Il Cancelliere a RomaConfini europei blindati e accordi con i Paesi d’origine: la proposta di Scholz a Meloni sui migranti

Oggi incontrerà la presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica. Al centro dei colloqui, anche la riforma Ue delle norme sul diritto d’asilo. Al termine del vertice, verrà annunciata la fine dei lavori di preparazione del Piano di azione italo-tedesco

LaPresse

«Ovviamente ci sono problematiche e sfide cui Italia e Germania guardano da prospettive diverse. Certamente parleremo anche di come approfondire ulteriormente i nostri rapporti». Il Cancelliere tedesco Olaf Scholz parla al Corriere nel giorno della sua visita a Roma, dove incontrerà la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Scholz ricambia così la visita che la premier fece a febbraio a Berlino. Al termine dell’incontro, verrà annunciata la fine dei lavori di preparazione del Piano di azione italo-tedesco, che verrà poi firmato in autunno nel vertice intergovernativo tra Italia e Germania, ospitato dai tedeschi.

Membro del partito socialdemocratico tedesco, Scholz si trova politicamente all’opposto di Meloni. Ma dice: «Le relazioni tra Italia e Germania sono strette, basate sulla fiducia e molto solide. E questo vale non solo per i nostri Paesi e le nostre società, ma anche per la cooperazione con il governo italiano».

Uno dei temi sui quali esistono divergenze tra Germania e Italia è quello della gestione dei migranti. In particolare, Roma è contraria alla recente proposta tedesca di creare degli hotspot ai confini esterni dell’Unione, cioè anche in Grecia e Italia, per la prima gestione degli arrivi. Oggi al Consiglio Affari Interni di Lussemburgo, si discuterà la riforma Ue delle norme sul diritto di asilo. E l’Italia sarà l’ago della bilancia tra la posizione della Commissione e quella del blocco di Visegrad.

Cosa dirà Scholz alla presidente del Consiglio Meloni su questo tema? «Innanzitutto, Italia, Grecia e gli altri Paesi mediterranei affrontano una sfida enorme, poiché il numero dei rifugiati che arrivano ai loro confini è in aumento. Non possiamo lasciare l’Italia e gli altri Paesi da soli, ma dobbiamo adottare un approccio di solidarietà e responsabilità», risponde Scholz. «La Germania da parte sua è particolarmente colpita dall’immigrazione secondaria: lo scorso anno non solo più di un milione di donne e uomini provenienti dall’Ucraina sono fuggiti nella Repubblica Federale, ma anche 230mila rifugiati provenienti da altri Paesi sono venuti da noi, nonostante non abbiamo un confine esterno dell’Ue. Pertanto, abbiamo bisogno di una distribuzione solidale di responsabilità e competenza fra gli Stati membri dell’Ue nonché del rispetto degli standard per chi richiede protezione nelle procedure di asilo e di integrazione negli Stati dell’Ue. Il mio governo è fortemente impegnato in una riforma del Sistema europeo comune d’asilo (Ceas, ndr) e a nostro avviso ciò richiede ulteriori sforzi a livello comunitario per rendere più efficaci il controllo e la protezione delle frontiere esterne, in modo umano e nel rispetto delle regole vigenti. Sulla forma esatta delle proposte, intense discussioni sono in corso a Bruxelles e anche la Germania vi contribuisce. Inoltre, proponiamo di lavorare con i Paesi d’origine e quelli di transito per ridurre in modo sostenibile gli arrivi irregolari e consentire invece vie d’accesso legali. Questo non è in contraddizione con la posizione dell’Italia».

Anche sulla politica industriale Roma e Berlino appaiono distanti. La Germania è il Paese dell’Ue che elargisce più aiuti di Stato ai settori d’avanguardia, come i semi-conduttori e il clean tech. «A mio avviso, le decisioni del governo tedesco rientrano nel quadro di ciò che altri Paesi dell’Ue fanno per la competitività della loro industria», dice Scholz. «Insieme ci preoccupiamo di rendere l’economia dei nostri Paesi in grado di affrontare il futuro, in condizioni di neutralità climatica e digitalizzazione. Questa grande ristrutturazione del nostro settore industriale comporta uno sforzo massiccio da parte di tutti gli attori, compreso lo Stato. In tal modo faremo sì che l’Ue rimanga competitiva. Siamo d’accordo sulla necessità di rendere la legislazione europea sugli aiuti statali ancora più agile e flessibile nel tempo, in modo che gli investitori sappiano fin da subito quali aiuti possono aspettarsi. Dobbiamo anche rafforzare le condizioni quadro per gli investimenti in Europa nel suo complesso. Per esempio, occorrono procedure amministrative e di approvazione accelerate, quando si tratta di tecnologie chiave per la trasformazione. La presidente della Commissione europea ha formulato in merito proposte importanti, che vanno nella giusta direzione. Tutti i Paesi europei devono affrontare queste sfide per essere in grado di approfittare della crescita futura».

Sulla riforma del patto di Stabilità e crescita, il ministro delle Finanze tedesco ha espresso una posizione negativa sulla proposta della Commissione, basata sui cosiddetti percorsi differenziati di rientro. Scholz spiega: «Il governo tedesco ha avanzato fin dall’inizio proposte costruttive e ha reagito in modo differenziato alle considerazioni della Commissione europea. L’importante è che tutti i cittadini abbiano la certezza che il loro Stato continuerà a essere in grado di agire e a mostrare solidarietà anche in tempi di crisi. Ciò richiede stabilità fiscale, regole chiare rispettate e un quadro comune trasparente. Non si tratta di condurre espressamente singoli Stati in una crisi di austerità, ed è per questo che da ministro delle Finanze ho contribuito a proporre il fondo di ricostruzione affinché l’intera Europa possa superare la crisi. Ora nei colloqui con i partner comunitari, si tratta di garantire la crescita, la sostenibilità del debito e gli investimenti, in modo che la trasformazione delle nostre economie nazionali abbia successo».

Scholz è anche sostenitore del voto a maggioranza alla politica estera e di difesa nella Ue. «Ho più volte sottolineato che l’Europa — soprattutto nella prospettiva dell’ampliamento — deve diventare più capace di agire, sia verso l’esterno che verso l’interno, anche attraverso meccanismi decisionali più efficienti», spiega. «Un’Ue allargata dev’essere un’Ue riformata! In particolare, abbiamo bisogno di più decisioni del Consiglio a maggioranza qualificata in politica estera e fiscale. Continuerò a fare opera di persuasione per convincerli di questo! Non è l’unanimità, non è l’accordo al 100% in tutte le decisioni a creare la massima legittimità democratica possibile! Al contrario, sono invece la promozione e la lotta per le maggioranze e le alleanze che ci contraddistinguono come democratici. La ricerca di compromessi che tengano conto anche degli interessi della minoranza, è esattamente ciò che intendiamo per democrazia liberale».

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