Questo non è un filmLa guerra non è una storia a lieto fine, ma l’Ucraina avrà il futuro che merita

L’invasione criminale da parte della Russia ha spezzato vite e relazioni, ha stravolto i progetti dei cittadini di Kyjiv, di Luhansk, di Donetsk. I sopravvissuti hanno diritto a un Paese libero, senza bombe e senza torture

AP/Lapresse

I film a lieto fine ci hanno rovinato. La guerra non è una storia a lieto fine, anzi non è nemmeno una storia a lieto inizio, anzi è una storia che non doveva essere nemmeno scritta e pensata.

Guardo una foto di un giornalista trentatreenne, arruolato volontario, bello sorridente dagli occhi azzurri e con il nome di battaglia “Cicogna” perché portava con sé un peluche di una cicogna, regalata dalla fidanzata o da un’altra persona cara. Quella fidanzata dopo scriverà un post su Facebook: non scaleranno mai più le vette delle montagne ucraine, non andranno mai più a vedere un film insieme perché Cicogna è stato ucciso in combattimento. In quella foto è ancora vivo con il pupazzo che spunta dalla tasca del giubbotto antiproiettile che avrebbe dovuto proteggerlo, che avrebbe dovuto deviare tutte le pallottole e tutte le schegge. E lui tutto bello e sano avrebbe dovuto restituire il talismano alla fidanzata su un binario una calda mattina d’estate. Invece no. Invece su quel binario c’è una bara.

Guardo l’intervista fatta da un giornalista danese ai soldati ucraini che nelle pause tra i combattimenti vanno a farsi un bagno nel fiume in questo giugno paradisiaco ucraino. Da tempo non ricordavamo una primavera così bella che sembra di voler vivere a tutti i costi, a dispetto di qualsiasi tempesta di missili russi. I giovani soldati rispondono in inglese e in ucraino senza essere doppiati, quindi capisco tutto. Uno di loro dice che, appena finita la guerra, vorrebbe tornare a fare il pasticciere e vorrebbe tornare a viaggiare. Ma ora non può, ora c’è da proteggere il Paese e le vite di quei ragazzini curiosi che ronzano intorno alla macchina militare, che provano i caschi, gli occhiali, i binocoli.

In questi giorni si è parlato molto della controffensiva ucraina, forse proprio in queste ore, stando ai giornali, probabilmente è anche iniziata. Penso alla foto di Cicogna e al video con il pasticcere, a quello che non c’è più e a quello che potrebbe avere ancora un lieto fine tra i dolci che saprebbero cambiare questa vita ormai troppo amara. Perché anche se la guerra non ha un lieto inizio, una volta scatenata contro di te vorresti un lieto fine.

Almeno per i sopravvissuti. Vogliamo il lieto fine per gli sfollati del Donbas che tuttora nella borsa portano le chiavi dell’appartamento a Donetsk o a Luhansk, per loro vogliamo che un giorno possano inserire la chiave nella serratura e aprire il mondo dei ricordi, di una vita che non c’è più ma che potrebbe ancora esserci, pur diversa, pur con delle cicatrici, dopo quasi dieci anni passati in altre case.

Vogliamo che la fidanzata di Cicogna scali la montagna più alta della Crimea e che in cima possa alzare una bandiera gialloblu in memoria del suo fidanzato. Vogliamo assaggiare le torte e i panzerotti del pasticciere. Vogliamo un lieto fine per tutti quelli che torneranno dal fronte, che potranno abbracciare i loro figli nel frattempo diventati grandi, anche se nessuno potrà mai restituire ai padri gli anni persi dei loro figli, trascorsi in collegamento dalla trincea. E però nessuno potrà mai togliere la vita e la libertà di quei figli, perché i padri e le madri avranno conquistato per loro un futuro in un Paese libero senza bombe e senza torture, un Paese dove i cattivi saranno puniti nelle sale gremite delle corti internazionali, in modo da ricordare a tutti ancora una volta che la guerra non ha un lieto inizio e quindi non deve essere scatenata.

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