In bianco Le valli bresciane in dieci formaggi

Che sia di vacca bruna alpina o di capra bionda dell’Adamello, fresco o stagionato, delicato o piccantino, il formaggio è onnipresente sulle tavole bresciane

Foto Franciacorta

Nato dalla curiosità dell’uomo, che un bel giorno decise di assaggiare il bianco miracolo custodito dallo stomaco della sua preda, è stato a lungo bistrattato, talvolta addirittura proibito alle donne a causa della sua “volgarità”. Nei secoli si è elevato da moneta di scambio a semplice ma rispettabile ingrediente, diventando addirittura una portata principale degna di coronare un intero pasto.

Nella provincia di Brescia il formaggio si diffuse già nel Medioevo grazie ai monasteri, che ne migliorarono la filiera. Nel Duecento esistevano decine di associazioni di produttori e nel Quattrocento furono redatti i primi statuti dei “formaggiai” in volgare; più recentemente, lo sviluppo tecnologico, l’avvento di nuovi metodi di irrigazione e l’estensione dei prati stabili hanno potenziato gli allevamenti e – di pari passo – la ricca produzione casearia di questa regione.

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