Dottrina PutinLa repressione omofoba del regime russo contro la comunità LGBT+

La Corte Suprema russa ha etichettato il movimento internazionale per i diritti LGBT+ come estremista. Il clima di discriminazione verso le minoranze sessuali nel paese è divenuto ancora più pesante dopo l'inizio dell'invasione in Ucraina

LaPresse

Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

La Corte Suprema della Federazione Russa ha approvato la mozione presentata dal ministero della Giustizia russo di etichettare il movimento LGBT+ internazionale come estremista. La mozione prende di mira l’intero movimento per i diritti LGBT+, non un’organizzazione specifica. Questa mossa si allinea con una strategia più ampia di crescente discriminazione e persecuzione contro la comunità in Russia nell’ultimo decennio, coinvolgendo legislazioni repressive e odio promosso dallo Stato.

In base all’articolo 282.2 del Codice Penale russo, l’adesione a un’organizzazione estremista è punita con sei o anche dieci anni di carcere. Il riconoscimento di un’organizzazione come estremista comporta il rischio di persecuzione per “propaganda di estremismo” che si manifesta anche solo con l’esposizione di simboli attribuiti alla comunità LGBT+. I tentativi in corso di ampliare le leggi sull’estremismo sollevano preoccupazioni riguardo a ulteriori possibilità di perseguire coloro che sostengono i diritti LGBT+. Il precedente di perseguire individui per un non ben definito e arbitrario concetto di “giustificazione del terrorismo” suggerisce che anche discussioni o espressioni artistiche possano portare a procedimenti giudiziari e arresti. Ma perché questo accanimento, e quali sono le conseguenze sociali della continua e battente trasformazione del quadro normativo?

La politicizzazione dei diritti
Nella Russia post-sovietica dei primi anni ’90 il panorama legale dei diritti LGBT+ aveva visto cambiamenti positivi, inclusa la decriminalizzazione (1993) e la depatologizzazione (1999) delle relazioni omosessuali. Anche i diritti transgender, come il cambio di genere nei documenti d’identità, avevano registrato miglioramenti. Tuttavia nell’ultimo decennio la Russia ha introdotto cambiamenti legislativi repressivi mirati ai diritti LGBT+.

Nel 2020, le unioni tra persone dello stesso sesso sono state vietate e nel 2023 una legge ha reso punibili trattamenti chirurgici e ormonali per le transizioni di genere. Un’altra legge (dicembre 2022), ha esteso il divieto di propaganda di relazioni sessuali non tradizionali a tutte le fasce d’età, vietando la menzione o l’esposizione pubblica di argomenti LGBT+. Le violazioni di queste leggi possono comportare multe, arresti ed espulsioni.

L’invasione russa dell’Ucraina è stata accompagnata da un’intensa propaganda politica a favore dei valori tradizionali e contraria alle norme sulle questioni di genere e ai diritti LGBT+. La Russia si presenta come difensore globale dei “valori tradizionali”, e dipinge i diritti LGBT+ come una minaccia occidentale alla cultura nazionale e di conseguenza la legislazione repressiva come una misura necessaria di sicurezza, come baluardo contro il declino morale occidentale. Lo scontro tra il liberalismo occidentale e il conservatorismo russo è evidente, con i diritti LGBT+ che diventano un indicatore di scelta di campo.

Il conservatorismo russo, radicato nel patriarcato e nell’eteronormatività, riceve supporto transnazionale da attori di destra e ultraconservatori occidentali. Cambiamenti legislativi come la legge sulle organizzazioni indesiderate e la legge sugli agenti stranieri limitano gli aiuti internazionali alla società civile russa e fungono da strumenti di repressione contro i critici. L’ostilità del Cremlino verso il liberalismo occidentale si allinea a un crescente autoritarismo, e disegna sempre più l’Occidente come un nemico che influenza i critici e gli oppositori del regime.

L’impatto delle leggi sulla società
Il divieto di tenere il Pride e di altri eventi LGBT+, insieme al rifiuto di registrare organizzazioni LGBT+ e аll’impianto normativo discriminatorio, ha creato un ambiente ostile, che ha portato a un aumento dei crimini d’odio e della discriminazione contro la comunità LGBT+.

I crimini d’odio hanno registrato un continuo aumento nell’ultimo decennio, soprattutto dall’introduzione della legge sulla propaganda gay. Un crimine d’odio, come definito dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR) dell’OSCE, coinvolge reati commessi con un movente di pregiudizio nei confronti di un gruppo sociale specifico, come razza, etnia, genere od orientamento sessuale. Questi crimini mirano al gruppo nel suo insieme, indipendentemente da chi sia il singolo. Leggi che limitano i diritti di un particolare gruppo sociale e introducono disuguaglianze diventano veicolo che conduce a un aumento di violenza contro il gruppo discriminato.

La legge sulla propaganda gay introdotta nel 2013 presentava una definizione vaga, conferendo ampia discrezionalità alle forze dell’ordine e ai giudici. Nonostante il suo utilizzo relativamente raro in azioni legali, con poco più di cinquanta persone e organizzazioni condannate in dieci anni, la legge ha avuto un impatto sociale, contribuendo alle opinioni negative verso le persone LGBT+ nella società. Ha trasmesso il messaggio che i membri della comunità LGBT+ sono cittadini di seconda classe con diritti limitati, giustificando implicitamente le violenze contro di loro.

L’influenza della legge sulla società si riflette non solo negli atti di violenza ma anche in un cambiamento nell’opinione pubblica, con atteggiamenti negativi e reati che nel giro di pochi anni sono triplicati. Un rapporto del 2021 del Levada Center ha illustrato una significativa diminuzione dell’atteggiamento neutrale e un aumento dei sentimenti di disgusto o paura verso la comunità LGBT+. La percentuale di persone che negano il diritto di intrattenere relazioni dello stesso sesso è aumentata, indicando un ambiente ostile creato in parte dalla legge sulla propaganda gay.

Questo cambiamento di sentimenti è associato a un aumento della violenza contro la comunità LGBT+, come evidenziato dai dati sui crimini d’odio. Tra il 2014 e il 2019, i casi segnalati di discriminazione e violenza legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere sono aumentati significativamente. La polizia spesso non offre una protezione sufficiente, con le vittime che temono discriminazioni o queerfobia. In risposta ai rischi, gli attivisti hanno cambiato tattica, organizzando prevalentemente eventi al chiuso, a causa delle difficoltà nell’ottenere il permesso per eventi di strada e per evitare la potenziale violenza.

Ricercatori dell’University College Dublin hanno sviluppato un metodo per identificare i crimini d’odio nei database giudiziari aperti in Russia, rivelando che tra il 2010 e il 2020 sono stati commessi millecinquantasei crimini d’odio contro ottocentocinquantatré individui, con trecentosessantacinque morti. Il tasso annuale di tali crimini è triplicato dopo l’entrata in vigore della legge sulla propaganda gay. I crimini diventano sempre più violenti e organizzati, con interi collettivi criminali coinvolti. Tuttavia, i casi documentati rappresentano solo una frazione della violenza omofobica totale, poiché gli episodi giudiziari costituiscono una piccola percentuale (due-sette percento) del totale.

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter