Asse dispoticoLa debolezza della Russia sta rendendo più forte (e sfrontata) la Corea del Nord

L’alleanza con Mosca ha permesso a Pyongyang di ricevere denaro, accedere a tecnologia aerospaziale avanzata e risorse come gas naturale, petrolio e derrate alimentari, migliorando capacità del regime in ambito militare e spaziale. Secondo alcuni esperti questo potrebbe portare presto Kim Jong-un a dichiarare guerra alla Corea del Sud (che lo sa e aiuta Kyjiv)

Unsplash

L’intensificarsi delle relazioni tra Russia e Corea del Nord sta diventando sempre più esplicito, rivitalizzando il regime di Kim Jong-un. Martedì scorso la ministra degli Esteri nordcoreana è stata ricevuta al Cremlino direttamente da Vladimir Putin, prendendosi la libertà di lodare i proficui legami tra Mosca e Pyongyang mentre consegnava al presidente russo l’invito di Kim per una visita ufficiale nella dittatura più repressiva del mondo. «La Repubblica popolare democratica di Corea è un nostro partner molto importante, e siamo concentrati sull’ulteriore sviluppo delle nostre relazioni in tutti i settori, comprese quelle sensibili», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Prima dell’invasione russa dell’Ucraina era impensabile per i nordcoreani rivolgersi alla Russia con questi toni da partner alla pari, ma dopo quasi due anni di guerra e sanzioni gli equilibri sono cambiati. A settembre dell’anno scorso Putin ha ricevuto Kim nell’estremo oriente russo, accompagnandolo in una visita al centro spaziale di Vostochny, un luogo dall’alto valore simbolico visto il desiderio del dittatore nordcoreano di lanciare satelliti nello spazio.

L’incontro faceva seguito all’avvicinamento di alcuni mesi prima, confermando le informazioni sulla nascita di un’alleanza molto più stretta tra Mosca e Pyongyang, che a novembre ha permesso a Kim di realizzare il desiderio di lanciare nello spazio il primo satellite spia nordcoreano, e la settimana scorsa di testare per la prima volta un missile balistico a raggio intermedio a combustibile solido dotato di testata ipersonica.

Senza la guerra in Ucraina la cooperazione tra Russia e Corea del Nord non si sarebbe mai sviluppata in questo modo: i russi hanno bisogno delle forniture militari nordcoreane di munizioni d’artiglieria, lanciarazzi, mortai, e più recentemente anche di missili balistici a corto raggio; mentre i nordcoreani ricevono gas naturale, petrolio, derrate alimentari e denaro. Ma soprattutto, Pyongyang ottiene l’accesso alla tecnologia aerospaziale russa, e uno spazio d’azione che finora gli era precluso sia da Mosca che da Pechino. Tutto ciò permette al regime di Kim di adottare una retorica molto più aggressiva nei confronti dei paesi che considera nemici.

I media statali nordcoreani hanno riferito che il «leader supremo» Kim ha proposto di modificare la costituzione del paese per rimuovere tutti i riferimenti alla riunificazione con la Corea del Sud, che andrebbe inquadrato come il principale nemico della Corea del Nord. Affermazioni che hanno fatto eco al rifiuto della riunificazione espresso da Kim nel discorso di Capodanno, e arrivano una settimana dopo che le forze nordcoreane hanno sparato duecento proiettili verso le isole del confine marittimo conteso tra le due Coree. Qualche giorno dopo Kim ha annunciato di aver condotto il test di un sistema di armi nucleari sottomarine in grado di creare uno tsunami radioattivo, continuando così a tener viva una retorica dell’escalation ai limiti della distopia.

Raccogliere informazioni su cosa accade a Pyongyang è estremamente difficile, ma la retorica di Kim sembra voler preparare i nordcoreani al protrarsi di tempi difficili. Lo stato continuerà a stanziare poche risorse per la popolazione a causa della necessità di sviluppare armamenti per proteggersi dai suoi nemici, Corea del Sud e Stati Uniti. Secondo Jeremy Chan, analista senior dell’Eurasia Group, non va escluso che Kim stia usando la retorica bellicosa in vista delle elezioni legislative in Corea del Sud e delle presidenziali negli Stati Uniti. «Entro la fine di quest’anno Kim potrebbe guardare a un’eventuale vittoria di Donald Trump come a un’opportunità per strappare un accordo che, a differenza del passato, non mira alla denuclearizzazione della penisola coreana ma a qualcosa di più simile a un congelamento».

Altri esperti invece temono che Kim si stia realmente preparando alla guerra, come Remco Breuker, professore di studi coreani all’Università di Leiden ascoltato dall’emittente pubblica olandese Nos, che ritiene che l’Occidente stia sottovalutando la Corea del Nord. «Quando si osserva la produzione di armamenti nordcoreana, sia per i propri arsenali che per la vendita all’estero, e difficile non pensare che Pyongyang si stia preparando alla guerra. Se poi ci sarà effettivamente un conflitto per ora non si può dire, ma questa realtà non può essere ignorata».

Conoscere le reali intenzioni di uno dei regimi più impenetrabili del mondo forse è impossibile, ma guardando alla rinnovata e spregiudicata aggressività dell’Iran, anch’esso un regime rafforzato dal bisogno russo di armamenti, niente può essere escluso. «Mosca, Teheran e Pyongyang stanno sfruttando il loro potenziale militare per produrre la quantità di armi necessarie per sopraffare la resistenza occidentale. Questa alleanza pone gravi minacce al futuro della sicurezza globale. Se la Russia dovesse prevalere in Ucraina grazie al sostegno militare di Iran e Corea del Nord, gli ucraini non saranno le ultime vittime», afferma Olivia Yanchik, analista dell’Atlantic Council Eurasia Center.

È per questo motivo che, ironia della sorte e della storia, anche la Corea del Sud ha assunto un ruolo fondamentale nel conflitto in Ucraina. L’anno scorso Seul è stato il più grande fornitore di proiettili d’artiglieria da 155 mm per Kyjiv una quantità secondo il Washington Post superiore a quella di tutti i Paesi europei messi insieme, senza la quale le forze armate ucraine avrebbero sofferto una drammatica carenza di munizioni lungo la linea del fronte.

Che una democrazia dell’Estremo oriente sia più consapevole di molte democrazie europee dell’importanza della vittoria dell’Ucraina dovrebbe far riflettere, soprattutto se si ricorda che i paesi dell’Unione europea non sono stati in grado di rispettare la promessa di fornire un milione di munizioni alle forze armate ucraine.

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter