Game changerI primi dieci gloriosi anni di GTA V

“Grand Theft Auto V” ha segnato varie epoche diventando un termine di paragone implicito per tutti gli studi di videogames che si approcciano al mondo degli open world

GTA V

Il 17 settembre 2013 un anticipatissimo “Grand Theft Auto V” compariva sugli scaffali dei negozi (che all’epoca erano più numerosi, oggi il settore del gaming sta per smaterializzarsi). In dieci anni, gli sviluppatori di Rockstar hanno venduto un numero impressionante di copie, tale da rendere “GTA V” la seconda opera multimediale interattiva più di successo di sempre – centoottanta milioni di copie, secondo gli ultimi dati di maggio. Al primo posto c’è “Minecraft”.

Entrambi sono videogiochi terribilmente popolari, ma la saga di “Grand Theft Auto”, nelle sue varie iterazioni, ha segnato più epoche. Quello di “GTA” è stato, più o meno dai tempi di PS2, il primo disco da acquistare non appena si portava a casa la console. E lo è ancora, come dimostra la migrazione di “GTA V” da PlayStation 3 e Xbox 360 a PlayStation 5 e Xbox Series S e X, passando per PlayStation 4 e Xbox One. La trasversalità rispetto alle generazioni degli hardware è una delle ragioni che ha permesso a “GTA V” di riaffacciarsi puntualmente nelle classifiche dei videogiochi più venduti. Un altro motivo del successo è la modalità online. Inizialmente zoppicante, è stata implementata fino a diventare qualcosa di più di un gioco, cioè un ecosistema, una scenografia digitale in cui è possibile far accadere delle cose. Diverse attività sono possibili in “GTA V” online, i giocatori interpretano un ruolo e si inventano delle sfide, dei minigiochi.

È facile (e doveroso) cantare le lodi di Rockstar e di quella che è probabilmente la sua proprietà intellettuale più famosa, ma se si allarga il contesto si nota che il peso specifico di “Grand Theft Auto” nel contesto del gaming non è più quello di una volta. Alcuni recensori hanno definito rivoluzionari “The Legend of Zelda: Breath of the Wild” e il sequel “Tears of the Kingdom”, “Death Stranding” ed “Elden Ring”. Questi giochi si discostano da una formula di mondo aperto e liberamente esplorabile codificata negli anni da “GTA” e dimostrano che l’esplorazione e le varie attività in-game possono essere organizzate sulla base di regole differenti.

A partire da “GTA III”, rilasciato nel 2001, si è iniziato a parlare di cloni di GTA, cioè videogiochi di genere azione-avventura ambientati in un mondo aperto all’interno del quale ci si muoveva a bordo di un veicolo, decidendo di seguire una tra le varie missioni disponibili, separate in secondarie o principali. Si tratta di una definizione problematica per una serie di motivi, ma che almeno dimostra quanto la serie Rockstar abbia fatto scuola, fino a rappresentare un termine di paragone implicito per tutti gli studi che volevano confrontarsi con formule di gioco più aperte. È ancora possibile osservare lo scheletro di “GTA V” in “Cyberpunk 2077”, del 2020, in particolare nel modo in cui gli sviluppatori hanno separato le attività, organizzandole attorno ad alcuni punti di interesse evidenziati in anticipo su una mappa: il giocatore passa da un segnaposto all’altro, sa come arrivarci e, in alcuni casi, cosa aspettarsi.

“The Legend of Zelda: Breath of the Wild” invece stabilisce fin da subito l’orizzonte degli eventi, ma tra l’inizio e la fine del viaggio c’è tutto il senso dell’avventura di Nintendo. Ogni giocatore viene lasciato libero di vagare e scoprire i punti di interesse, che non vengono segnalati tutti in anticipo. Passa in primo piano un mondo fitto di sorprese e responsivo, che incoraggia l’esplorazione. Lo scopo, in “Death Stranding”, è di cercare il percorso più agevole per spostarsi tra le città di degli Stati Uniti post-apocalittici: l’espediente è funzionale a rendere significativo ogni metro dei pendii aspri e scoscesi ispirati al paesaggio islandese. “Elden Ring” presenta un open world chiuso su se stesso, tortuoso e ostile al giocatore, il quale decide di affidarsi a quell’organismo sovraordinato che si chiama community. Decifrare le lande di “From Software” è un’impresa collettiva e il player è stato pensato, dai geniali sviluppatori dei souls, dotato di un secondo schermo: quello di uno smartphone, tramite il quale è possibile scambiare consigli con gli amici in chat, consultare gruppi Facebook dedicati o leggere la pagina Wiki.

“Breath of the Wild” e il sequel “Tears of the Kingdom”, “Death Stranding” ed “Elden Ring” hanno raccolto un grande successo di critica e nel complesso hanno stabilito nuove regole per far funzionare ciò che viene chiamato open world. Una strategia condivisa potrebbe essere stata quella di aver parzialmente “bendato” il giocatore, negandogli delle informazioni e una direzione precisa, catapultandolo in mondi aperti di qualità superiore e quindi più avvincenti. Il successo di “GTA V” ha avuto un piccolo effetto collaterale: non è mai passato così tanto tempo tra un capitolo e l’altro della serie. È risaputo che Rockstar è già al lavoro su “Grand Theft Auto VI”, anche per  una clamorosa fuga di notizie, ma sarà interessante capire a quale scuola faranno riferimento gli sviluppatori adesso che una nuova ricetta ha dimostrato di funzionare e non tutto può essere definito un “clone di GTA”.

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