La mala elecciónPer la prima volta la sinistra spagnola corre unita, ma potrebbe non bastare

In vista delle elezioni di luglio, Sumar, guidato dalla ministra del Lavoro Yolanda Díaz, compatta a fatica le forze progressiste esterne al partito di Pedro Sánchez. Nel frattempo, il Partido Popular cambia idea sull’estrema destra Vox, generando controversie

Lapresse

A poco più di un mese dalle elezioni generali, i partiti spagnoli si affannano a stringere coalizioni. Dopo dieci giorni di complicate negoziazioni, Sumar, la piattaforma politica della ministra del Lavoro Yolanda Díaz, è riuscita a riunire le quindici formazioni che si posizionano a sinistra del Partito socialista del presidente Pedro Sánchez, non senza provocare qualche scontento.

Dall’altro lato dello spettro politico, il Partido Popular (Pp, centrodestra) sta stringendo accordi con il partito di estrema destra Vox in numerosi comuni e regioni, tra cui la Comunità Valenciana, dove la coalizione ha già annunciato misure controverse sul plurilinguismo, sulla memoria del franchismo e sulla violenza di genere.

«La Spagna voleva che ci tenessimo per mano. Ci ha chiesto di arrivare a un accordo e lo abbiamo fatto», ha dichiarato Yolanda Díaz venerdì scorso, precisando che la sua coalizione non vuole spianare la strada a un eventuale terzo governo Sánchez, ma vincere le elezioni compattando il voto dell’elettorato di sinistra di fronte all’avanzata della destra e dell’estrema destra. Le dichiarazioni di Díaz glissano però su un nodo fondamentale e parzialmente irrisolto: l’esclusione dalle liste della ministra dell’Uguaglianza ed esponente di Podemos Irene Montero, sulla quale la stessa leader di Sumar ha messo il veto.

A tre anni dall’entrata in parlamento tra le file di Podemos, Irene Montero è una delle figure più contestate della politica spagnola. Come ministra dell’Uguaglianza ha promosso numerose riforme, tra cui la Legge per la Garanzia Integrale della Libertà Sessuale, la cui approvazione ha portato a una completa riformulazione dei reati sessuali. Montero non aveva previsto però che l’attuazione di questa legge avrebbe portato a ridurre le pene di più di mille persone condannate per reati sessuali, un effetto collaterale che in Spagna ha provocato grandi dibattiti politici e sociali.

La decisione di Díaz di escludere Montero dalle liste della coalizione ha lasciato Podemos con l’amaro in bocca. «Abbiamo tempo fino a lunedì 19 giugno per registrare le liste, quindi è una decisione che può essere rettificata», ha affermato la portavoce di Podemos Isa Serra, che ha definito l’esclusione di Montero non solo un «errore politico, ma un terribile messaggio per la società». Nonostante il malumore di Podemos, è molto difficile che Díaz torni sui suoi passi: Podemos, il partito di sinistra nato in seguito alle proteste del 2011 e alleato di governo del Partito socialista dal 2020, ha avuto risultati pessimi alle scorse elezioni comunali e regionali, mentre la popolarità della ministra del Lavoro non fa che aumentare grazie alle cifre da record dei dati sull’occupazione in Spagna (20,8 milioni di occupati a maggio). A livello più profondo, Montero e Díaz rappresentano poi due modi opposti di fare politica: «La prima cerca il conflitto, la battaglia e le maniere forti. La seconda preferisce modi più delicati, il sorriso permanente e stringere accordi», spiegano Carlos E. Cué e Isabel Valdés in un’analisi pubblicata su El País.

Dopo quasi otto anni di egemonia di Podemos, la coalizione capitanata da Sumar apre una nuova tappa nella storia dei partiti che si collocano a sinistra del Partito socialista, basata sul dialogo tra le formazioni politiche e sulla concretezza dei temi: il nuovo programma della coalizione non è ancora stato presentato ufficialmente, ma Díaz ha già fatto sapere che avrà una forte componente economica, legata soprattutto alla lotta all’aumento del costo della vita e alla tassazione delle grandi fortune, ma anche sociale e ambientale.

Diversamente da quanto aveva affermato fino a poche settimane fa, anche il leader del Partido Popular Alberto Núñez Feijóo si sta affrettando a stringere alleanze con Vox per concretizzare i risultati favorevoli ottenuti alle elezioni locali di fine maggio, senza neanche fare un tentativo di governare solo per distanziarsi dall’estrema destra. «Nella Comunità Valenciana, Vox è stato determinante ed è stato votato da molte persone», ha tagliato corto Feijóo mercoledì scorso, difendendo il patto che porterà Vox e Pp a governare nella quarta regione più popolosa del Paese. «Avevamo una sola condizione: non ci sembrava ragionevole che al governo entrasse una persona condannata [per aver maltrattato la moglie]. E Vox ha accettato», ha aggiunto Feijóo, difendendo l’esclusione di Carlos Flores, candidato di Vox condannato nel 2001 a un anno di carcere per violenza psicologica ai danni dell’ex-moglie.

Il patto firmato da Pp e Vox per governare la Comunità Valenciana contiene cinquanta misure che potrebbero essere un assaggio delle conseguenze della vittoria della destra alle elezioni del 23 luglio e di un eventuale governo di coalizione sostenuto dall’estrema destra. Tra le più discusse, l’eliminazione della legge sul plurilinguismo, che dal 2018 permette agli istituti educativi di adattare la lingua dell’insegnamento al contesto linguistico locale (con un minimo del venticinque per cento delle lezioni in castigliano e del venticinque per cento in valenciano), l’abolizione della legge locale sulla memoria storica, che forniva aiuti e sostegno alla ricerca, localizzazione, esumazione, identificazione e censimento delle vittime del franchismo e la promozione di nuove politiche «per eradicare la violenza intrafamiliare, specialmente quella che colpisce donne e bambini, garantendo l’uguaglianza tra tutte le vittime», secondo il testo del patto. Vox non riconosce infatti l’esistenza della violenza di genere, un tipo di violenza che colpisce le donne in quanto donne, e si sforza quindi di imporre un nuovo termine che si riferisce in maniera più generica agli episodi di violenza tra membri della stessa famiglia.

La dirigenza del Partido popular ha già manifestato il suo scontento di fronte alle scelte affrettate di Feijóo per il governo della Comunità Valenciana, concentrandosi soprattutto sulla nomina alla vicepresidenza dell’ex torero Vicente Barrera. «La lotta di Vox per rivendicare la tradizione taurina – oggi in grande decadenza – all’interno del suo programma nostalgico ha intrappolato il Pp, che salta sul carro dell’ideologia di estrema destra per cacciare il più velocemente possibile la sinistra», ha commentato la giornalista Berna González Harbour nella newsletter di El País, arrivando alla conclusione che per il Pp e Vox «la nuova Spagna è la vecchia Spagna».

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