Essere moltitudineIl progetto musicale dei Santamarea celebra l’amore per la loro terra

Fluidi, acquei, ma anche giovani e incendiati. Il gruppo propone un immaginario che gioca sui confini tra sacro e profano, uscendo dai luoghi di culto per diventare un’esperienza personale e frammentata

Santamarea. Courtesy of Manuela Di Pisa

Iniziato con Edoardo Spinsante (in arte Baltimora), il talento che ha vinto la quindicesima edizione di X-Factor, per poi continuare con i Santi Francesi, gruppo eporediese composto da Alessandro De Santis (voce, ukulele, chitarra) e Mario Francese (tastiere, synthesizer, basso elettrico e producer) che nel 2022 ha conquistato la sedicesima edizione del contest musicale, un nuovo genere tra l’indie e l’elettronica sembra farsi spazio tra la gen Z. Sintetizzatori, bassi e distorsioni vocali sono i nuovi mezzi per raccontare le sfide di una generazione di ragazze e ragazzi, che invitano ascoltatori e ascoltatrici a entrare in contatto con una dimensione intima e universale. I Santamarea sono i nuovi arrivati sulla scena, inserendosi perfettamente in questa tendenza, ma la strada che hanno percorso è unica del suo genere. 

Il gruppo palermitano composto da Stefano (testi, voci e synth), Francesco (chitarra) e Michele (percussioni) Gelardi e Noemi Orlando (basso) nasce nel 2021 dall’incontro della band con il produttore e chitarrista Roberto Cammarata. «Il nostro suonare insieme ha però radici più lontane – raccontano a Linkiesta Etc –. Vivendo nella stessa casa, dalla scrittura dei testi di Stefano abbiamo iniziato a suonare insieme per necessità condivisa. All’inizio vivevamo il fare musica insieme con difficoltà, perché lavorare tra fratelli in età adolescenziale può essere complicato, ma l’arrivo di Noemi al basso ha mitigato gli animi, fino all’incontro con Roberto, con cui è nato il nostro percorso come band». 

Al contrario dei Santi Francesi e Baltimora, la band raggiunge il grande pubblico intraprendendo un percorso diverso e del tutto peculiare. Dopo aver vinto quest’anno la trentaquattresima edizione del festival Musicultura, aggiudicandosi il premio per il miglior testo, quello della critica e quello per il miglior progetto discografico, i Santamarea vengono selezionati dal direttore creativo di Etro, Marco De Vincenzo, che commissiona loro una colonna sonora ad hoc per lo show della Milano Fashion Week. Il risultato è stata una sfilata in cui si è celebrato il connubio perfetto tra scenografia, abiti, luci e musica. «Questa collaborazione ci porta ad avere molta fiducia nel futuro del rapporto tra moda e musica, arti che riverberano di un’energia molto forte quando sono in sintonia», confida il gruppo.

Un tratto distintivo del gruppo è proprio la cura dell’abbigliamento di scena: «L’estetica è ciò che ci consente di portare lo spettatore con noi, alla scoperta del nostro mondo musicale ed emotivo», raccontano. Proprio per questo motivo da qualche mese la band è affiancata dalla stylist Natalia Carnemolla e dall’artista visiva Manuela Di Pisa, che curano gli outfit per far sì che si adeguino alla performance e ne diventino parte integrante, dando il via a una ricerca di pezzi unici tra mercatini dell’usato, negozi vintage, second hand e sartorie teatrali.

Santamarea, Acqua bagnami cover

 Oltre a vocalizzi e suoni sintetizzati, durante la sfilata di Etro è stata presentata “Acqua Bagnami”, un pezzo dal carattere religioso e barocco, che racconta della forza dei vulcani, dell’immensità del deserto, della grandezza delle montagne che scorre nelle vene del gruppo siciliano, che si lascia ispirare dai suoni del luogo. Percussioni tribali, cori selvaggi e chitarre elettriche sono le sonorità prescelte per raccontare il presente di una terra che brucia e che –  quest’estate più che mai – ha conosciuto la devastazione dell’arsura e delle fiamme. Nel brano la speranza si fa strada come una scia dorata, come una rondine invocata per portare la sera che ristora, mentre una voce inebriata sfida il cielo a mandare giù tutta l’acqua che può.

L’universo dei Santamarea assorbe l’energia delle coste carinesi, vicino a Palermo, fatte di natura e case abbandonate, restituendo sonorità post-rock e mediterranee, fatte di ritmi tribali che si rinnovano con l’incontro dell’indie/brut pop di Florence and the Machine, degli Alt-j, senza però tralasciare un’indole fortemente cantautoriale e teatrale, lasciando trasparire una profonda passione per la musica popolare e la world music. «Palermo è una città molto suggestiva e altrettanto teatrale. Soprattutto il centro storico, dove si trova anche lo studio dove produciamo i brani, è un luogo vivo, che pulsa di voci, di storie e di luoghi che ne parlano –raccontano a Linkiesta Etc –. Vivendola quotidianamente siamo certi che qualcosa si faccia spazio stabilmente nel nostro immaginario e venga poi restituita musicalmente». 

Il rapporto con la città d’origine, però, si rivela controverso: il gruppo si divide tra l’amore per una Palermo che sa chiamare casa e di cui conosce a memoria le spigolosità e gli angoli bui. Sono proprio i limiti e le criticità ad aver stimolato la forza creativa necessaria a far nascere il loro progetto musicale. «Uno dei ricordi più belli legati a Palermo è sicuramente il nostro primo debutto, un live set di apertura ai Gomma sul palco dei Candelai, la nostra casa musicale qui», raccontano i Santamarea.

La bellezza e il degrado che si incontrano sulla costa del lungomare di Carini modellano l’identità del gruppo, che nel suo nome racchiude il legame viscerale con una terra dall’enorme patrimonio culturale, fatta di mare, di chiese sconsacrate, di incontro tra popoli.

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