Orrore a Kfar AzaI bambini decapitati da Hamas nel sud di Israele

I soldati hanno trovato i corpi di almeno quaranta bambini uccisi dai terroristi islamici di sabato scorso. Per il generale Itai Veruv quanto accaduto «è simile a un pogrom dei tempi dei nostri nonni»

AP/Lapresse

«Non è una guerra, non è un campo di battaglia. È un massacro». Le parole sono di un generale dell’esercito israeliano Itai Veruv. Il riferimento è a quanto accaduto nel kibbutz – una piccola comunità ebraica egalitaria, ne sono nate molte soprattutto prima e dopo la Seconda guerra mondiale – di Kfar Aza, una delle comunità colpite più duramente dall’attacco a sorpresa di Hamas di sabato 7 ottobre.

I soldati israeliani hanno raccontato ai giornalisti l’orrore trovato tra i corpi recuperati a Kfar Aza. L’ingresso a Kfar Aza è stato consentito tre giorni dopo l’attacco di Hamas — avvenuto all’alba di sabato, e il cui bilancio è di almeno mille morti israeliani, e oltre cento rapiti. Lì i soldati hanno trovato cadaveri, morte, distruzione. Corpi crivellati di colpi, alcuni bruciati. Molte vittime con le mani legate, uccise in una esecuzione. E poi quaranta corpi di neonati e bambini piccoli, alcuni dei quali decapitati.

Altre famiglie sono state ritrovate nelle loro abitazioni, uccise nei loro letti. «Alcuni di loro non hanno più la testa. Fatta saltare da colpi d’arma da fuoco esplosi da vicino. O mozzata», ha scritto Nicole Zedek, di i24News. Le forze di sicurezza sono riuscite a liberare l’area nelle ultime ore e hanno consentito ai giornalisti di entrare per documentare quanto accaduto. «Raccontate al mondo quello che avete visto», ha detto un soldato israeliano a un reporter di Reuters.

Isabel Kershner del New York Times scrive che il kibbutz sembrava normale da lontano: schiere ordinate di case beige a un piano, un asilo, un centro culturale, poi è bastato girare l’angolo per cambiare completamente prospettiva: «Diverse case sono state bruciate. All’interno, alcuni soffitti erano crivellati da fori di proiettile. Sotto il tavolo della cucina c’era una granata inesplosa. Questa è stata la scena di uno dei peggiori spargimenti di sangue avvenuti sabato, dopo che uomini armati hanno attraversato il confine da Gaza, un miglio e mezzo a ovest, uccidendo un numero imprecisato dei settecentocinquanta residenti del villaggio. Un fotografo del New York Times e io siamo stati tra i primi ammessi nel villaggio dopo l’aggressione».

Parlando con il quotidiano americano, il generale Itai Veruv ha detto che quanto visto a Kfar Aza non è una normale scena di guerra, «è qualcosa che non ho mai visto in vita mia, qualcosa di più simile a un pogrom dei tempi dei nostri nonni».

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