Mediazione emiratinaIl Qatar propone l’esilio dei leader di Hamas in cambio del rilascio degli ostaggi

Un’idea per un accordo di pace arriva da Doha e prevede la fine delle operazioni militari di Israele, la deportazione dei vertici dell’organizzazione terroristica in un Paese amico e la liberazione dei catturati il 7 ottobre

AP/Lapresse

Il Qatar avrebbe avanzato una proposta per un accordo di pace tra Israele e Hamas per mettere fine alla guerra a Gaza. Lo Stato ebraico dovrebbe cessare tutte le operazioni militari e ritirarsi dalla Striscia, ci sarebbe la deportazione dei leader di Hamas – con l’esilio in un Paese amico – e poi il rilascio graduale di tutti gli ostaggi catturati durante il massacro del 7 ottobre.

La notizia è stata riportata oggi da Repubblica, in un articolo firmato da Daniele Raineri. Ma se Israele ha fatto sapere che la proposta è oggetto di discussione tra i vertici del Paese, Hamas ha subito presentato diverse obiezioni, a partire dal fatto che rinuncia a qualsiasi trattativa sugli ostaggi se prima – qui la dimensione temporale è fondamentale – non c’è il cessate il fuoco da parte di Israele. Inoltre il gruppo terrorista palestinese rifiuta qualsiasi accordo che implichi la fine del suo controllo sulla Striscia – che va avanti dal 2007 – e infine ricorda che la condizione necessaria e già annunciata per la restituzione degli ostaggi è la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane.

«Con questa proposta di pace il Qatar, che da sponsor di Hamas conosce meglio degli altri che cosa succede dentro alla Striscia, riconosce che più i giorni passano e più si avvicina la fine militare del gruppo terroristico, e che una capitolazione dei leader con esilio in cambio degli ostaggi potrebbe essere un finale plausibile», scrive Raineri su Repubblica. «Sinwar ormai si muoverebbe circondato da ostaggi per tenere lontani i raid aerei nel caso gli israeliani scoprissero la sua posizione, secondo fonti della sicurezza israeliana. Se li rimettesse in libertà si priverebbe di uno strato di protezione».

Intanto ieri la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock in visita a Beirut ha promesso quindici milioni di euro per sostenere le forze armate libanesi nella difesa del confine con Israele, chiedendo al contempo il ritiro delle forze di Hezbollah. «L’esercito deve essere in grado di esercitare un controllo efficace sulla regione per contenere le milizie armate e le organizzazioni terroristiche», ha detto la ministra, aggiungendo che questo servirà ad aiutare l’esercito libanese a proteggere meglio il confine meridionale con Israele. Oggi è arrivato a Beirut anche Amos Hochstein, consigliere speciale del presidente Usa Joe Biden, per incontrare il primo ministro libanese uscente Nagib Mikati al Grand Serail alle 11:30.

A Ramallah, invece, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha incontrato il leader dell’Anp, Abu Mazen, per parlare di cosa succederà dopo la guerra, ma il colloquio è stato definito dai media internazionali «teso e litigioso».

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