«Non c’è un grande complotto, c’è un grande debito». Così in una intervista al Corriere della Sera l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti prova a smorzare le polemiche degli ultimi giorni su un possibile governo tecnico che possa sostituire l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni in seria difficoltà sulla legge di Bilancio, il provvedimento che decide le entrate e le uscite dello Stato nel corso dell’anno fiscale. Secondo Tremonti: «oggi il problema non è se è alto o basso lo spread, ma il debito. Possiamo pure notare che lo spread, riferito al tasso tedesco, aveva più senso quando la Germania andava bene. Ma il problema resta il monstre del debito italiano. Questo governo viene dopo un decennio di finanza scriteriata sia per ciò che è stato fatto che per ciò che non è stato fatto».
Il settantaseienne storico ministro dell’Economia dei governi Berlusconi è considerato uno dei consiglieri politici ed economici di Meloni e per giustificare una manovra finanziaria che scontenterà l’opinione pubblica dopo le promesse elettorali mette le mani avanti e dà la colpa ai governi precedenti e alla congiuntura storica. Per Tremonti il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è arrivato al centodiciassette per cento nel 2011, l’anno della caduta del governo Berlusconi di cui era ministro, non perché è aumentata la spesa pubblica, ma perché si è ridotto il prodotto interno lordo. «Quella crisi non è stata superata. È stata semplicemente rinviata stampando moneta, passando dai billion ai trillion, finanziando con la Banca centrale europea i debiti pubblici e andando contro le leggi di natura con i tassi sotto zero. Fatto sta che inizia l’età felice dei Letta, Renzi, Gentiloni. Che galleggiano senza porsi il problema di risanare».
Secondo Tremonti il governo Meloni sta scontando la fine di un ciclo di finanza strana in cui è addirittura cambiata «la struttura del capitalismo: «Anche se c’è un’enorme ricchezza privata, i prezzi si fanno dall’estero sui margini. E poi, c’è l’incerto stato dell’Unione, perché il vecchio Patto di stabilità è sospeso. E non si capisce se è meglio il vecchio o il nuovo, in una realtà storica che è unica nella storia moderna: Stati senza moneta e moneta senza uno Stato, con l’euro».
Risultato? «Questo governo ha oggi enormi responsabilità. Ma sono convinto che avendo una grande forza parlamentare, abbia la possibilità di esprimere le politiche necessarie. Tradotto: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha una maggioranza così ampia che potrà rimangiarsi le promesse elettorali senza far cadere il Governo.