Soldato SicilyIn Ucraina c’è un volontario siciliano che combatte i russi con i droni

Ha passato il Natale in trincea, al centro di addestramento di Leopoli i commilitoni volevano chiamarlo Luigi come il fratello di Super Mario, e in otto mesi è diventato Sergente Junior e si occupa di un piccolo team di ricognizione

AP/Lapresse

C’è un siciliano in Ucraina. Non è lì per turismo, ma per aiutare gli ucraini a resistere all’invasione russa. Ha passato il Natale in trincea facendo volare droni con la sua unità. Quand’è arrivato al centro di addestramento di Leopoli – nell’Ovest del Paese in guerra – i suoi commilitoni volevano chiamarlo Luigi, come il fratello dell’idraulico italiano più famoso della Nintendo. D’altronde se non scappi dopo il primo mese di addestramenti militari e sveglie repentine di notte per gli attacchi russi con missili e droni unidirezionali (i kamikaze, per intenderci), un callsign te lo meriti.

Si tratta di un soprannome che gli altri soldati useranno migliaia di volte per chiamarti sul campo di battaglia, così come a riposo. Un’altra identità, in tutto e per tutto bellica, che si affianca a quella da civile che hai da quando sei nato. «Alla fine però l’ho spuntata io e sono riuscito a farmi chiamare Sicily», dice soddisfatto il volontario, che chiede di non rivelare il suo vero nome per motivi di sicurezza (la sua, ma anche quella della sua famiglia in Sicilia). Col tempo il callsign è diventato poi una protezione per la vita privata del combattente, in una guerra ormai onnipresente sui social media. Ad esempio, è presente su X (ex Twitter) come @warnoire.

«Io sono arrivato qui per la prima volta a fine maggio 2023», ricorda Sicily, «per poi andarmene ad agosto, dopo una missione andata male. Una brutta storia. In un’azione pianificata con recon cattive (le informazioni preliminari usate per stabilire i piani d’azione, ndr) ci avevano detto che andavamo solo contro fanteria e invece ci siamo trovati contro carri e artiglieria. Finì male. Quando sono tornato mi hanno promosso, ma sono comunque rimpatriato in Italia».

Però anche da noi ci sono dei pericoli per un tipo come lui, ad esempio su internet. «Mentre partecipavo a un gruppo Facebook per aiutare altri volontari ad arrivare in Ucraina», spiega con un tono infastidito, «scrivevo agli stranieri cosa portarsi e robe così, qualcuno ha diffuso le nostre schede di presentazione sul canale Telegram “Track a nazi merc”». Difficile capire se fosse una leggerezza di qualche iscritto inacidito o l’azione di un infiltrato. Quelle schede, create per avere un’idea di chi ti dà notizie su un tema tanto delicato, avevano ognuna una foto e dei dati personali.

«Per fortuna nella mia c’erano soltanto il mio callsign e poco della mia faccia, ma ho pensato che, se devo essere nel loro mirino, meglio che sto nella mia unità». “Track a nazi merc” è probabilmente gestito da un filorusso del Sudafrica ed è spesso l’anticamera per ricevere una taglia in quanto “mercenario nazista” in Ucraina. Un’accusa trita e ritrita che vive soltanto nelle fantasie della propaganda russa, per cui ogni nemico di Mosca è un nazista per definizione (importata dalla Grande guerra patriottica, il nome sovietico per la Seconda guerra mondiale) e ogni volontario estero un mercenario. Questo almeno secondo l’esercito che ha ripreso a schierare i combattenti prezzolati di ultradestra del Gruppo Wagner, dopo averne ucciso il comandante con aspirazioni neocosacche Evgenij Prigožin.

Una foto di Sicily dal fronte

«Così sono qui ormai da otto mesi, a parte quella pausa», riprende Sicily. «Adesso sono un Sergente Junior e mi occupo di un piccolo team di ricognizione». Per le operazioni la sua unità – inquadrata nella Legione Internazionale – utilizza i droni Mavic e Autel, ma anche gli ormai famosi droni Fpv (First person view, visuale in prima persona). Mentre i primi due sono utili soltanto per localizzare i nemici dall’alto, quelli Fpv montano degli ordigni – come talvolta dei razzi anticarro – capaci di distruggere carri armati. O neutralizzare i fanti nemici. «Abbiamo colpito dei T-80 e anche due T-72 russi, ma la maggior parte delle volte facciamo semplici ricognizioni prima del passaggio delle altre forze d’assalto. Anche d’inverno noi della Legione cerchiamo di rimanere in offensiva ed evitare la pressione russa», rivendica con orgoglio.

