Capri mon amourSummer goal invidiabili e mete che non stancano mai

Guardare il mare avvolti da architetture armoniose e lasciarsi andare all’ozio di un’isola dove il tempo scorre a ritroso. Tra Le Corbusier e signature cocktail, limoni e faraglioni

Ci sono luoghi del nostro Paese che per via di un turismo a tratti esagerato e troppo costante tendiamo a mettere da parte. Alcune bellezze e certi capolavori dell’Italia rischiano di essere apprezzati oggi più dagli stranieri, provenienti da tutto il mondo, che da noi connazionali. Possiamo essere scusati di questo in parte ma c’è una buona porzione della nostra coscienza che dovrebbe sforzarsi di trovare l’angolatura corretta per riprendere in considerazione tanto del nostro territorio e tornare ad amarlo. Capri è una di quelle destinazioni che non conosce pace, non conosce stagioni, non conosce pause. In realtà, ci sono così tanti volti di questa incredibile isola che ogni volta mi spingono a tornarci nei mesi più insoliti, con il vento e con la pioggia, in pieno agosto così come ai primi di maggio, fine settembre o a Pasqua, quando esce il primo sole. C’è una vibrazione impercettibile, ma costante, che vive su quest’isola. Chi vi trascorre i lenti mesi estivi nelle case ereditate da nonni conosce bene questa sensazione ma non è escluso che gli animi più sensibili e aperti possano restarne toccati. Un sentimento romantico e melanconico al tempo stesso, un progressivo rilascio di membra e testa che accompagna a quello che nell’antica Roma si sarebbe definito come vero e proprio ozio.

Come se ad un certo punto quella morsa che ti guida ogni giorno si allentasse e finalmente potessi dire di iniziare un periodo di rilassamento e recupero. Torna il contatto con la natura, con la potenza del mare, con la ruvidità della roccia, con l’aspetto agricolo dell’isola di un tempo, gli animali, i gabbiani, i pochissimi pescatori. Scegliere da dove ammirare il mare non è certo difficile quando si esplora un’isola ma Capri è uno di quei posti dove ogni terrazzo, ogni “punta” e ogni belvedere offrono coordinate geografiche nuove. E se non sempre la mano dell’uomo ha saputo muoversi rispettosamente nei confronti del contesto naturale, dobbiamo tuttavia ringraziare di avere oggi a disposizione un sito quale Punta Tragara. Che oltre ad essere uno dei punti di osservazione più conosciuti al mondo è anche il nome dell’hotel più iconico e ambito dell’isola. L’hotel Punta Tragara, di proprietà del gruppo Manfredi Fine Hotels Collections dal 1968, è una dimora storica che ha conservato il suo fascino originario e la sua drammatica bellezza anche trasformandosi in luogo di accoglienza di lusso. È il 1920 quando Enrico Vismara, ingegnere lombardo, sceglie questa posizione per costruire la sua villa, che egli stesso descrive come «una fioritura architettonica, un’emanazione della roccia, una filiazione dell’isola, un fenomeno vegetale, quasi un lichene cresciuto sul fianco di Capri». Firma il progetto il celebre architetto e designer Le Corbusier rendendo questo progetto tanto irregolare e imprevedibile nelle sue linee quanto unico al mondo. Teorizzare una pianta libera così come una facciata libera deve essere stato quasi naturale per Le Corbusier, il quale disegna una villa su più livelli, con stanze a picco sul mare, terrazzi a plurime esposizioni, scalinate da Dolce Vita e un caratteristico inconfondibile color ruggine dell’edificio.


Il suo nascere casa ancor prima che hotel la rende di fatto una dimora dove la vocazione per l’accoglienza e l’ospitalità sono sensibili, umane, fatte di entusiasmi genuini, sorrisi e una formalità mai troppo imbustata che facilità conoscenze e rapporti. Arredi e decorazioni rappresentano il gusto della famiglia Manfredi: non mancano significativi pezzi di antiquariato, oggetti di design moderno e contemporaneo così come numerose opere d’arte che arricchiscono spazi comuni e ognuna delle quarantatre stanze dell’hotel. A bordo piscina è possibile trascorrere ogni momento della giornata, dalle prime ore del mattino, sino alla pausa pranzo per iniziare a godersi il tramonto sorseggiando un drink. Il cocktail bar vanta da qualche anno ormai una interessante selezione di gin, in particolar modo italiani e tanti del Sud Italia / locali e una ricca carta di distillati di agave (tequila e mezcal soprattutto). Da quest’anno quello che un tempo era il carrello dei Martini per effettuare il servizio al tavolo è stato convertito in Gin Tonic trolley, dove grazie ad una selezione di alcune magnum di noti London Dry Gin, il servizio di questo classico è celebrato nella sua massima espressione.

Il coté gastronomico non è da meno e anzi, un progetto coì ambizioso non può mancare di una proposta di ristorazione più che solida in questo caso affidata all’executive chef Luigi Lionetti. Originario di Capri, conoscitore delle sue bontà così come delle sue caratteristiche, Luigi è alla guida del Le Monzù, il fine dining premiato con una stella Michelin e affacciato sul mare. La sua cucina dialoga per la maggior parte del tempo con una clientela internazionale, che viaggia nei migliori hotel del mondo e interessata a ritrovare qui tutto il sapore dei prodotti campani, gli aromi della Costiera e del Mediterraneo. Non molti sanno che in realtà l’economia dell’isola non si è mai fondata sulla pesca e sul commercio del mare anzi, Capri è storicamente un’isola di terra, di allevatori, agricoltori che usavano cucinare saltuariamente il pesce perché erano i pescatori stessi a farne merce di scambio. La dimensione originaria della cucina caprese è più legata alle carni bianche di piccola taglia come polli, faraone, quaglie, piccioni. Puntando sempre alle selezioni migliori di materia prima locale e cercando di non stravolgerla ma impreziosirla rendendola comunque comprensibile al grande pubblico non è solo un modus operandi ma una vera e propria missione. Il concept di Le Monzù è forse così bene integrato nel progetto complessivo dell’Hotel Punta Tragara anche per questa sua capacità di proporre una cucina classicamente italiana e facilmente apprezzabile, confortevole e tecnicamente corretta, sicura della propria identità e mai timida di sapori. Un motivo in più – e per noi appassionati della buona tavola uno dei più importanti – per scegliere di trascorrere qui una fuga dalla terra ferma, protetti e accolti da questa dimensione di lusso famigliare che ti avvolge dal primo all’ultimo raggio di sole.

 

 

 

 

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