L’argomento secondo cui gli ucraini magari non sono proprio tutti nazisti, ma quasi, e in ogni caso hanno un curriculum democratico così così, non è l’unico adoperato dal collaborazionismo pacifista a spiegazione, quando non proprio a giustificazione, della politica di massacro, di deportazione e di tortura messa in campo dai russi in attuazione dell’operazione speciale.
Ne esiste un altro, diciamo così speculare, che marcia unito verso il comune e duplice fine di dare addosso a quelli che resistono e man forte a quelli che li aggrediscono. Ed è questo: che chi aiuta gli ucraini – gli Stati Uniti innanzitutto, con i servi europei che ne assecondano i disegni imperiali – in realtà è completamente disinteressato alle sorti degli aggrediti, i quali semmai costituiscono la materia passiva e sacrificale degli esperimenti di riassestamento geopolitico in era post-bipolare.
L’obiettivo sarebbe bensì di tagliare ai russi quel che rimane delle loro grinfie, ma non perché queste hanno preso a scarnificare gli ucraini: anzi, il fatto che esista un popolo che si presta allo scopo, cioè a lavorare per procura, è solo la preziosissima occasione per istigarlo a farsi carne da cannone in vista di un risultato che con la libertà, con la sovranità e – figurarsi – con la democrazia del Paese attaccato non ha proprio nulla a che fare, e semmai risiede in quella diversa e detestabile prospettiva di allargamento e consolidamento dell’influenza atlantista.
Il guaio è che questa presunta analisi non funziona, o per meglio dire funziona solo per quello scopo giustificatorio. Perché fai pure che sia così, fai pure che yankee e soci asserviti mandino armamenti non per difendere il diritto degli aggrediti ma per molestare gli aggressori, e per molestarli non perché hanno aggredito gli ucraini, ma perché sono di molestia all’interesse occidentale: e allora?
Destituiamo di valore la resistenza dei partigiani comunisti italiani perché sparavano ai nazisti su delega sovietica e avrebbero volentieri fatto dell’Italia un’altra Bulgaria? Sfruculiamo Churchill siccome non mandava armi a Stalin in difesa della classe operaia, ma per proteggere l’impero britannico assediato da Hitler? Alziamo il ditino contro Abraham Lincoln perché, come gli rimproveravano in tanti, emancipava i neri non per equanimità umanitaria ma per arruolarli?
Il fatto è che il carro inglese o statunitense che neutralizza un plotone di massacratori russi sarà pure alimentato dal carburante degli obliqui interessi anglosassoni, ma forse non è un buon motivo per deplorare la riconquista di un villaggio occupato dagli invasori.
La contraerea che impedisce la distruzione di un condominio o di un ospedale sarà anche predisposta alla riaffermazione della logica del profitto capitalista: ma la cosa, forse, dovrebbe smuovere sollievo, non la denuncia dell’escalation (e cioè il fenomeno che per il collaborazionismo pacifista non si produce con l’ammasso di duecentomila uomini al confine dell’Ucraina né con i bombardamenti sui civili, né con le deportazioni di massa, né con le città prese per fame e per freddo, ma con l’imperdonabile comportamento degli aggrediti, i burattini della Nato che non si uniformano al dovere morale della resa).
A fare allargare le braccia davanti all’operazione speciale, o a supportarne senz’altro le ragioni, non c’è dunque solo l’improbabile specchiatezza civile e democratica dei massacrati, dei torturati, degli stuprati, dei deportati, dei decapitati: c’è anche il palese fine abietto di chi manda aiuti. Quindi hai voglia di rallegrarti per la strage sventata in un asilo o in un mercato: il magna-magna degli americani dove lo metti?