A prova di futuroCos’è “NOS”, il media-partito che vuole rivoluzionare la politica italiana

Il fondatore di Will Media Alessandro Tommasi ha creato una piattaforma contendibile e trasparente che guarda al mondo liberaldemocratico e punta a cambiare il linguaggio della politica: «non sarà l’ennesimo partitino al zero per cento. Sarà il riavvio forzato dei partiti»

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La sfida di Alessandro Tommasi è titanica: far conoscere in meno di sei mesi “NOS”, un movimento politico orizzontale, che rifiuta le leadership forti e in cui chiunque possa partecipare portando le sue idee, senza capi bastone, pacchetti di voti e altri antipatici orpelli della politica clientelare all’italiana. E vuole farlo nel paese dove la maggioranza dei partiti è plasmata sulla figura del leader carismatico e tutti gli altri luogotenenti occupano i talk show affinando la loro retorica per convincere gli ascoltatori di avere ragione, per cinque minuti. Ma addirittura parteciperà alle prossime elezioni europee, quelle del 9 giugno 2024, sapendo che per diventare eurodeputato bisogna ottenere centinaia di migliaia di preferenze in collegi talmente vasti da accorpare più regioni italiane. Le condizioni di partenza sembrano proibitive, ma a pensarci bene lo erano anche quelle del giornalismo italiano nel 2020 quando Tommasi ha fondato Will Media, diventata oggi una community online di più di 1,9 milioni di persone regolarmente consultata da tante persone per informarsi sul mondo. Un pubblico di giovanissimi, giovani e sempre meno giovani bramati da tanti giornali, ma che risultano a loro inaccessibili perché parlano un altro linguaggio. Will Media li ha conquistati ascoltandoli senza dare le notizie per scontate e dopo tre anni quella sfida nell’informazione l’ha vinta. Come ogni creatore di start-up che si rispetti, Tommasi ci riprova questa volta con la politica. «Ho lasciato Will per fondare NOS con l’obiettivo (non il sogno) di cambiare il sistema operativo della politica italiana. La selezione dei talenti, la loro retention e gli incentivi per la creazione delle leadership sono l’unica cosa di cui dovremmo parlare per un Paese a prova di futuro. Sognatore è colui che pensa di cambiare questo Paese con le stesse regole e gli stessi attori che ci hanno portato qui. NOS non sarà l’ennesimo partitino al zero per cento. Sarà il riavvio forzato dei partiti».

Come si fa a riavviare il sistema operativo della politica italiana? Non basta spegnere e riaccendere.
Si fa cambiando il modo in cui viene raccontata la politica. Usando un nuovo linguaggio riconquisteremo la fiducia perduta. Se non parleremo in maniera differente, saremo vittime di questo sistema del populismo, o meglio bipopulismo come lo chiamate anche voi de Linkiesta. Un sistema dove il linguaggio politico è slogan, dove è impossibile raccontare le proprie idee e convincere nuove persone. C’è una totale sfiducia da parte dei politici: si abbandonano al cinismo e a non credono più di poter suscitare curiosità e partecipazione nei cittadini e si rifugiano in vuote frasi a effetto. Bisogna smetterla di usare espressioni trite e ritrite come “sistema paese”, “senso di responsabilità”, “mettere le mani in tasca degli italiani” e quant’altro. Cambiamo la cornice: diamo la possibilità alle persone di fare proposte e capire come funziona la politica. In maniera trasparente. 

Per questo hai creato “NOS”. Come dobbiamo chiamarlo: partito, movimento, piattaforma?
Purtroppo la parola “partito” ha perso valore nel tempo, diventando un termine respingente che associamo a pensieri negativi. Non mi sento di biasimare chi lo pensa, visto che la fiducia dei cittadini è stata tradita tante volte. Al momento ci definiamo un “media-partito”. Uniamo la centralità del media per incidere nel linguaggio politico e la partecipazione politica dal basso. Il nostro obiettivo è concorrere alle prossime elezioni europee e cambiare il modo in cui attrarre le persone verso la politica. Io ho 38 anni, sono un maschio bianco, etero con quattro lire sul conto corrente, troppo facile per me attivarmi politicamente. Dobbiamo fare in modo che lo facciano le tante persone che si allontanano dalla politica o non si sono mai avvicinate. 