Nella zona di Kramators’k dove è schierato (preferisce non rivelare la sua posizione esatta) hanno visto un crescendo da parte degli assalti russi, negli ultimi mesi. Sia in violenza, sia come numero. «Penso che vogliano provare ad avanzare prima della primavera per poi provare ad attuare una controffensiva mirata. Noi ovviamente li blocchiamo sul nascere ogni volta che ci provano», dice Sicily.

Col tempo, e grazie alle donazioni private, Sicily è riuscito a comporre il suo equipaggiamento (anche se con quei soldi non compra né armi né munizioni, ma droni, vestiti, cibo e kit medici), ma all’inizio aveva in dotazione soltanto un Ak-47 del 1960. «Ora uso un fucile Akm del 1982 con magnifier (ottica di precisione, ndr) e red dot Eotech (mirino per le distanze medie, ndr)». Cambia equipaggiamento alla bisogna: «Di notte ho una Pvs14, una visione notturna di seconda generazione e un kit leggero da ricognizione terrestre formato da giubbotto antiproiettile con placche di livello 4, una cinta leggera con quattro caricatori, quattro granate, un Ifak (borsa medica, ndr) e una dump bag. Se faccio ricognizione aerea, modifico la cinta con un’ulteriore sacca dove mantengo le batterie del drone; se dobbiamo muoverci molto utilizzo un Dji Mavic 3, mentre se sono in posizione statica utilizzo un Dji Matrice 30T».

Il suo gruppo è formato da uno spagnolo, un inglese e due americani. Ha sentito di un altro italiano arrivato in Legione, ma non l’ha ancora visto perché è in un’altra unità. Spesso pensa a casa, ma in questo momento non ha un posto che può esattamente chiamare così: «Ho ripreso a parlare con mia madre soltanto di recente, e poco. La mia famiglia non approva la mia scelta. Ma appena potrò, rientrerò in Italia per una vacanza».

Invece il suo primo Natale in Ucraina l’ha passato a fare ricognizione. «Ci siamo svegliati alle 4 e mezza per prepararci. Dall’alto abbiamo visto movimenti russi e la mattina abbiamo festeggiato distruggendo un paio di tank con i droni Fpv. In trincea i miei compagni hanno portato diversi dolci e una serie di pasti pronti che abbiamo mangiato per festeggiare il Natale. Non è stato qualcosa di tipico, ma alla fine mi è piaciuto molto e siamo riusciti a fare un buon lavoro. Abbiamo portato pure due Starlink (azienda di comunicazioni satellitari di Elon Musk, ndr) e abbiamo potuto chiamare a casa per fare gli auguri alle famiglie».

Su Internet molti apprezzano i suoi post e quello che fa, ma altri cercano di sminuirlo. Se ne cura poco, quando l’importante è l’appoggio degli Stati occidentali all’Ucraina. «La reazione occidentale è una bilanciata vista la situazione. Questa guerra è generazionale, non è cominciata dal nulla, ma la popolazione occidentale – ahimè – non è preparata ad un conflitto, e abbiamo fatto l’errore di pensare che un confronto mondiale non possa scoppiare. Negli ultimi ottant’anni abbiamo dimenticato cosa significa la guerra, quali sono i rischi. Non rendendoci conto di ciò, abbiamo dimenticato i nostri ideali e come difenderli» sono le sue considerazioni.

Una guerra ormai di prova, destinata a durare a lungo perché nessuna delle due parti è disposta ad arrendersi. «Di prova perché si sta anche testando come si comporta la Nato in caso di aggressione. Soprattutto la Cina, secondo me, sta vedendo come gli Usa reagiranno in caso di conflitto con Taiwan. La controffensiva estiva non ha funzionato perché la Russia si era preparata bene dopo aver subito due volte le tattiche ucraine. L’esercito di Kyjiv è ancora troppo impostato alla sovietica, centralizzato nella catena di comando. E i mobilitati ucraini vanno addestrati e motivati meglio».

Quindi difficoltà e festività al fronte per Sicily, ma nessun dubbio su come si concluderà questa guerra: «Con la nostra vittoria, ovviamente».

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