Da costo a valore Dove fissiamo il limite, e perché

Anche in enogastronomia, come in altri ambiti culturali, la passione, l’interesse e la volontà di conoscenza possono motivare le persone ad alzare la propria soglia di spesa

Foto di gaia VEZZOLI su Unsplash

Qual è la tua soglia psicologica quando vai al ristorante, o quando scegli una bottiglia di vino? Ne abbiamo parlato all’ultima cena di Forketters, e i pareri erano decisamente discordanti. Per alcuni di noi, anche a parità di disponibilità economica, la cifra massima possibile da spendere in una cena, o da investire per acquistare del vino, è bassa: si sceglie una soglia di accesso accettabile, senza eccessi. Al tavolo c’era quasi timore nel rivelarla: come se la nostra propensione alla spesa fosse un tabù.

Per altri commensali, la soglia si alzava decisamente, ed erano quelli più acculturati sul tema: avevano fatto corsi di cucina, leggevano molto di enogastronomia, guardavano molte trasmissioni dedicate agli chef, avevano frequentato corsi sul vino. Magicamente, per queste persone, spendere cifre considerevoli per mangiare e bere era quasi scontato.

Partiamo da un punto di vista privilegiato, certo, e questo rimane un discorso elitario. Ma la dicotomia svelata a tavola mi ha fatto riflettere sul valore della cultura e della conoscenza, che anche in questo settore diventano spinte determinanti per alzare la disponibilità di spesa.

Decidere consapevolmente di investire in cibo e vino di grande qualità è un processo culturale, prima ancora che economico. E dipende sicuramente dalla passione che si ha per questo settore, ma anche tanto dalla conoscenza e dall’approfondimento che ci portano a desiderare di comprendere e a scegliere i prodotti e i progetti più interessanti, a prescindere dal loro costo. La cucina e il vino diventano quasi un materiale di studio, una chiave di comprensione del reale, un percorso di formazione che prescinde dalla materialità stessa e diventa puro pensiero.

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