Fine vitaZaia difende la proposta regionale di regolamentare il suicido assistito

In una intervista al Corriere della Sera il presidente della Regione Veneto ha commentato la bocciatura nel Consiglio regionale veneto della norma per regolare modalità e tempi del suicidio medicalmente assistito: «Noi amministratori siamo chiamati a dare risposte ai cittadini, anche o soprattutto di fronte a situazioni così delicate»

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«Gli ipocriti fingono di non vedere che il suicidio assistito c’è già ma respingono la necessità di adottare una legge per regolamentarlo. Qualcuno ha voluto far passare il messaggio, scorretto oltre che sbagliato, che la legge autorizzasse il fine vita. Ma non è così. Questa possibilità esiste già in forza di una sentenza della Corte costituzionale del 2019. Puntava a regolare modalità e tempi». Così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha commentato la mancata approvazione del progetto di legge sul suicidio medicalmente assistito che ha visto spaccare la maggioranza del Consiglio regionale veneto. Sia Forza Italia che Fratelli d’Italia hanno votato contro il tema etico.

Nell’intervista al Corriere della Sera Zaia ha ricordato che il voto in consiglio regionale non è stata una sua scelta personale ma il frutto di una iniziativa popolare sostenuta da una raccolta di novemila firme da parte dell’associazione Coscioni che è stata presentata in tutte le Regioni visto che il Parlamento nazionale ancora non ha legiferato nonostante la decisione della Consulta di cinque anni fa. «Serve normare nel dettaglio le procedure e i tempi, a tutela estrema del paziente, aspetti non contenuti nella sentenza della Consulta. Al di là di tanti bei discorsi di principio, c’è la vita che bussa alla nostra porta. Noi amministratori siamo chiamati a dare risposte ai cittadini, anche o soprattutto di fronte a situazioni così delicate. Credo che i cittadini sarebbero favorevoli ad avere una legge che regola i comportamenti che si possono tenere in situazioni così delicate anche dal punto di vista etico».

Zaia ha spiegato che dal 2019 in Veneto sono state presentate sette richieste: cinque sono state rigettate e due accolte dai comitati bioetici per i casi previsti dalla sentenza della Corte Costituzionale: una malattia con esito infausto; vivere solo grazie a un supporto, l’insostenibilità del dolore fisico e psicologico; la libertà di scelta e la capacità di intendere e di volere». Dopo la bocciatura in Consiglio regionale difficilmente la norma potrà essere riproposta. «Ma non si pensi di sfuggire al tema perché la palla adesso passa in tutte le altre Regioni. Vediamo se ci sarà qualcuno che riuscirà a dare una risposta che non si può eludere».