WestpolitikLa ritrovata intesa tra Germania e Stati Uniti sull’Ucraina

Dopo mesi di incomprensioni, Washington e Berlino hanno ribadito insieme il sostegno a Kyiv, fissando però dei punti fermi sul suo ingresso nella Nato. Una vittoria della linea dei membri storici del Patto atlantico rispetto ai nuovi componenti dell’Est Europa

LaPresse

Se il vertice Nato conclusosi a Vilnius verrà ricordato soprattutto per la chiarezza con cui si è fatto intendere all’Ucraina che per aderire al Patto Atlantico ci sarà ancora da aspettare, è altrettanto interessante notare la comunione sul tema mostrata da Stati Uniti e Germania. Di fronte alle pressioni di chi, come la Lituania e in generale i Paesi dell’est Europa, chiede da tempo di sciogliere le riserve per l’adesione di Kyjiv alla Nato, e sperava in Vilnius come momento chiarificatori su tempi e modalità, Washington e Berlino hanno interpretato il ruolo dei componenti cauti e, per certi versi, conservatori dell’alleanza. Il risultato, come abbiamo visto, è stato un summit in cui si è ribadita in maniera chiara la volontà di continuare a fornire sostegno a Kyjiv contro l’invasione russa, senza però sbilanciarsi sull’ingresso effettivo nella coalizione. Una posizione su cui, come è ovvio, Volodymyr Zelensky, presente a Vilnius, ha espresso critiche, affermando come l’evitare di menzionare apertamente l’adesione di Kyjiv può voler dire solo che la questione è considerata un potenziale oggetto di trattativa con la Russia, finendo con l’alimentare la strategia di Mosca. 

In realtà, però, la linea tenuta da Washington e Berlino rivela una serie di questioni interessanti e significative. Prima fra tutte, un ritrovata intesa tra i due Paesi sull’Ucraina, non scontata se consideriamo i diversi approcci e le diverse posizioni che le due parti hanno tenuto nell’ultimo anno e mezzo, dal Nord Stream 2 (già da prima dell’invasione) fino all’invio di armi e carri armati durante il conflitto. 

La posizione era già stata anticipata da un incontro tenutosi la settimana scorsa tra Biden e Scholz, dove era emersa chiaramente la volontà di guadagnare tempo sulla questione dell’ingresso di Kyjiv nella Nato. In quell’occasione, infatti, Biden aveva dichiarato che un voto sul tema durante il vertice della settimana successiva sarebbe stato «prematuro», perché l’adesione richiede «una serie di parametri» tra cui «la democratizzazione». Il riferimento a parametri da rispettare e, soprattutto, alla democrazia aiuta a comprendere meglio la questione: l’invasione russa ha rivitalizzato un’alleanza che andava abituandosi a percepirsi come stagnante (non a caso Macron, solo nel 2020, l’aveva definita «morta cerebralmente») e che ha ritrovato, rapidamente ma con tutte le difficoltà del caso, la sua ragion d’essere. 

Nel mutato contesto, però, è inevitabile che ogni nuova adesione venga vagliata non solo nel rispetto formale dei requisiti, ma anche nella sua opportunità politica (anche guardando agli equilibri interni della coalizione), ed è evidente che sotto questo profilo un Paese come l’Ucraina presenta più aspetti problematici di quanto avvenuto con la Finlandia. 

In questo senso, la posizione uscita dal summit di Vilnius registra soprattutto la nuova auto-percezione dell’alleanza, più che significare la volontà di chiudere le porte all’Ucraina. Se prima dell’invasione, però, si poteva ventilare l’ingresso di Kyjiv senza una precisa indicazione temporale (come è avvenuto nel 2008), oggi il tema appare troppo spinoso per trattarlo con leggerezza, e non solo per l’ovvia constatazione che l’ingresso di un Paese in guerra nell’alleanza trascinerebbe nel conflitto ogni altro contraente, ma soprattutto perché, anche a guerra finita, l’adesione di un nuovo partner va ponderata. 

L’intesa tra Stati Uniti e Germania, quindi, sembra mandare anche un segnale sugli equilibri interni alla Nato: nonostante il conflitto in Ucraina abbia dato nuova voce e protagonismo ai membri ex-Urss, che vedono nell’accoglimento di Kyjiv una loro priorità, prevale alla fine la linea dei membri storici del Patto.  La prospettiva di un’entrata nella Nato dell’Ucraina non è abbandonata, ma a Vilnius gli Stati Uniti e la Germania hanno fissato una serie di punti fermi (tanto all’esterno quanto all’interno della coalizione) e hanno ricostruito un dialogo tra loro dove, ormai da tempo, si notavano incomprensioni e differenze di priorità. 

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