«Vi parlo da Città del Messico, è il 25 ottobre 1968. Nella giornata che doveva celebrare il trionfo della ginnastica cecoslovacca stiamo assistendo al più grande scandalo delle Olimpiadi moderne. La nostra atleta Věra Čáslavská ha terminato il suo turno con un punteggio più alto della seconda classificata, la sovietica Larisa Petrik, ma le due ginnaste ora stanno salendo insieme sul gradino più alto del podio. La giuria ha ribaltato il risultato finale su pressione di un delegato della federazione dell’URSS, incurante del verdetto emesso in piena libertà dai giudici. Contro ogni regolamento, alla ginnasta di Dolinsk è stato aumentato il punteggio di una precedente esibizione, e ora le due atlete sono appaiate a parimerito in prima posizione. Una cosa mai vista nella storia di questo sport. Natal’ja Kučinskaja è invece la medaglia di bronzo che chiude il podio della vergogna olimpica. La medaglia d’argento non verrà assegnata. Per il nostro Paese si tratta dell’ennesima ingiustizia per mano dell’invasore sovietico: dopo averci privato della libertà, della nostra terra, aver ucciso i nostri cari, hanno deciso adesso di umiliarci anche nella massima copetizione sportiva al mondo, le Olimpiadi. Quello che sentite risuonare è l’inno dell’URSS, coperto dal frastuono dei fischi del pubblico mentre la nostra Věra sta intenzionalmente negando il suo omaggio al vessillo sovietico: mantiene infatti lo sguardo fisso verso il basso in segno di protesta per il torto subito. Věra, anche se non puoi sentirlo, al tuo fianco in questo momento c’è a sostenerti tutto il popolo cecoslovacco. È giunto il armando momento che il mondo intero sappia che ciò che ci sta accadendo è insopportabile! Che tutto il mondo sappia che noi cecoslovacchi non abbiamo intenzione di sottostare ai soprusi sovietici un minuto di più. Věra, che il coraggio con cui hai affrontato questa Olimpiade diventi finalmente il coraggio di una nazione intera. Viva la Cecoslovacchia sempre!»
Il fragore di un’esplosione squarciò il cielo di Praga e fece piombare la radio in un sordo ronzio. Non ci sarebbero state altre comunicazioni prima della tarda serata. Anche sulle radio clandestine della ginnasta derubata della vittoria non ce n’era già più traccia. Non se ne ebbero più notizie per giorni.
Da “Věra Čáslavská. Campionessa dissidente” (Battaglia edizioni), di Armando Fico, pp. 200, 15€