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Perché un giovane di oggi dovrebbe avvicinarsi a NOS?
Perché incontra persone di valore, perché vede che la struttura è contendibile, perché sa che può dare il suo contributo. L’unico metro di giudizio non è la fedeltà o il tempo speso a volantinare. Crediamo in questi incentivi per attrarre le persone migliori. Il nostro metodo è diverso: è una leadership di missione. Ho già detto che dopo le elezioni europee non sarò il leader di NOS perché qualunque sia il risultato, nel bene o nel male, serviranno delle competenze che non sono le mie. Applico quanto ho imparato nelle mie esperienze professionali con piattaforme come Airbnb, Lime e Will. Ho lavorato in contesti dove i leader includono e riconoscono le competenze facendo crescere i talenti. Rifuggo il modello del capo che pontifica e i sottoposti si inginocchiano. 

Come state includendo questi nuovi talenti?
Ci siamo organizzati su tre livelli: il media, la creazione delle proposte e l’attivazione territoriale dal basso, ispirandoci alle esperienze americane. Chiunque voglia partecipare alla piattaforma abilitante può compilare un form ed elencare i propri interessi e le competenze professionali. Siamo pigri a sufficienza per dire: “decidete voi quello che volete e potete fare”. Si possono scrivere delle proposte politiche, candidarsi come uno dei volti di Nos, scrivere contenuti sul canale social, oppure organizzare eventi di democrazia deliberativa sul territorio, come abbiamo fatto nelle prime dieci tappe del 2023, da Napoli a Genova. 

Di quali temi discutete sul territorio e online?
Ci sono quattro fenomeni di cambiamento inesorabili. Sono dei piani inclinati che la politica non affronta sperando che si auto risolvano. Ma vi do uno spoiler: non succederà. Parliamo del cambiamento demografico, il cambiamento tecnologico (che non stiamo capendo), il cambiamento climatico e il cambiamento nel produrre valore economico, che da queste parti vuol dire la produttività: a partire dagli stipendi bassi. Il bello dei nostri incontri dal vivo è che non sono panel cattedatrici in cui spieghiamo alle persone come devono pensare. Facciamo ciò che da anni si chiede alla politica: ascoltare. Siamo andati in giro per l’Italia chiedendo: “Cosa vi tiene svegli la notte?”, “Qual è il tema che vi ossessiona di più?”, “Quale argomento vedete trattato in maniera sbagliata o trascurato dalla politica e dai media? Da lì parte una discussione arricchente. La cosa più belle e vedere un martedì o giovedì sera alle 19:00 le persone che passano un’ora e mezza a confrontarsi sul futuro. E non viene fuori nemmeno una volta il nome di un politico. Il punto sono le sfide che ci attendono. Se la politica riuscisse a capire che non è la leadership personale di uno ma sono i temi che devono essere affrontati, avremmo molto più successo, specie nell’area alla quale guardiamo.

Ecco, qual è l’area a cui guardate?
Il nostro obiettivo è che NOS sia presente alle prossime elezioni europee con dei propri candidati all’interno di un’area liberaldemocratica che riesca a dare voce finalmente alle tante persone che cercano una casa politica. Non abbiamo l’ambizione di essere un partitino dello zero virgola. Vogliamo contribuire a mettere insieme tutti quelli che credono negli Stati Uniti d’Europa e nei valori liberaldemocratici. Noi non vogliamo rottamare le persone, ma le regole con cui funziona la cattiva politica. Basta con le leadership personali parliamo di temi. Non ha senso buttare il bambino con l’acqua sporca perché mi sta antipatico il leader di turno. Bisogna cambiare paradigma valorizzando i contenuti a discapito della personalizzazione della politica. Se invece ci comporteremo nello stesso modo cinico di sempre, parlando solo di sigle, alleanze e antipatie, otterremo sempre gli stessi risultati. 

