«Da quando sono stata eletta Presidente, ormai due anni fa, ho speso ogni singolo giorno per portare fuori dalla bolla di Strasburgo e di Bruxelles il Parlamento Europeo, per avvicinarlo ai cittadini», esordisce così Roberta Metsola nella piccola aula del consiglio comunale di Caserta, piena di studenti, operatori sociali, politici di ogni ordine e grado.
Un incipit che è un pezzo del suo manifesto politico di questi anni di presidenza che l’hanno vista affrontare crisi internazionali e interne di rara portata. Metsola è approdata a Caserta in modo studiato e ragionato, ha voluto infatti inviare un segnale chiaro sulle future maggioranze del Parlamento Europeo che non si potranno discostare dall’attuale conformazione del “lodo Ursula” e per ribadire la centralità di un’interlocutrice dentro il Partito Democratico, la vicepresidente con cui ha aperto questa missione al Sud, Pina Picierno.
In questi due anni, a ripercorrere le battaglie dell’Eurocamera si sono trovate sulla stessa barricata dal sostegno all’Ucraina alla lotta alla corruzione, accomunate dall’essere valorizzate a Bruxelles e abbastanza ridimensionate in patria per motivi che afferiscono più alle crisi dei rispettivi partiti di appartenenza che per il valore in campo dimostrato.
Metsola all’interno del Partito Popolare Europeo rappresenta la linea verde, il dopo Weber e Von Der Leyen, mentre Picierno, nei Socialisti e Democratici, è una delle poche in grado di non interrompere la trama di un riformismo europeista sulla scorta della lezione di Giorgio Napolitano.
Due approcci anti populisti in famiglie politiche al momento divise da molti dossier, ma che se si allontaneranno troppo rischiano di relegarsi in zone di marginalità che potrebbero risultare letali al cammino intrapreso nella riforma dei Trattati e della piena realizzazione di un’unione politica.
La visita a Caserta, tutt’altro che epicentro della politica europea e nazionale, è stata l’occasione per ricordare un padre costituente dell’Europa, Ernesto Rossi, che proprio nel capoluogo casertano nacque per poi andar via ancora in fasce, ma che del meridionalismo di Salvemini fu uno dei maggiori alfieri. Su questa memoria insiste Pina Picierno che durante il suo intervento sottolinea come «la memoria, il ricordo che dobbiamo a Ernesto Rossi ci impone di andare avanti, di avere almeno in parte lo stesso coraggio, noi che possiamo godere di libertà e diritti proprio grazie a quei sacrifici. E andare avanti abbiamo voluto che fosse chiesto proprio da qui, dal sud, da Caserta. Da dove l’Europa può sembrare più lontana ma sembra più lontana perché ne abbiamo più bisogno».
Un incontro che idealmente risponde all’adunata identitaria di Matteo Salvini a Firenze, il quale per attirare un po’ di attenzione è costretto a rimettere mano al vecchio armamentario complottista dell’Europa degli «abusivi, dei banchieri, di Soros», una formula abbastanza consunta per rosicchiare un paio di punti a Giorgia Meloni e alla sua fratellanza tricolore.
A latere dell’incontro di Caserta sia la Presidente sia la Vicepresidente del Parlamento Europeo schivano le domande sull’adunata di Salvini a Firenze e dicono quasi in coro che questa «è il tempo del coraggio». Un messaggio universale alle segreterie dei partiti, alle cancellerie europee e agli alleati. Senza coraggio, le prossime elezioni potrebbero regalare brutte sorprese.