sostentamento e sulla salute della popolazione, oltre che sulla sopravvivenza di migliaia di specie animali e vegetali che popolano un territorio vastissimo (il Paese più grande d’Europa, esclusa la Russia) e ricco di risorse naturali come quello ucraino. 

In una mail inviata a Politico.eu, Ruslan Strilets, ministro dell’Ambiente e delle Risorse naturali dell’Ucraina, ha scritto che l’invasione russa ha causato più di duemilatrecento crimini ambientali: 1.078 di questi sono già stati denunciati alle autorità competenti, con l’obiettivo di accumulare il materiale necessario per portare Mosca in tribunale per ecocidio. I danni stimati superano quota 51,45 miliardi di dollari (48,33 miliardi di euro). 

Anche nel pieno di una guerra in corso da più di un anno, segnalare questi eventi è fondamentale non solo per ottenere eventuali risarcimenti dalla Russia, ma anche per organizzare e attuare piani mirati di ripristino della natura e di bonifica del suolo contaminato. Tuttavia, l’instabilità dovuta al conflitto innescato dai russi rende queste attività molto complesse. 

In tal senso stanno giocando un ruolo chiave le Ong come l’olandese PAX: assieme al Center for information resilience (Cir), continua a mettere nero su bianco tutti i danni ambientali causati dalla guerra. Ovviamente, all’interno di un conflitto del genere, le priorità assolute sono altre, e diversi progetti di conservazione degli ecosistemi sono stati costretti a fermarsi temporaneamente (o, ancor peggio, a chiudere i battenti). 

Come anticipato, la sicurezza alimentare dell’Ucraina – ma anche dell’intero continente, considerando che in tempo di pace il Paese esportava anche sei milioni di tonnellate di grano al mese – potrebbe essere a rischio a causa dello stato dei terreni agricoli, in parte compromessi dai metalli pesanti delle munizioni. In più, secondo il rapporto Agribusiness of Ukraine during the war, il quindici per cento dei campi è contaminato dalle mine. 

Queste ultime, in particolare, rendono attualmente impossibile la coltivazione, e le operazioni di sminamento coinvolgeranno in via prioritaria le aree urbane e residenziali. Un ritardo che, come spiega a Politico.eu Oksana Omelchuk dell’Ong ucraina EcoAction, ostacolerà «l’attuazione di qualsiasi progetto per il ripristino e la conservazione delle specie». 

Secondo il governo, i danni diretti all’agricoltura del Paese (dovuti anche alla distruzione dei macchinari e delle fattorie, alla perdita di carburanti e alla morte del bestiame) ammontano a quota 6,6 miliardi di dollari: una cifra destinata a crescere vertiginosamente, anche perché – come scrive su Twitter il ministero della Difesa ucraino – i russi hanno rubato 400mila tonnellate di grano nel sud dell’Ucraina. Il settore primario dell’Ucraina impiegherà circa cent’anni, secondo uno studio pubblicato sull’European journal of soil science, per riprendersi totalmente. 

Ma i danni ambientali della guerra non finiscono qui. Il venti per cento delle aree protette, stando ai dati ufficiali, è considerato a rischio, compresi dieci parchi nazionali e otto riserve naturali. La maggior parte dei combattimenti si svolge nelle foreste, e infatti 450mila ettari sono occupati dai russi o teatri di sanguinose battaglie tra i due eserciti. I russi, ha spiegato Strilets durante la Cop15 di Montreal sulla biodiversità, «stanno trasformando le risorse naturali ucraine in basi militari». 

Da non sottovalutare, inoltre, l’amianto rilasciato dagli edifici danneggiati o distrutti dai bombardamenti; l’inquinamento prodotto dai veicoli e dai rifiuti militari; i danni alle risorse idriche e al mare dovuti (anche) al carburante delle navi affondate riversato in acqua. Un vero e proprio ecocidio che non sta risparmiando nemmeno le specie animali del Paese.

«Sono stati segnalati più di mille casi di delfini morti nel mar Nero, non solo nei pressi delle nostre coste, ma anche in quelle delle regioni confinanti. Sulla base delle rilevazioni che abbiamo a disposizione, i decessi aumentano in coincidenza con il lancio dei missili da parte dei sottomarini di Putin», ha detto a Wired il viceministro alla Protezione ambientale e alle Risorse naturali, Ruslan Hrechanyk.

«L’anno scorso abbiamo trovato solo tre delfini su tutta la nostra costa di quarantaquattro chilometri (fa parte del Tuzly Estuaries National Nature Park, ndr). Quest’anno, lungo i cinque chilometri a cui possiamo ancora accedere, ne abbiamo trovati già trentacinque», sono le parole del ricercatore ucraino Ivan Rusevdi in un’intervista concessa lo scorso agosto all’Angence France Press. Secondo Anton Gerashchenko, consulente del ministero degli Interni ucraino, in dieci mesi di guerra sono morti circa cinquantamila mammiferi marini.

La colpa è anche dei rumori dei bombadardamenti in mare e delle navi da guerra, che stordiscono e disorientano queste specie che popolano le acque del mar Nero. Secondo il governo, i combattimenti stanno minacciando la sopravvivenza di circa seicento animali e settecentocinquanta piante e funghi. 

Tutto ciò va inserito nel seguente contesto: la guerra, finora, ha causato l’emissione diretta di trentatré milioni di tonnellate di gas serra. Inoltre, le attività necessarie alla ricostruzione dell’Ucraina, stima il ministro dell’Ambiente, potrebbero produrre fino a quarantanove milioni di tonnellate di anidride carbonica. Come spiega Ruslan Strilets, «la Russia sta facendo di tutto per accorciare i nostri e i vostri orizzonti. A causa degli scontri dovremo fare ancora più sforzi per combattere la crisi climatica». 

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