Cosa farete per riunire questa area liberaldemocratica?
Lavoreremo per far sì che prima del 9 giugno gli attuali partiti di questa area decidano di creare un soggetto nuovo, veramente contendibile e in linea con lo spirito dell’articolo 49 della Costituzione. Facciamolo prima, senza aspettare i risultati delle elezioni europee per poi pesare i rapporti di forza. Se faremo così, quell’area liberaldemocratica, stretta ora in mezzo a due populismi e due radicalità sia nel nelle soluzioni, ma non nel metodo, potrà arrivare serenamente alla doppia cifra. Ci sono tante potenzialità inespresse in questa area politica che sono frenate perché non sanno come partecipare nella determinazione delle politiche. Dobbiamo superare la logica del rubamazzetto che ci fa dannare per rubare lo 0,1 per cento a un alleato. Bisogna parlare alla grande fetta degli astenuti che negli ultimi anni si sono allontanati dalla politica per protestare contro questa visione miope e cinica.

Gran parte dell’astensionismo però proviene proprio dalle aree interne del paese abituate a uno stile di comunicazione classico mediato dalla tv e dai talk show. I bipopulisti hanno imparato a parlare quel linguaggio. Non rischiate di essere percepiti come un fenomeno elitario?
Non sono nato in centro a Milano. Vengo da un paesino nella provincia di Varese e ho vissuto con l’idea autolimitante del soffitto di vetro che ci impedisce di sognare una vita migliore. Oggi le tecnologie digitali ci permettono di diminuire quelle disuguaglianze. Per cambiare il linguaggio dobbiamo per forza partire dai social, unendo gli eventi dal vivo. Se riusciremo a rendere più attrattivi i temi a noi cari allora anche i media tradizionali ne parleranno. Bisogna rompere l’antipatica catena per cui si parla di alcuni temi nei giornali o in tv solo perché si pensa che interessino a chi compra i giornali e chi guarda i talk show. Là fuori c’è un’alternativa e l’esperienza di Will lo ha dimostrato facendo oltre un milione di follower parlando di temi potenzialmente noiosi. Se vogliamo davvero aiutare le aree interne iniziamo a parlare di come potenziare le infrastrutture digitali per ridurre le distanze, potenziamo le borse di studio che per chi nasce in un piccolo paesino è l’unico modo per andare fuori di casa e tornare con molte più competenze nella formazione e nel lavoro.

Chiudiamo con altri temi di cui parlete nei prossimi mesi. Quali sono le battaglie politiche “noiose” che NOS intende rendere digeribile al grande pubblico?
Ne cito due. Il primo è un tema poco conosciuto con un nome antipatico, ma decisivo: il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). Parliamo del sistema in cui si applica una tassa sulle importazioni extra-UE basata sulle emissioni di carbonio utilizzate per produrli. Attualmente è in fase di test, ma va estesa in più settori per sostenere l’impegno europeo nella sostenibilità. Incentiva le aziende a non spostare la produzione fuori dall’Europa solo per minori costi e standard, poiché pagheranno comunque per le emissioni. Quindi, l’obiettivo è sia sostenere la sostenibilità sia influenzare positivamente altri mercati. Bisogna rivedere anche la legge sulle start-up, concepite ancora come un fenomeno di colore. Se vogliamo aumentarle bisogna liberare i capitali, abbassando le tasse per chi investe in modo da avere più dinamismo e più business angel. E allo stesso tempo diciamo a chi fa nuova impresa che bisogna assumere e prendersi una certa dose di rischio. Se fai lo startupper e non hai dipendenti è bello da raccontare al bar, ma non vai lontano.