PermaemergenzaL’ipertrofica (e inconcludente) legislazione del governo Meloni sui migranti

La maggioranza di centrodestra ha mostrato una frenesia isterica nel presentare in poche settimane norme repressive in modo disordinato per contenere l’emergenza migratoria, trasformando un problema umanitario in uno di ordine pubblico

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Nella frenesia isterica del Governo Meloni che continua a inserire norme repressive a capocchia nella speranza di frenare gli arrivi e aumentare i rimpatri, è compito davvero arduo riuscire a separare la macchina della propaganda dai danni irreparabili provocati dalle politiche migratorie sovraniste. Attivisti, giuristi, legali ed esperti che operano in tutti settori sul fronte all’immigrazione e si confrontano ogni giorno all’interno della piattaforma di Grei250 non hanno dubbi: l’offensiva legislativa del Governo non ha precedenti.

Il provvedimento più grave, che rischia di innescare una bomba sociale sul fronte dell’accoglienza, è il decreto 20/2023 soprannominato decreto Cutro. Fra le altre cose, ha limitato fortemente la protezione speciale – ossia una delle modalità precedentemente esistenti per regolarizzare le persone straniere integrate e/o con legami familiari – e ha allargato la categoria dei migranti che possono essere trattenuti ed espulsi a seguito di procedure accelerate nelle zone di frontiera, soprattutto se provengono dalla lista dei “Paesi sicuri”, per i quali è previsto il trattenimento fino a ventotto giorni. 

Ed è proprio questa norma che ha portato al braccio di ferro con i magistrati che hanno disapplicato la legge, come è successo a Catania e a Firenze perché considerata in contrasto con le norme europee e costituzionali. Inoltre si impedisce ai richiedenti asilo di entrare nel circuito di accoglienza Sai che prevede un percorso di tutela e di integrazione a meno che siano minori non accompagnati (per ora), persone considerate vulnerabili, profughi arrivati attraverso i corridoi umanitari o provengano dall’Afghanistan e dall’Ukraina. E così i richiedenti asilo finiscono nel magma dei Centri di accoglienza, dove il Governo ha deciso anche di limitare i servizi complementari e di eliminare l’assistenza psicologica, l’insegnamento della lingua italiana e l’orientamento legale. Quindi nella “permaemergenza” si creano le condizioni per far diventare i migranti una mera questione di ordine pubblico. 

Il Governo vuole introdurre una grave discriminazione perché non considera più minorenni i migranti che hanno fra sedici e diciotto anni. E ha deciso di tenerli nei centri di accoglienza per adulti per verificare se siano falsi minori. Della serie colpevoli fino a prova contraria. 

I minori non accompagnati
Il testo del nuovo decreto non è ancora disponibile ma nella nota fatta circolare dalla presidenza del Consiglio si legge che «in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di minori non accompagnati, qualora l’accoglienza non possa essere assicurata dal Comune, in caso di momentanea indisponibilità di strutture temporanee, il prefetto potrà disporre il provvisorio inserimento del minore – che a una prima analisi appaia di età superiore ai sedici anni – per un periodo comunque non superiore a novanta giorni, in una specifica sezione dedicata nei centri e strutture diversi da quelli riservati ai minori». L’obiettivo? Demolire una legge all’avanguardia i Europa sui minori stranieri non accompagnati, voluta nel 2017 dalla parlamentare Sandra Zampa per allargare la fascia dei rimpatriabili e includervi anche i minori. Anche se in realtà la legge già oggi resta spesso inapplicata  perché davanti ai tagli per le comunità per minori, ci sono sempre meno operatori e cooperative che partecipano ai bandi. Risultato (boomerang): i minori finiscono nei centri per adulti e sempre più spesso in strada. 

Un’emergenza creata dalla disarticolazione del sistema di accoglienza perché i numeri dicono altro: nel 2023 ne sono sbarcati undicimila, meno per ora rispetto al 2022 (quattordicimila). Complessivamente sono sempre lo stesso numero: erano 20.926 quelli presenti alla fine del primo semestre 2023 e 20.288 quelli presenti a fine 2022. ventimila. La situazione dei minori stranieri è emergenziale perché non ci sono più posti per accoglierli in comunità idonee o nel circuito Sai, scappano dai centri per adulti o perché lasciati allo sbando. E così spesso finiscono per strada, come continuano a denunciare i volontari che cercano di aiutarli ogni giorno. 

Benvenuti i regolari con le quote, ma solo se aiutano la propaganda
Il decreto flussi con la programmazione triennale (2023-2025) per stabilire quote degli ingressi dei lavoratori stranieri è stato appena pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Osserva Irene Pavlidi, consulente legale ed esperta immigrazionista: «Trovo positivo l’innalzamento del numero delle quote totali (quattrocentocinquantaduemila ingressi) per l’ingresso di lavoratori stagionali, non stagionali e autonomi sebbene siano ancora basse rispetto alle richieste degli imprenditori. E considero positivo anche l’ampliamento annunciato dei settori lavorativi per cui si potranno assumere lavoratori subordinati nel settore dell’assistenza famigliare e socio-sanitari. Spicca nel decreto un’assoluta novità che però lascia perplessi: quella di dedicare delle quote di ingresso agli stranieri che, in collaborazione con l’Italia, promuovano campagne mediatiche contro i traffici migratori irregolari». E a proposito di ricatti, non bisogna dimenticare che il decreto Cutro chiede una cauzione, ossia una “garanzia finanziaria” ai richiedenti asilo la cui domanda è sottoposta a una procedura accelerata. Una cauzione di 4.978 euro per evitare di attendere in stato di detenzione l’esame della propria domanda di asilo. 

I Cpr raddoppiano e vengono affidati al ministero della Difesa. Siamo in guerra?
Le norme con cui è stato deciso di raddoppiare i Cpr, i centri di permanenza e rimpatrio (attualmente dieci anche se quello di Torino è chiuso) e allungare i tempi di detenzione  a diciottomesi sono state inserite del decreto Sud. I nuovi Cpr saranno affidati al ministero della difesa, trasformando così la gestione politica dei migranti in una questione militare. Ossia saranno opere destinate alla difesa nazionale al pari di aeroporti, basi missilistiche, depositi munizioni, caserme, basi navali. 

La legge prevede un finanziamento di venti milioni di euro e di un altro milione di euro per il loro funzionamento nel 2024. Si vuole mettere fine alla “pacchia” dei centri di accoglienza e si potenziano le galere dove viene sospeso lo stato di diritto come denunciato più volte da Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Senza contare i costi sociali che pagheremo tutti quando dovremo fare i conti con stranieri usciti da un lungo periodo di detenzione e finiti nel cono d’ombra degli stranieri irregolari.

Sebbene il governo sovranista cerchi di spostare la politica migratoria dall’accoglienza a quella dei rimpatri forzati, i risultati sono più che modesti. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, i rimpatri forzati in Italia nel 2023 al 31 agosto sono stati solo duemiladuecentonovantatré (nel 2022, tremiladuecentosettantacinque). Una sconfitta per il governo Meloni, data la portata della sua offensiva legislativa. E una bomba sociale al cui confronto i decreti sicurezza di Salvini paiono delle canzonette stonate.  

 

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