Finto pragmatismoLa Cdu non esclude più un dialogo con l’estrema destra (forse)

Il segretario dei cristiano-democratici Friedrich Merz aveva fatto sapere che a livello comunale è possibile una collaborazione con AfD. Poi ha ritrattato. Ma l’argomento adesso è tema di discussione, almeno quanto l’idoneità di Merz al suo ruolo

AP/Lapresse

Dimezzare Alternative für Deutschland: questo era uno degli obiettivi che si era prefissato Friedrich Merz all’indomani della sua elezione a segretario della Cdu, nel 2021. In effetti, il profilo di Merz poteva apparire idoneo al compito: fautore di ampie libertà per il mondo delle imprese e fortemente conservatore sul piano sociale, non erano in pochi a ipotizzare un graduale drenaggio di elettori dal partito di estrema destra a una nuova Cdu, diversa da quella centrista di Merkel ma comunque all’interno dell’arco costituzionale.

Due anni dopo, però, la situazione è molto diversa, e la questione AfD sta facendo discutere la Cdu e la Germania dopo alcune dichiarazioni recenti di Merz. Da mesi, il partito – pur primo nei sondaggi – fatica a dettare l’agenda politica, e il suo leader convince poco la stessa base elettorale. A capitalizzare il consenso dell’elettorato scontento del governo è proprio AfD, ormai attorno al venti per cento nei sondaggi: una crescita mai vista prima per l’estrema destra tedesca, che è recentemente riuscita persino a vincere due piccole elezioni locali (quelle per il sindaco, a Raguhn-Jeβnitz, e quelle per il Landkreis, a Sonneberg).

Tuttavia, l’aumento dei consensi rischia di rivelarsi inutile a AfD: in Germania, infatti, è tradizionalmente attivo un cordone sanitario verso l’estrema destra, con tutti i partiti che rifiutano di dialogarvi per negarle ogni spazio di agibilità politica e ogni potenziale ingresso in maggioranza, a ogni livello. La Cdu finora non ha fatto eccezione, ma la situazione potrebbe cambiare.

Qualche giorno fa, intervistato dalla Zdf, Merz ha ricordato di aver ribadito di recente la linea del partito, di rifiuto di una cooperazione con AfD a livello europeo, nazionale e nei singoli Länder, ma ha fatto notare di non aver parlato del livello comunale, dove ha fatto intendere che, invece, una cooperazione è possibile. «I divieti sui partiti non portano alla risoluzione di un problema politico», ha detto Merz, affermando come «nei parlamenti comunali vanno trovati modi per lavorare insieme per la città o la provincia». Ha poi rincarato la dose bollando come «un’iniziativa personale» la mozione di un deputato cristiano-democratico al Bundestag, Marko Wanderwitz, in cui si esplicitava il divieto di collaborare con l’estrema destra.

Le reazioni sono state immediate, data la potenziale novità nella linea della Cdu rappresentata dalle parole di Merz: il sindaco di Berlino Kai Wegner ha subito escluso che il partito possa collaborare con chi fomenta «odio, esclusione e divisione», mentre Markus Söder, presidente della Baviera e leader della Csu, strutturale alleata della Cdu, ha fatto sapere che per il suo partito ogni forma di cooperazione con l’estrema destra è esclusa. Dichiarazioni analoghe sono presto arrivate da moltissime figure del partito, nazionali o locali.

Dopo qualche ora, lo stesso Merz è stato costretto a tornare sul tema, dichiarando che la linea della Cdu «rimane invariata» e quindi «non c’è collaborazione con AfD nemmeno a livello comunale». Ormai, però, il danno era fatto, e la questione assumeva sempre più risalto nel dibattito politico e giornalistico: come ha scritto Sebastian Huld in un editoriale su Ntv, «chi dodici ore dopo un’intervista importante deve ritrattare ciò che ha detto, ha cannato l’intervista».

In effetti, nelle ore successive, anche la Frankfürter Allgemeine Zeitung, quotidiano vicino alla Cdu, ha fatto notare in alcuni commenti l’incoerenza di fondo della posizione di Merz, passato dal descrivere la Cdu come una «porta ignifuga» (brandmauer) contro l’estrema destra a un’apertura basata su un cavillo interpretativo delle proprie precedenti dichiarazioni.

Michael Kretschmer, presidente cristiano-democratico della Sassonia, ha provato a contestualizzare e restringere la portata delle parole di Merz in un’intervista alla Faz, rifiutando un dialogo strutturale nazionale con Alternative für Deutschland ma affermando che nei parlamenti locali i voti potrebbero convergere a causa di un «approccio pragmatico» su questioni su cui non è possibile dire «votiamo no perché AfD vota si». L’intervista, però, è sembrata di fatto un riproporre, in maniera più cauta, le argomentazioni del segretario.

In effetti, l’apertura a AfD, ritrattata poco dopo, è destinata a far discutere ancora i cristiano-democratici, non solo in termini di linea politica a breve termine, ma anche attraverso un confronto tra diverse correnti e sensibilità nel partito. Il dibattito, nei prossimi giorni, potrebbe dunque trasferirsi nelle sedi più interne. Guardando al polverone sollevato dall’intervista di Merz, però, e considerando lo scarso gradimento mostrato verso il segretario dagli stessi elettori del partito, non è assurdo ipotizzare che la discussione, più che il dialogo con l’estrema destra, inizi presto a riguardare l’idoneità di Friedrich Merz al ruolo di guida della Cdu.

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