Chi di veto ferisceL’ostruzionismo di Polonia e Ungheria sui migranti al Consiglio europeo

Secondo giorno di summit a Bruxelles. In nottata la protesta di Varsavia e Budapest, contrarie alle redistribuzioni di richiedenti asilo, minaccia di bloccare i lavori. È indice di un malcontento che potrebbe ripetersi alle prossime riunioni

Foto: Consiglio europeo

Sembrava che il Consiglio europeo potesse risolversi nel primo giorno, ieri. Invece la maratona notturna ha sancito che i lavori dovessero continuare oggi. Il responsabile della differita ha un nome e cognome: il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ha incassato il sostegno del premier polacco, Mateusz Morawiecki.

Era l’una di notte – lo racconta bene Politico – e andavano stilate le conclusioni. Qui entra in gioco Orbán, con il ricatto spalleggiato da Varsavia: non andremo avanti finché non ascolterete le nostre priorità. Che sono poi le solite: di nuovo, nelle rimostranze e nella barricata, c’era poco. L’ammutinamento doveva servire proprio a questo, essere una sorta di protesta.

Hanno provato a negoziare, oltre al padrone di casa Charles Michel, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron. Il duo Orbán-Morawiecki ha voluto esprimere malcontento, ma l’impressione è che risuccederà. Il tema migratorio rischia di riproporsi a ogni summit, lungi dall’essere stato disinnescato con il compromesso sul Pact on migration incassato dall’Italia.

A maggio si era trovata l’intesa su un sistema con procedure più stringenti per esaminare le domande d’asilo, direttamente al confine. Per alleggerire la pressione sui Paesi di primo arrivo, come il nostro, si chiede agli altri Stati membri di accettare una quota di profughi, oppure pagare un contributo a un fondo pan-europeo per l’accoglienza.

Polonia e Ungheria non sentono ragioni proprio su questo pezzetto di meccanismo: vogliono a tutti i costi evitare i «trasferimenti obbligatori». Hanno anche contestato la scelta di far passare l’accordo con la maggioranza qualificata e non con l’unanimità, dove – manco a dirlo – avrebbero potuto bloccare tutto con un veto.

Il Consiglio, nelle conclusioni su Sicurezza e Difesa,  ha ribadito il fermo sostegno dei ventisette all’Ucraina. Oggi si riparte da qui, dopo l’ennesimo scontro notturno.

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