Moriremo giustizialistiIl caso Verdini conferma che non ci libereremo mai del maledetto bipolarismo manettaro

Le intercettazioni spiattellate sui giornali prima che inizi ancora il processo; Pd, M5S e sinistra che chiedono subito le dimissioni del governo a indagini in corso; e la solita storia del ventilatore che sparge liquame su persone che al momento sono ovviamente innocenti e alcune nemmeno indagate

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Malgrado il doloroso travaglio – è il caso di dire – della Fnsi e dell’onorevole Debora Serracchiani, nessuna legge bavaglio avrebbe impedito la diffusione della notizia di ordinanza di custodia cautelare relativa all’indagine su presunte tangenti per ottenere appalti pubblici, se non altro perché non basterebbe a spezzare il continuum procure-giornali che è vivo e lotta insieme a noi. E infatti, come al solito, è uscito di tutto e di più, con la consueta valanga di intercettazioni più o meno dello stesso tenore da trent’anni: conosco quello, ci aiuterà, vinciamo l’appalto eccetera eccetera. 

Ovviamente sono sparati i nomi pesanti che fanno i titoloni dei giornali: Denis Verdini, il figlio Tommaso, vari dirigenti del ministero, il sottosegretario Federici Freni (che non risulta indagato). Ecco qua, dal Corriere della Sera, per gli amanti del genere: «”L’importante è che si tengano lì i marescialli a presiedere il fortino”, dice Fabio Pileri, terza gamba della Inver srl, socio dei Verdini: Denis e il giovane Tommaso. Ma chi sono i “marescialli”? Sono loro i veri motori di questa storia di possibile corruzione, vale a dire funzionari pubblici ben disposti verso i privati (soprattutto se come in questo caso sono in grado di migliorare la loro carriera interna) come Luca Cedrone, Paolo Veneri, Domenico Petruzzelli. Più esplicito ancora, in un’altra intercettazione Pileri: “A me non me ne frega un ca… di avere rapporti con questi (dirigenti, ndr) tanto le gare le vinco con i marescialli, non le vinco con loro”». Ecco qua, tutto spiattelllato. 

Brutta storia, a quanto pare, come tutte quelle di presunta corruzione. Prima, Seconda, Terza Repubblica: che continuità. Bene, la giustizia faccia il suo corso. E questo articolo potrebbe finire qui. Invece, come sempre, c’è una ricaduta politica della vicenda. Ancora una volta la presa di posizione di Partito democratico, Movimento 5 stelle e Sinistra (i grillini hanno diretto l’orchestra con un davighiano come l’onorevole Federico Cafiero de Raho con la bacchetta in mano) è parsa molto puerile: «Salvini venga in Aula a riferire!», hanno chiesto questi partiti di opposizione (non seguiti da Azione e Italia viva che hanno fatto notare una cosa semplice semplice, cioè che forse bisognerebbe non interferire con le indagini e attendere il risultato di queste). 

Serracchiani ha recitato il solito copione: «Ci sono delle indagini e non entriamo nel merito, ma sono le undici e il governo non ha smentito». Da quando in qua il governo smentisce o conferma l’esistenza di indagini? Al di là delle indagini (sic), ha detto, «il problema è politico»: e già, al di là delle indagini. Questi ragionano come il vecchio adagio a proposito delle chiacchiere di paese sulle infedeltà coniugali, «dove c’è fumo c’è fuoco». Peccato che la sinistra dovrebbe un minimo elevarsi sugli antichi detti popolari, a differenza dei Cinque Stelle che essendo rimasti all’asilo infantile della politica si avvoltolano alla grande nel fango. 

Ma anche se Salvini accettasse di andare domattina in Aula, che cosa dovrebbe dire più di «Onorevoli colleghi, essendoci delle indagini in corso io non ho nulla da dire, grazie e arrivederci»?
E allora che senso ha questa richiesta, se non quella di provare a incassare sull’unghia un minuscolo dividendo politico puramente d’immagine su una vicenda che semmai, forse, un giorno potrà assumere un rilievo politico?

Allora qui i problemi sono due. Anche ove le accuse fossero dimostrate, si tratterebbe di reati molto gravi ma obiettivamente il governo in quanto tale oggi non può essere chiamato sul banco degli imputati. Secondo, è la solita storia del ventilatore che sparge liquame su persone che al momento sono ovviamente innocenti e alcune, come il citato Freni, nemmeno sotto indagine. 

La fine è nota: nell’aggravarsi di una evidente malattia della politica, ecco che uno dei suoi sintomi più intollerabili, il giustizialismo, riprende forza a destra e a sinistra: così che torna – ma non se n’era mai andato – il bipolarismo manettaro. Trent’anni dopo siamo al punto di partenza.