Le relazioni pericoloseLo scontro tra Turchia e Russia per la supremazia sul Mar Nero

Ankara controlla gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli ma la sua economia colpita dall’inflazione può subire gravi ricadute dopo il cessato accordo sul grano con Mosca. Il presidente turco visita Putin a Sochi per convincerlo a ripristinarlo, ma il dittatore russo non vuole privarsi di una delle poche armi diplomatiche a disposizione

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Vladimir Putin riceverà Recep Tayyip Erdogan a Sochi, la residenza estiva del presidente russo costruita in epoca stalinista nella nota località balneare sul Mar Nero. Gli argomenti del bilaterale non sono stati annunciati, ma è noto che il presidente turco sta cercando di convincere l’omologo russo a rientrare nell’accordo mediato da Turchia e Nazioni Unite che fino a metà luglio ha consentito alle esportazioni agroalimentari dell’Ucraina di raggiungere i mercati internazionali. Erdogan è uno dei pochi leader ad avere un rapporto diretti sia con Putin che con Volodymyr Zelensky, ma stavolta l’incontro tra l’aspirante sultano turco e il novello zar russo sarà più teso del solito e la località scelta dal Cremlino rappresenta già un segnale.

Turchia e Russia sono da sempre in competizione per la supremazia nel Mar Nero, e gli sforzi criminali di Mosca di soffocare l’economia ucraina assediando il golfo di Odessa stanno iniziando a colpire anche gli interessi turchi, riaccendendo la rivalità storica tra le due ex potenze imperiali del Mar Nero. Già nel 2016 Erdogan si lamentava dell’assertività russa, sostenendo che la Nato doveva strutturare una flotta congiunta turco-rumena-bulgara per impedire che il Mar Nero diventasse un “lago russo”.  La guerra in Ucraina ha reso evidente a tutti i governi l’importanza di quelle rotte, che garantiscono le forniture di petrolio, gas, e soprattutto grano, cereali, olio di semi e fertilizzanti di gran parte del mondo. 

Adesso i problemi immediati per Ankara sono due. In primo luogo la guerra sta rendendo più pericolose – e quindi più costose in termini assicurativi – le linee di rifornimento turche, e questo non è l’ideale per un paese alle prese con un’inflazione rovente. In secondo luogo, se Erdogan non riesce a far desistere Putin dalla strategia di impadronirsi a fini politici di una rotta così importante per la sicurezza alimentare globale, a indebolirsi è anche la sua immagine di leader di riferimento per i paesi dell’Africa e del Medio Oriente.

Spingere Putin a ripristinare l’accordo sul grano quindi è in cima all’agenda di Erdogan, ma dietro l’obiettivo di arrivare il prima possibile a una stretta di mano che celebra il raggiungimento di una soluzione di compromesso si celano due visioni in conflitto per la supremazia nel Mar Nero, e la traiettoria delle relazioni tra Turchia e Russia. 

Quella tra Erdogan e Putin è una relazione complicata, i due diffidano l’uno dell’altro e in passato sono arrivati diverse volte allo scontro, comprese questioni di massima importanza per la Russia come le rivendicazioni dei tatari di Crimea (turcofoni e musulmani) e la guerra in Siria, dove sono presenti milizie filoturche che combattono contro i russi. La Turchia sostiene militarmente l’Ucraina e con le forniture di droni Bayraktar TB2 ha dato un contributo determinante al successo della prima fase della resistenza, ma non si è unita alle sanzioni occidentali, ottenendo vantaggi economici e politici.

Ankara vorrebbe affermarsi come intermediario tra Mosca e Kyjiv, con qualche risultato visto che l’accordo sul grano è stato l’unico risultato negoziale concreto dall’inizio dell’invasione russa. Tuttavia, la decisione di Putin di non rinnovare l’accordo per passare a una strategia ancora più aggressiva sta diventando un enorme problema per la Turchia.

La Russia è tornata a colpire le infrastrutture marittime dell’Ucraina e a mettere sotto assedio il golfo di Odessa ricorrendo persino all’intimidazione delle navi civili in acque internazionali. A metà agosto le forze armate russe hanno sparato colpi di avvertimento a una nave mercantile di proprietà turca, dopodiché sono saliti a bordo per un’ispezione illegale. Mosca ha diffuso video e immagini dell’elicottero che infiltrava soldati russi sulla nave, pubblicando la clip dell’equipaggio costretto a inginocchiarsi sotto la minaccia delle armi.

La marina russa è tornata a scaricare mine, obbligando gli ucraini a ripiegare sulle vie terrestri e sulla rotta del Danubio, meno capienti e più costose, riducendo drasticamente la propria capacità di esportare derrate alimentari (crollate di un terzo in neanche due mesi). Kyjiv però non è rimasta a guardare, e dopo aver dimostrato che con i suoi droni marini può colpire navi e porti russi a grande distanza ha detto che considererà come obiettivi potenziali tutte le navi che viaggiano verso i porti russi nel Mar Nero – e quelli dell’Ucraina occupata.

La decisione della Russia ha quindi portato a un’escalation che allarga i rischi del teatro bellico all’intero Mar Nero settentrionale, facendo aumentare i costi assicurativi per tutte le navi mercantili che operano nell’area, dove oltre alle derrate alimentari passano anche le petroliere che caricano greggio dai terminal russi per trasportarlo Turchia. Inoltre, da quanto Putin si è impegnato a distribuire grano gratuito (o a prezzi speciali) ad alcuni paesi africani, le forniture che partono dalla Russia non passano più per i porti di smistamento turchi, privando la Turchia del suo redditizio mercato di importazione agricola proprio mentre l’inflazione devasta l’economia turca. 

Il dominio del Mar Nero è oggetto delle ambizioni russe da secoli, nel corso della sua espansione l’Impero russo si è scontrato più volte con l’Impero Ottomano, che in passato ha controllato la regione quasi nella sua interezza, fino alla caduta in mano russa del Khanato di Crimea. Il sogno di Mosca si era quasi compiuto con l’Unione Sovietica, che controllava tutte le coste dalla Bulgaria alla Georgia. Ma la Turchia, membro della Nato, ha sempre controllato gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli senza i quali non è possibile accedere al Mediterraneo, una vantaggio geopolitico oggi regolato dalla Convenzione di Montreux. 

L’accordo sul grano rappresentava una vittoria importante per Ankara, da quando è andato perso anche Erdogan è diventata meno rilevante, e Putin non sembra avere intenzione di accontentarlo ripristinando l’accordo. Oggi la Russia è il secondo partner economico della Turchia, che a sua volta è il terzo partner della Russia. Ma i legami economici non rappresentano una garanzia assoluta di relazioni pacifiche, né del rispetto del reciproco interesse.

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