Oggi c’è biancuriSotto la pelle di Didyme, la regina dell’arcipelago delle Eolie, scorre vita vera

Una panoramica della più florida delle isole siciliane, Salina, alla scoperta del suo genius loci e di quelle personalità che ne stanno scrivendo il presente

La più verde di tutte le Eolie, forse la più sofisticata, quella con i fiori coloratissimi e giganti e il profumo fresco dell’aria. Salina è una di quelle isole capaci di rubarti un pezzetto di mente, di anima, di catturare anche il più recondito tratto melanconico di personalità per ancorarlo a sé.

A differenza delle altre sorelle nell’arcipelago, riunite sotto il comune di Lipari, Salina ha scelto di fare di testa sua e spaccarsi addirittura in tre comuni diversi: Santa Marina, Malfa e Leni. I sei vulcani ormai inattivi ne plasmano l’immagine, la geologia e la costa, rendendola un territorio con climi e microclimi estremamente variegati e una molteplicità di paesaggi inaspettata. Boschi di faggi, pini, pini marittimi, fichi d’india, cappereti sparse, vigneti, uliveti, alberi da frutto e orti. Non manca nulla.

Il boom economico di fine Ottocento vide la Malvasia delle Lipari determinare fin da subito l’economia dell’isola, luogo votato alla viticoltura, al lavoro nella terra, casa di agricoltori e coltivatori. Questa identità (e la cultura che ne è derivata) è stata portata avanti nei secoli con intensità e orgoglio fino allo stop improvviso causato dall’arrivo in Europa e in tutto il mediterraneo dell’insetto della fillossera. A Salina arriva nel 1891-1892 come un fulmine a ciel sereno fermandone economia e crescita economica. Si devono aspettare gli anni Cinquanta, la ripresa delle attività agricole insieme ai primi accenni di turismo, facilitati anche dalle grandi produzioni cinematografiche firmate dai grandi Fellini, Rossellini, Anna Magnani. L’isola infatti, che era passata da 10.000 abitanti a 2.500, torna ad essere cercata e desiderata e diventa un luogo di ritrovo e vacanza in primis proprio per gli attori e professionisti coinvolti nei film.

Alcuni siciliani e personaggi popolari italiani acquistano case e ristrutturano ruderi, ma questo non cancella né muta l’aspetto ruvido e spartano emblematico di Salina. Le costruzioni sono chiare, spesso bianche o pastello e con i tetti piatti pronti a fungere da cisterne di raccolta dell’acqua durante la brutta stagione. Tutti cercano un affaccio sul mare, una terrazza da cui affacciarsi sull’infinito orizzonte e ancora oggi, coperti con semplici cannettati e delimitati da colonnati rotondeggianti, i terrazzi di Salina sono quanto di più poetico possiate ammirare sull’isola. «Il lusso vero: guardare il mare senza ostacoli davanti agli occhi».

Dal 2002, Luca Caruso (1980) dirige uno degli indirizzi in assoluto più radicati sull’isola, tempio di ospitalità a vocazione familiare, dimora dall’architettura emblematica e romantica: il Signum. Non solo per il suo essere un boutique hotel che ospita all’interno un ristorante stellato, ma per la natura di luogo di incontro, di “segno” verso lo straniero, di amicizie, di ritrovamenti amichevoli e professionali, di chiacchiere e confronto. Una casa sempre aperta, un vero borgo a più terrazzamenti, che avanza con classe come una grande signora. Dopo il Signum, sono arrivate diverse altre strutture a quattro o cinque stelle quali Hotel Ravesi, Regina Isabel, Punta Scario, ma questo resta il luogo in assoluto in cui il carisma dell’isola si fa cuore pulsante e insieme dettaglio stilistico.

La terrazza dell’Hotel Punta Scario – courtesy Hotel Punta Scario

L’architettura tipica del posto, il color giallo malvasia dei muri, il suo ventaglio di ambienti interni ed esterni,  le aree particolarmente discrete in cui si articola, ne fanno un hotel elegantemente integrato nella fibra di Malfa, silenzioso nonostante il suo via vai e contemporaneamente meta di charme. I tavolini di ferro battuto e i cuscini color mattone del bistrot ricordano i patio degli hotel particulier della Costa Azzurra.

