Facciamo prestoSconfiggere la Russia, per salvare l’Ucraina, Israele, Taiwan, e noi

L’asse delle autocrazie formato da Russia, Cina, Iran e Hamas ha dichiarato guerra globale al mondo libero e alla società aperta. L’unica strada per fermare questo progetto reazionario e guerrafondaio è costringere Putin a ritirarsi al più presto dai territori ucraini occupati illegalmente (e scoraggiare gli altri ad aprire altri fronti)

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Le due guerre in Europa e in Medio Oriente, cui potrebbe aggiungersene un’altra nel mar cinese intorno all’isola di Taiwan, hanno certamente storie, cause e motivazioni diverse, ma nella realtà sono un’unica minaccia alla società aperta.

Russia, Hamas, Iran, Cina e Corea del Nord hanno formato un’alleanza guerrafondaia per sovvertire il sistema di istituzioni democratiche, di libertà economiche e di tutela dei diritti universali che guida il mondo libero dal secondo Dopoguerra.

La guerra delle autocrazie alle democrazie è unica, nonostante sia combattuta su fronti diversi e geograficamente lontani. Lo ha detto chiaramente il segretario di Stato americano Antony Blinken, a fine ottobre al Senato di Washington, per motivare la richiesta dell’Amministrazione Biden di stanziare ulteriori centosei miliardi di dollari a favore di Ucraina, Israele e Taiwan: «La faccio breve: per i nostri avversari, siano essi Stati oppure no, si tratta di un’unica battaglia».

C’è un legame profondo tra i nemici dell’Occidente: i rapporti economici tra Cina e Russia sono sempre più intrecciati, così come quelli tra Pechino e Teheran, l’Iran fornisce armi alla Russia per colpire l’Ucraina, la Russia si avvale del sostegno iraniano in Siria, riceve a Mosca i vertici di Hamas teleguidati da Teheran per mettere a soqquadro il Medioriente e attraverso i mercenari della Wagner pare che Vladimir Putin stia fornendo sistemi anti missile agli Hezbollah che attaccano lo Stato ebraico da nord.

La sfida è unica, gli avversari sono alleati di fatto, la ferocia ideologica è la stessa. Meno chiaro è come l’America e l’Europa possano rispondere a questa minaccia in corso, e come possano proteggersi dalle ondate populiste, alcune delle quali finanziate da Mosca, che hanno già eroso dall’interno il discorso pubblico, la convivenza civile e le istituzioni democratiche, ovvero i pilastri delle società occidentali.

L’America e l’Europa sono sulla difensiva perché la controffensiva ucraina non dà ancora risultati soddisfacenti (o, perlomeno, la percezione è questa) e la dura risposta israeliana al pogrom antiebraico di Hamas interroga le coscienze.

Che fare, dunque? Non ci sono molte soluzioni a disposizione: la Cina è un gigante intoccabile, aprire un fronte militare con l’Iran già sotto sanzioni è impensabile, nonostante gli Ayatollah uccidano i loro stessi connazionali che sfidano la polizia morale, aiutino militarmente i russi in Ucraina e abbiano scatenato la guerra in Israele per far saltare gli accordi di pace tra i paesi arabi e lo Stato ebraico.

L’unica strada percorribile per non restare impantanati nelle manovre dell’asse delle autocrazie, e per evitare che si apra il nuovo fronte a Taiwan, è quella suggerita da Anne Applebaum sull’Atlantic: l’Occidente deve sconfiggere la Russia, impegnandosi non solo ad aiutare l’Ucraina come, sia pure con ritardo, ha fatto finora, ma mettendo finalmente il governo di Kyjiv nella condizione di cacciare una volta per tutte i soldati russi dai territori ucraini occupati illegalmente.

La Russia sta combattendo contro gli Stati Uniti e i suoi alleati su diversi fronti assieme ad altre autocrazie e a organizzazioni terroristiche: «L’obiettivo in Ucraina dovrebbe essere quello di porre fine all’invasione brutale della Russia – ha scritto Applebaum – e di scoraggiare altri dal lanciarne un’altra da qualche altra parte». Facciamo presto.

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