Archivi visiviIl foulard che celebra l’antica arte della lavorazione artigianale dei tessuti

Achille Pinto compie novant’anni di attività. Per questo si è unito al linguaggio decorativo di Fornasetti, dando vita a un disegno floreale fatto a mano in edizione limitata che esalta l’opulenza e la tenacia della tradizione imprenditoriale italiana

Andrea Pugiotto (courtesy of Achille Pinto)

In un mondo sempre più industrializzato, dove a diffondersi sono i prodotti di massa e tutto diventa merce, resistono ancora realtà a conduzione familiare: è il caso di Achille Pinto e Fornasetti. La prima è un’azienda comasca di tessuti, il secondo è un atelier milanese in cui arte e design si incontrano e si intrecciano. Entrambi i brand, a modo loro, si dedicano a una lavorazione di tipo artigianale, a una concezione artistica figurativa e visuale, a un’attenzione quasi maniacale per la qualità. Per celebrare i novant’anni di attività di Achille Pinto hanno dato vita a un foulard che, non essendo in vendita, non può neanche essere considerato un prodotto.

Il foulard raffigura, anzi incornicia il volto della cantante lirica Lina Cavaliere, ritratto nel secolo scorso da Giovanni Bodini. Cavaliere animava tutti i teatri d’Europa, era stata definita da Gabriele d’Annunzio «la massima testimonianza di Venere in terra» e conosciamo tutti l’ossessione del poeta per la bellezza. Si può anzi dire che covasse un autentico feticcio della bellezza. La stessa fascinazione che nutre Piero Fornasetti, il quale l’ha infatti riproposta in quattrocento variazioni diverse dagli anni Cinquanta a oggi. La Monna Lisa di Fornasetti, è stata ribattezzata.

Ph. Andrea Pugiotto (courtesy of Achille Pinto) 

Muse diverse, enigmaticità a confronto. L’idea di fondo forse si trova tra all’opulenza e operosità, laddove l’una può essere raggiunta, conquistata soltanto attraverso la dignità del lavoro svolto efficacemente. La storia di entrambi gli imprenditori affonda le sue radici in questo binomio che oggi è andato quasi definitivamente perduto: Achille Pinto era un operaio, un operaio pugliese, originario di una numerosa famiglia di estrazione proletaria. Comincia la sua attività quando conserva all’interno della sua cantina tre telai, salvandoli dal macero, conservando un giorno la speranza di aprire la propria tessitura.

Quale incipit più narrativo e romanzesco di questo? Un decennio più tardi rispetto a quel 1933, che dunque aveva attraversato la seconda guerra mondiale, passandole in mezzo, alla stregua di Achille Pinto che percorre la penisola, l’azienda si trova nel comasco ed è in piena attività: produce soprattutto tessuti stampati e jacquard per cravatte. Il resto della storia la conosciamo: dall’estensione ai reparti di tintoria, stamperia, finissaggio e fotoincisione all’inaugurazione della stampa a mano, con i primi dieci tavoli da stampa e i quadri.

Ph. Andrea Pugiotto (courtesy of Achille Pinto)

Il passaggio di testimone alle generazioni a seguire, complice Mario Uliassi, il genero di Pinto, il quale, diventato amministratore delegato, suddivide la tessitura in tre aree: abbigliamento, foulard e sciarpe e sezione industriale. Adesso sono i figli, i fratelli Uliassi, a continuare la tradizione impresaria di famiglia, proseguendo l’interesse, già avviato negli anni Novanta, nei confronti della stampa digitale. Basta pensare che l’azienda continua a chiamarsi Achille Pinto, nonostante il fondatore a rigore sia scomparso quarant’anni fa. I suoi tessuti sono stati utilizzati per rivestire la facciata del Palais de la Bourse in occasione della fiera parigina Tranoi del 2018. Nel 2020 i fratelli Uliassi acquisiscono Alonpi, marchio specializzato in accessori e cashmere per la casa e gli interni.

courtesy of Achille Pinto

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club