Mobilità vitaleLa non profit che dona biciclette alla popolazione ucraina

La comunità ciclistica milanese sta partecipando al progetto Bikes4Ukraine, che ha bisogno di fondi per portare i mezzi nelle zone più isolate del Paese. Senza trasporto pubblico e carburante, pedalare resta l’unica via per sbrigare le attività quotidiane

@bikes4ukraine / Instagram

Carreggiate distrutte dai bombardamenti, trasporto pubblico bloccato, carenza di carburante: nelle città ucraine maggiormente coinvolte nella guerra, la mobilità di base è minacciata e le persone non riescono a sbrigare alcun tipo di faccenda quotidiana. A Leopoli, per rendere l’idea, si contano almeno centocinquantamila rifugiati interni che non possono fare la spesa, andare dal medico o in farmacia, trovare amici e familiari. Pedalare, inoltre, è spesso l’unico modo per spostarsi nelle zone rurali e accedere a una serie di servizi essenziali. Non a caso, le biciclette vengono utilizzate anche dagli operatori sociali e dalle Ong per consegnare cibo, medicinali, vestiti e altre forniture umanitarie nelle aree non occupate. 

A dare forma al problema, portando soluzioni concrete, ci sta pensando Bikes4Ukraine, non profit danese che raccoglie donazioni per inviare bici usate – perfettamente funzionanti – nelle città e nei piccoli villaggi ucraini. Promosso da Mikael Colville-Andersen, urban designer ed esperto di mobilità urbana, il progetto è supportato anche dai volti noti e dalle associazioni (come Ciclochard) della comunità ciclistica meneghina.

Dopo una prima raccolta di biciclette, la rete dei ciclisti milanesi si sta riorganizzando per inviare nuovi mezzi in Ucraina e raccogliere i fondi utili per la logistica e il trasporto. L’obiettivo è arrivare a cinquemila euro, necessari per un camion con centocinquanta biciclette. 

 

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«Da sempre, la bicicletta svolge con semplicità il suo compito di fornire uno strumento prezioso per semplificare la vita quotidiana. Lo diamo per scontato, e va bene così. Ma quando si verifica una crisi o un disastro, la bicicletta diventa uno strumento e un simbolo incredibilmente prezioso», ha scritto Mikael Colville-Andersen, che dal giugno 2022 è stato sei volte nelle zone di guerra per toccare con mano i problemi della popolazione ucraina a livello di mobilità quotidiana (e non solo).

Dal luglio 2022, si legge sul sito del progetto, sono state consegnate centinaia di biciclette da Copenaghen, Berlino, Gent e Budapest a più di trenta città e paesi dell’Ucraina. I mezzi vengono utilizzati ogni giorno per consegnare aiuti umanitari, acqua, cibo e medicine. E, perché no, anche per regalare un po’ di svago e divertimento quotidiano ai cittadini dopo (quasi) due anni di guerra. 

Ora le città più in sofferenza sono Leopoli, Chernihiv, Bucha, Mykolaiv, Dnipro, Kherson e Kharkiv: il prossimo “carico” di mezzi a pedali potrebbe toccare proprio quelle zone. Settimana scorsa, nella città di Dnipro, Bikes4Ukraine ha raggiunto il traguardo delle mille bici consegnate, ma il progetto non ha intenzione di fermarsi, sfruttando la solidarietà delle comunità ciclistiche delle città dell’Europa occidentale. Milano compresa.