Complessità addioGli ebrei non hanno nemmeno il diritto di piangere i propri morti

Mentre alla Statale di Milano manifestanti inneggiano all’Intifada, l’Unione degli studenti pubblica un documento contro «l’entità sionista» in cui condanna ogni forma di solidarietà con lo Stato ebraico. Ma questi giovani sono i figli di questa Italia

AP/Lapresse

I ragazzi che davanti alla Statale di Milano gridavano ieri «intifada fino alla vittoria» sventolando bandiere palestinesi potrebbero essere solo giovani e ingenui, ma chi ha scritto «l’editoriale» pubblicato sulla pagina Instagram dell’Unione degli studenti (storica associazione degli studenti medi di sinistra), ammesso e non concesso che sia ancora giovane, di sicuro non è ingenuo.

A qualificare il testo basterebbe il fatto che Israele è definita ripetutamente «l’entità sionista». Ma c’è anche di peggio. «Quello che sta succedendo negli ultimi giorni – si legge nell’articolo – è il frutto di anni di soprusi da parte dell’entità sionista che hanno portato all’inevitabile reazione e difesa da parte del popolo palestinese con tutte le sue contraddizioni (…). Non possiamo illuderci che la situazione si risolva con l’ennesima risoluzione Onu (…). Non possiamo neppure, purtroppo, non constatare come le vittime civili in questi giorni come negli anni e nei decenni, siano il più terribile frutto della violenza imperialista endemica al sistema di oppressione sionista».

Ce ne sarebbe abbastanza per chiuderla qui, ma vi perdereste il gran finale: «Ogni commento di solidarietà espresso a Israele dagli stati occidentali, ogni bandiera israeliana proiettata sui palazzi simbolo delle istituzioni equivale a dichiararsi apertamente razzisti e sionisti, a legittimare ogni pratica di violenza sistemica nei confronti del popolo palestinese (…). Tutta la nostra solidarietà va al popolo e alla lotta palestinese. Stiamo dalla parte dei popoli oppressi che si rivoltano e rispondono all’oppressore con ogni mezzo necessario. Viva la resistenza!».

Evidentemente per gli estensori del documento rapire, torturare e uccidere ragazzi, vecchi e persino bambini innocenti, come hanno fatto i miliziani di Hamas in Israele, è un «mezzo necessario», pienamente giustificato dal fine. Immagino dunque che lo stesso valga per gli attentati a cittadini ebrei di ogni parte del mondo, accoltellati o presi a mitragliate al grido di Allah Akbar. E mi domando che differenza ci sia dunque con Al Qaeda o con l’Isis: non si battono anche loro, con ogni mezzo necessario, contro gli oppressori sionisti-imperialisti?

In pratica, sulla base di una ricostruzione assai semplificata dei torti e delle ragioni di israeliani, palestinesi e Stati arabi confinanti, questione intricatissima le cui radici rimontano ad almeno settant’anni fa, si può arrivare a giustificare senza esitazione il massacro deliberato di mille e duecento civili inermi, ragazzi di vent’anni colpevoli solo di partecipare a un rave, anziani coniugi e persino neonati (che però, attenzione, non sarebbero stati decapitati, bensì solamente sgozzati: certamente anche questo un «mezzo necessario» nella lotta contro l’oppressione imperialista). E poi accusano l’occidente di «disumanizzare» le vittime palestinesi.

Naturalmente il problema non sono gli studenti. Il problema è che questi giovani sono i figli legittimi di questa Italia. Per una parte consistente del mondo dell’informazione, della politica e della cultura del nostro Paese, infatti, il conflitto israelo-palestinese – una delle vicende più intricate e controverse della storia umana – è la cosa più semplice del mondo: da una parte ci sono gli oppressori e dall’altra gli oppressi, punto e basta. Ovviamente, sono gli stessi che di fronte all’invasione russa dell’Ucraina, avvenuta sotto i nostri occhi e senza alcun pretesto plausibile, continuano a ripetere che le cose sono «più complesse».

In questo caso, invece, niente da fare. Non c’è argomento o dato di fatto che valga a complicare anche solo minimamente il quadro (ad esempio i modi in cui i palestinesi hanno reagito a ogni offerta di pace, ritirata parziale, cessione territoriale da parte israeliana negli ultimi trent’anni, tutti più o meno riassumibili nello slogan sopracitato: intifada fino alla vittoria). All’indomani della più efferata strage di ebrei dai tempi dell’Olocausto, anche solo mostrare un briciolo di umana solidarietà, a quanto pare, è inaccettabile: gli ebrei non hanno nemmeno il diritto di piangere i propri morti.

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