Labour WeeklyGli algoritmi del food delivery discriminano anche su base religiosa

Una sentenza del Tribunale di Palermo specifica che un sistema di valutazione dei rider basato sui parametri dell'assiduità e dello svolgimento dei turni nei periodi ad alta domanda, come i fine settimana e le cene, produce l’effetto indiretto di sfavorire alcuni lavoratori rispetto ad altri perché non tiene in considerazione le situazioni personali

Già in diverse occasioni i tribunali italiani sono stati chiamati a pronunciarsi sulla legittimità degli algoritmi che governano la prestazione lavorativa dei rider al servizio delle grandi società del food delivery. Il sistema ideato per consegnare il cibo a domicilio tramite app è stato più volte oggetto di censura. In particolare, i giudici del lavoro hanno accertato con più pronunce la natura discriminatoria degli algoritmi utilizzati per gestire le consegne. Una recente sentenza del Tribunale di Palermo ha ribadito questo aspetto con delle motivazioni interessanti.

Il Tribunale siciliano ha condannato Foodinho, una società appartenente al gruppo Glovo, a risarcire i danni subiti dalle organizzazioni sindacali che hanno promosso il ricorso, a terminare la condotta illegittima e a rimuovere gli effetti discriminatori che si sono verificati. La sentenza specifica che un sistema di valutazione dei rider basato sui parametri dell’assiduità e dello svolgimento dei turni nei periodi ad alta domanda, come i fine settimana e le cene, produce l’effetto indiretto di sfavorire alcuni lavoratori rispetto ad altri perché non tiene in considerazione le situazioni personali dei rider.

Tra le caratteristiche personali ignorate dall’algoritmo, ci sarebbe anche la fede religiosa dei lavoratori. Secondo la sentenza, infatti, l’algoritmo di Glovo discrimina sia i rider di religione ebraica, penalizzati nel caso in cui decidano di riposare il sabato, che i rider di religione musulmana o cristiana, qualora decidano di partecipare alle rispettive funzioni religiose nel fine settimana. In altri termini, i lavoratori che dedicano del tempo alla propria spiritualità non possono guadagnare i punti necessari per essere considerati dei rider eccellenti da parte dell’app.

La libertà religiosa è un principio fondamentale del nostro ordinamento giuridico. Il diritto di esercitare pacificamente il proprio culto deve essere riconosciuto anche a chi lavora prendendo ordini da uno smartphone. Con buona pace della vostra poke bowl.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

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