La terrazza bistrot dell’Hotel Signum – foto di Giò Martorana

La vegetazione florida e fiorita conferisce un tocco di esotismo quasi da riserva tropicale, accentuato dai profumi e dagli aromi che rendono l’aria buona. È qui che ogni anno si tiene una delle tappe del progetto gastronomico e culturale Care’s Ethical Days fondato da Norbert Niederkofler e da Paolo Ferretti ed è qui che Martina Caruso, executive chef del Ristorante Signum, ha perfezionato una proposta gastronomica di livello e personalità, femminile e territoriale.

Martina Caruso, executive chef Ristorante Hotel Signum, una stella Michelin – courtesy Giò Martorana

Dopo la difficile riapertura nel 2020, post pandemia, Luca Caruso  e la sua compagna Natascia Santandrea – ristoratrice dell’ormai archiviato ma pur celebre ristorante toscano La Tenda Rossa  – danno la nascita a Eolia, un progetto di produzione vinicola indipendente legato indissolubilmente a Salina.

Partiti con due ettari soltanto «e nemmeno le forbici per potare la vite!», questa giovane start up conta oggi tredici parcelle sparse tra Malfa e Valdichiesa e un totale di quasi sei ettari di area vitata. Da questa frammentazione, tipica di diversi produttori isolani, ne deriva un approccio di micro-vinificazione legato alle diverse esposizioni, alle correnti di venti, suoli, altitudini, vicinanza al mare delle singole vigne. Bernardo Ciriciofolo, ventotto anni, umbro, è il giovane (ed entusiasta) enologo che, grazie anche alla consulenza di Donato Lanati e del gruppo Enosis, è riuscito in soli tre anni a raggiungere ottimi risultati, spingendosi per la prima volta quest’anno a una distribuzione internazionale (anche se molto ridotta per via dell’esiguo numero di bottiglie realizzate).

Per chi sceglie questa come destinazione è bene annotarsi che non vi sono particolari spiagge, né stabilimenti, né luoghi attrezzati in cui fare un turismo ordinario (fortunatamente). I motorini non si legano, le porte delle case restano aperte, i bambini giocano in strada – sì, li vedi ancora giocare a pallone come accadeva vent’anni fa in paese -, chi vende il pane è un panettiere, chi il pesce una pescheria. Se l’isolano si dimostra in prima istanza schivo, in realtà dietro questa timidezza apparente c’è un’umanità toccante. Salina è un’isola carica, una terra rustica, ricca di storie da raccontare e di isolati determinati a rileggerne continuamente il territorio e i prodotti, a far conoscere le bellezze celate e ancora da valorizzare.

Affittare una barca per esplorare l’isola è il modo migliore per godersi il mare e nel scegliere con chi trascorrere la giornata vi suggeriamo di affidarvi a Elena e Antonello, anime di BluSalina. Figlio di pescatori isolani lui, romana e fuggita a Salina negli ultimi dieci anni lei, i due offrono una combinazione di racconto storiografico e sociale dell’isola grazie agli studi e alle competenze di Elena, intercalato da nuotate, birrette, lezioni di pesca e snorkeling. A quanto pare Antonello è anche un ottimo cuoco ma, per il momento, non ci è dato saperlo con certezza! Tornati a terra potete concludere il vostro momento formazione con una visita al simpatico Museo Eoliano dell’Emigrazione, a Santa Marina.

La giornata non è ancora finita perché verso sera ci si appresta a guardare il tramonto e nonostante ci siano tante validissime terrazze, non tutte hanno la giusta esposizione. Senza ombra di dubbio la Baia di Pollara, un posto come la punta di Prà Venezia o l’Agriturismo Il Cappero sono tutte postazioni particolarmente votate a godersi il sole che scende sull’orizzonte, rosso infuocato. Dall’altra parte dell’isola, con vista ma senza tramonto, si possono degustare i vini di Antonino Caravaglio di cui parleremo presto, produttore storico di Malfa con una cantina e una vista da fare invidia a molti, o l’incredibile cocktail bar a picco sul mare di Capofaro Locanda & Malvasia.

Salina è un’isola ricca di interpretazioni, capace di stregarti non con un canone di bellezza ordinario ma per il suo essere poetica e simbolica, storica e potente, aspra quanto occorre ma accomodante. Una cosa è certa: sarà l’isola a scegliere voi (forse) e non viceversa.