Grittibänzli e mandarini per i bimbi buoniIn Svizzera San Nicolao è la star dell’Avvento

A tavola invece i protagonisti del Natale elvetico sono biscottini al burro di mille tipi e bûche de Noël, ma anche il salato fa la sua parte con spätzli e fonduta

Chur, foto di Sepp Rutz su Unsplash

Una festa lunga (quasi) un mese e declinata nelle diverse anime di una nazione piccola ma che parla quattro lingue differenti. Conservatrice e uniforme, la Svizzera offre comunque sorprese e contaminazioni come quelle che caratterizzano la vita di tutti i giorni nei ventisei cantoni in cui è divisa la Confederazione. Dall’oltre milione e quattrocentomila di Zurigo alle appena sedicimila anime che popolano l’Appenzello Interno.

Ogni regione linguistica è direttamente influenzata nelle sue tradizioni culinarie dalla nazione confinante che ne ha determinato la lingua. È però la “Svizzera interna” a fare da capofila, in qualche modo rappresentante e ambasciatrice delle tradizioni elvetiche, tra gli svizzeri ma anche e soprattutto al di fuori dei confini nazionali.

Piazza della Riforma a Lugano @Giovanni Ferrario

Dicembre è un mese ricco di appuntamenti e feste che non fungono solo da antipasto al Natale. È questo il caso del 6 dicembre, giornata dedicata a San Nicolao, figura che in Svizzera ha importanza maggiore rispetto a quella di Babbo Natale. Il Santo, da non confondersi con Nicolao della Flüe patrono della Confederazione, non è altro che San Nicola di Bari, famoso in diversi Paesi europei per la sua generosità, anche con i bambini. Proprio per questo, è buona tradizione regalare ai più piccoli mandarini, noci, cioccolato, pan pepato e, nel corso della giornata, cucinare i Grittibänzli, tipici ometti di pasta di pane al burro leggermente zuccherata.

@Giovanni Ferrario

Per gli svizzeri l’attesa e la preparazione al Natale sono quasi più importanti del Natale stesso. Il countdown del mese di dicembre è costellato da festività e abitudini che sono sia di origine cristiana che soprattutto di origine agricola: contadini, casari e pastori, smesso il lavoro nei campi, si dedicavano ai preparativi delle festività invernali. C’è la Corona dell’Avvento, sulla quale si inseriscono quattro candele di dimensioni differenti che vengono accese, a turno, nel corso delle domeniche dell’Avvento. Il giorno di Natale le candele hanno raggiunto la stessa altezza e si accendono contemporaneamente.

Diffusissima la preparazione dei biscotti di Natale, quasi tutti rigorosamente al burro, durante il mese di dicembre in attesa di essere serviti nei giorni di festa, di essere donati o in parte consumati durante le domeniche dell’Avvento.

Ne esistono di tantissimi tipi: i Basler Brunsli, dolci composti da una pasta grossolana di bianco d’uovo, cioccolato, zucchero e mandorle, croccanti fuori e morbidi e umidi dentro. Le Zimtsterne, stelline alla cannella, speziate e morbide all’interno. I Badener chräberli, creste all’anice di colore chiaro. I Basler Leckerli, biscottino di pan di spezie ricoperto da una sottile glassa zuccherata, devono il proprio nome dal termine “leckon” che significa “leccare”. Gli Spitzbuben, traducibile con “monelli”, composti da due strati che racchiudono confettura a scelta. E infine i Mailänderli, ovvero i milanesini, da seicento anni i più amati biscotti natalizi svizzeri.

@Giovanni Ferrario

Il pasto più importante è quello della cena della Vigilia, con famiglie riunite, canzoni e albero. I doni si aprono tutti insieme dopo il pasto e, se ci sono bambini, li si allontana, si depositano i pacchi sotto l’albero e, con una campanella, si annuncia l’arrivo di Babbo Natale.

Il menù del 24 prevede principalmente piatti a base di carne. La scelta più ricorrente è quella della fondue che, nelle sue diverse versioni, dà la possibilità ai commensali di un pasto conviviale, particolarmente adatto all’atmosfera del Natale. Il liquido caldo al centro e tante bacchette inserite per far cuocere manzo, vitello o pollo. C’è la chinoise, con brodo, o la bourguignonne, con olio. Nella prima, la “cinese”, la carne è tagliata a fettine e a fine pasto è buona norma bere una scodella del brodo rimasto, magari con dei noodles. Nella seconda, la “borgognona”, la carne è suddivisa a tocchetti. In ambo i casi vasto è il panorama delle salse d’accompagno.

Tra i contorni di un secondo ci sono spätzli, crauti, patate bollite o al gratin, castagne glassate e cavoli di Bruxelles, elementi che permettono al palato di spaziare su sapori diversi e al piatto di colorarsi.

Per il dolce scegliamo Bûche de Noël, diffuso soprattutto nella Svizzera romanda, un tronchetto di pan di spagna e crema ricoperto di cioccolato e decorato con foglie e funghi di marzapane.

Però attenzione a non festeggiare il Natale (e anche la Pasqua) in discoteca: in una manciata di Cantoni del nord-est, infatti, esiste un antico divieto di danzare in pubblico. Una norma religiosa che arriva dal medioevo che per i trasgressori comportava il rischio di ammende, reclusioni e persino della perdita della salvezza dell’anima e che in alcuni territori è ancora valida. Quindi, nel caso vi trovaste in Appenzello Interno, ricordatevi di muovervi a tempo sulle note di “Last Christmas” solo all’interno di un’abitazione privata.

Gandria @Giovanni Ferrario

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