Estate in pausa Per capire il riscaldamento globale bisogna anche guardare l’erba dei vicini

Le basse temperature stanno risvegliando, dopo un breve sonno, negazionisti e riduzionisti. Avere freddo in maglietta dopo settimane di caldo rovente può (comprensibilmente) destabilizzare, ma è proprio qui che entrano in gioco due distinzioni essenziali – meteo e clima, locale e globale – per orientarsi in questa confusione

LaPresse

«E il riscaldamento globale che fine ha fatto?!». Come da pronostico, sui social proliferano i commenti di negazionisti o riduzionisti climatici sotto le notizie sul calo di temperature che, come effetto di una perturbazione, rinfrescherà un’Italia ancora sconvolta dagli anticicloni Cerbero e Caronte.

Fino all’inizio della prossima settimana, il termometro segnerà fino a dieci gradi in meno rispetto ai valori tipici del periodo: un’anomalia negativa (“negativa” perché la temperatura scende) in un certo senso sconvolgente, considerando la violentissima ondata di calore (legata ai cambiamenti climatici) che ci siamo appena lasciati alle spalle. Tuttavia, l’attuale “pausa estiva” è un gancio perfetto per sottolineare la differenza tra meteo e clima e capire quanto il riscaldamento globale sia un fenomeno esteso, complesso e, appunto, riferito a una tendenza non locale.

Una breve parentesi fresca
«La perturbazione di questi giorni, che riguarderà anche le Regioni meridionali, avrà due effetti principali: temporali di forte intensità e calo delle temperature. Queste scenderanno progressivamente perché la perturbazione trascinerà con sé una massa d’aria più fresca di quella che, attualmente, sta riguardando il nostro territorio. Non siamo abituati a perturbazioni così bene organizzate nel periodo estivo. Di solito, infatti, è più frequente una situazione di instabilità atmosferica dovuta a temporali intensi, localizzati e improvvisi», spiega a Linkiesta Serena Giacomin, climatologa, meteorologa e presidente di Italian climate network. 

La sensazione di fresco, sottolinea Giacomin, sarà «accentuata anche dai venti del maestrale, che tenderanno a intensificarsi e faranno percepire questa condizione un po’ anomala per il periodo». Vedere le massime di giornata sotto i 26-25 gradi può risultare a tratti frastornante, soprattutto dopo un periodo di caldo estremo e feroce dibattito sulla crisi climatica. 

Ma è proprio in questi casi che bisogna aggrapparsi alla scienza e comunicare nel modo giusto, senza sensazionalismi e titoloni. L’obiettivo non è zittire i negazionisti, ma orientare i cittadini comprensibilmente confusi da questa situazione: «La percezione vince sempre sul dato. Vivere una fase con otto gradi in meno rispetto alle temperature tipiche di inizio agosto può far sorgere qualche dubbio», ammette Giacomin. 

Quella che stiamo vivendo in questi giorni è una parentesi molto breve, che non riguarda nemmeno tutto il continente europeo. Un fenomeno meteorologico come questo non stabilisce una tendenza climatica, testimoniata ad esempio dai continui record negativi legati al caldo: quello del 2023 è stato il giugno più bollente di sempre, mentre luglio 2023 – stando ai dati Copernicus e Wmo delle prime tre settimane – potrebbe rivelarsi il mese più caldo mai registrato sulla Terra. Quando António Guterres, segretario generale dell’Onu, parla di «ebollizione globale», si riferisce a un’ampia tendenza climatica ormai ben delineata e confermata da eventi estremi sempre più frequenti, intensi e lunghi. 

A luglio, le ondate di calore non hanno coinvolto solo l’Europa, ma anche molte zone dell’Asia (la Cina ha stabilito un nuovo record nazionale di temperatura, pari a 52,2 gradi) e in gran parte del Nord America. I numeri definitivi riferiti al mese scorso dovrebbero arrivare l’8 agosto, giorno in cui, tra le altre cose, gli attivisti climatici di Ultima generazione incontreranno Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. 

Distinguere meteo e clima per orientarsi in questo disordine
«La meteorologia risponde alla domanda: “Che tempo c’è?”. La climatologia, invece, alla domanda: “Che condizioni meteorologiche ci aspettiamo?”. Il fatto di attendersi una condizione meteorologica è stabilito da un range di dati di almeno trent’anni», dice Serena Giacomin. 

Il fresco e i temporali di questi giorni, quindi, si riferiscono alla sfera meteorologica. Secondo l’esperta, «la bolla d’aria di anomalia negativa è abbastanza ampia. In Europa, però, rimangono fuori la penisola iberica, che ha temperature intorno ai 38 gradi, la Turchia con temperature intorno ai 40 gradi e il nord della Finlandia. Qui, nei pressi del settantesimo parallelo nord, ci sono addirittura 26 gradi». Mentre in alcune zone d’Italia le temperature massime scenderanno sotto i 25-26 gradi, a Siviglia – per fare un esempio – sono previsti picchi di 44-45 gradi. 

Giacomin insiste sull’importanza di «guardare anche l’erba del vicino» e capire bene la differenza tra locale e globale, perché il cambiamento climatico di origine antropica si calcola anche esaminando le temperature medie riferite a ogni continente: «Il fatto che ci siano delle fluttuazioni locali e temporali non è determinante sotto quell’aspetto», aggiunge l’esperta. Non può essere sempre tutto allineato con la tendenza climatica in atto. 

Sembra quasi un paradosso, ma le anomalie di temperatura sono perfettamente normali. Non lo è, invece, la tendenza a registrare continuamente picchi estremi: «Recentemente il termometro ha segnato anche quindici gradi in più rispetto alla media. È l’estremizzazione di cui tanto si parla. Le anomalie negative possono accadere perché il cambiamento climatico prevede proprio l’effetto altalena, ma di solito è più frequente l’anomalia positiva», racconta Serena Giacomin. 

Al termine di questa parentesi fresca, le temperature torneranno a salire e il dibattito sulla crisi climatica toccherà nuovi livelli. La cultura meteorologica italiana è molto acerba, quindi i sensazionalismi (e le fake news) trovano terreno fertile e sovrastano l’oggettività degli esperti. Il dibattito scientifico sulla crisi climatica è chiuso da tempo: secondo un’analisi di novantamila studi sul tema, effettuata dalla Cornell university, il consenso attorno al climate change mette d’accordo il 99,9 per cento dei climatologi del mondo. 

Rimane però aperto un dibattito mediatico ricco di confusione. Quest’ultima, mischiata alle preoccupazioni dei cittadini, offusca la reale portata dei fenomeni e degli allarmi: «Non si sa comprendere nemmeno un’allerta meteorologica. Si sbaglia tanto, anche ad alti livelli. Quando senti parlare di allerta arancione, gialla o rossa, non è un pericolo meteorologico, ma l’allerta d’impatto della Protezione civile nazionale che lavora sul dissesto idrogeologico e, quindi, sul livello di impatto sul territorio. Dopo l’alluvione in Emilia-Romagna ci sono stati giorni di allerta rossa anche se c’era il sole: cosa può venir fuori da un pasticcio del genere?», si chiede, un po’ sconsolata, Serena Giacomin. 

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