Dittatura isolataL’ennesimo fallimento diplomatico della Russia al trentesimo summit Osce

Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia e Ucraina hanno boicottato il vertice svoltosi a Skopje, in Macedonia del Nord, a causa della presenza di Sergej Lavrov. Nonostante i veti del Cremlino, i paesi membri hanno raggiunto un accordo sulla futura presidenza che sarà assunta da Malta a partire dal 2024, ma rischia di essere depotenziata

LaPresse

Si è concluso pochi giorni fa a Skopje, in Macedonia del nord, il trentesimo vertice dell’Osce—l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, con l’ufficializzazione della nuova presidenza di turno che dal 2024 spetterà a Malta. A catalizzare l’attenzione è stata la partecipazione del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in quella che si è rivelata la prima visita in un Paese NATO dall’inizio del conflitto (a eccezione della Turchia). Una presenza ingombrante che ha creato più di qualche attrito a livello diplomatico. Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia e Ucraina hanno infatti disertato l’incontro una volta ufficializzata la presenza della Russia. In una dichiarazione congiunta, le tre nazioni baltiche hanno sottolineato che con la presenza di Lavrov si rischiava di «legittimare l’aggressore russo come membro della comunità di nazioni libere, banalizzare gli atroci crimini che Mosca ha commesso e sopportare la palese violazione e il disprezzo della Russia dei principi e degli impegni fondamentali dell’Osce». 

La partecipazione russa non ha lasciato indifferenti nemmeno Stati Uniti e Unione europea. Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha evitato di incontrare il ministro russo partendo per Israele prima del suo arrivo. Blinken ha accusato la Russia di violare i principi fondamentali e di produrre sforzi incessanti per ostacolare il lavoro dell’Osce. Mentre l’alto rappresentante Borrell ha voluto sottolineare come la Russia sia sempre più isolata. Alcuni delegati europei hanno lasciato l’aula durante il discorso di Lavrov, altri lo hanno attaccato. 

L’inviato di Mosca (che ha dovuto affrontare qualche difficoltà logistica visto che la Bulgaria ha negato l’apertura del proprio spazio aereo al volo russo perché a bordo c’era la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, che è sanzionata dall’UE) ha messo in scena il solito repertorio della propaganda di Putin accusando l’Osce di essere diventata un’appendice della NATO e definendo Blinken e Borrell «dei codardi che hanno paura di qualsiasi conversazione onesta con i fatti alla mano». Dopo due giorni di dibattito molto intenso i circa cinquanta Paesi presenti hanno trovato una convergenza su Malta. Pur non facendo parte della NATO, La Valletta è comunque membro dell’Unione europea ed è quindi un fermo sostenitore di Kyjiv. 

Le trattative che hanno portato all’individuazione della nuova guida dell’organizzazione sono state piuttosto turbolente e l’accordo è stato trovato solo nelle ultime settimane. La candidatura principale doveva essere quella dell’Estonia che non si è però concretizzata a causa del veto imposto dalla Russia. Il Cremlino ha trascorso gli ultimi mesi a fare ostruzione nei confronti di Tallin, tra i più fermi oppositori di Putin dall’inizio della guerra. Sempre per questioni legate al conflitto, inoltre, Mosca ha bloccato l’approvazione degli ultimi due bilanci, paralizzando di fatto l’attività dell’Osce. La nuova presidenza maltese dovrà quindi rimettere in moto una macchina finanziaria ferma dal 2021. 

L’elefante rimane nella stanza. Organizzazioni come l’Osce, il G20 e il Consiglio delle Nazioni Unite prevedono la partecipazione della Russia nonostante il Cremlino ne violi ripetutamente i principi. Nel caso dell’Organizzazione europea l’obiezione sollevata dai Paesi baltici, che vedono nella presenza di Lavrov una legittimazione dell’aggressore russo come membro della comunità internazionale, è più che giustificata. Così come più che giustificata è la posizione del ministero degli Esteri ucraino quando chiede di salvare l’Osce dalla Russia, piuttosto che tentare un percorso di reintegrazione. Soprattutto dopo che Mosca ha detenuto illegalmente tre funzionari ucraini dell’Organizzazione per più di cinquecento giorni. 

La presenza a Skopje è inoltre servita alla Russia per la propria propaganda interna e l’aver stoppato la candidatura estone è stato salutato dal Cremlino come una vittoria politica. Quindi, che fare? Boicottare del tutto la partecipazione russa o continuare a percorrere la via diplomatica che finora si è scontrata contro il muro di gomma di Mosca? Il tema è controverso e tra tanti Paesi rappresentati non tutti la pensano allo stesso modo. Riguardo l’Osce, se da un lato appaiono condivisibili le ragioni di Estonia, Lettonia e Lituania dall’altro il pragmatismo politico imponeva di sbloccare in qualche modo l’impasse venutasi a creare ai vertici dell’organizzazione. È evidente però che stando così le cose la guida maltese rischia di essere poco efficace e con uno spazio di manovra limitato, perché bloccata dai ricatti russi. 

Dal punto di vista diplomatico poi la presenza della Russia al vertice in Macedonia non ha prodotto granché se non due incontri bilaterali con il ministro degli esteri austriaco Alexander Schallenberg e con l’ungherese Peter Szijjarto che non hanno portato alcun risultato (le aspettative non erano alte, soprattutto sull’Ungheria che con Mosca continua a fare affari). Si torna al punto di partenza quindi. Nel frattempo, l’elefante resta ancora lì, ben saldo al centro della stanza.

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