PhotocollageLe inquietudini delle donne fotografate da Deborah Turbeville

Alla galleria Huis Marseille di Amsterdam, dal 16 marzo al 16 giugno, la grande retrospettiva della fotografa statunitense presenterà diversi collage d’epoca e alcune opere mai esposte prima

Deborah Turbeville, Asser Levy Bathhouse, uit de serie Bathhouse, 1975 © Deborah Turbeville / MUUS Collection

Dal 16 marzo al 16 giugno 2024 la galleria Huis Marseille ospiterà una grande retrospettiva della fotografa statunitense Deborah Turbeville. La mostra presenta diversi collage d’epoca, opere uniche, alcune delle quali mai esposte prima. Gli scatti prodotti da Turbeville si possono considerare d’avanguardia, hanno dato un nuovo impulso alla fotografia degli anni Settanta e Ottanta, in particolare nel mondo della moda. L’esposizione, dal titolo Photocollage, riunisce alcune tra le serie più importanti, tra cui Bathhouse (1975), École des Beaux-Arts (1977), Unseen Versailles (1982) e Studio St. Petersburg (1995-96).

All’inizio degli anni Settanta la fotografa aveva uno stile riconoscibile: con tinte seppia colorava le sue immagini in bianco e nero; usava la sovraesposizione e una messa a fuoco morbida. Queste tecniche hanno chiaramente definito il suo stile, come del resto l’utilizzo di misteriose figure femminili inserite in spazi pubblici e all’interno di edifici signorili, oppure vaganti in paesaggi invernali desolati. Le sue fotografie evocano un mondo onirico nell’ambientazione di un’epoca passata.

Deborah Turbeville, Untitled (Wallflower) from the series Passport, 1975 © Deborah Turbeville / MUUS Collection

Deborah Turbeville usa modelle con volti che raccontano il mondo interiore. Le ritrae come fossero perse nei loro pensieri, e una sua famosa affermazione lo dichiara esplicitamente: «Vado nel mondo privato di una donna, dove non si va mai». Il suo stile si definisce anche grazie alle sue molteplici sperimentazioni in camera oscura, dove la fotografa strappa, graffia, brucia o incolla: «Distruggo l’immagine dopo averla realizzata», dichiarazione dell’artista che racconta il fulcro del suo lavoro. Il risultato è una collezione mozzafiato di opere d’arte manipolate, fatte a pezzi e poi utilizzate per crearne altre completamente nuove. 

La mostra, allestita da Huis Marseille, riunisce autentiche stampe d’epoca caratterizzate da questa straordinaria materialità che emerge nei collage in cui Deborah Turbeville utilizza spille a T per montare le proprie fotografie su carta marrone e dispone stampe a contatto e appunti per costruire uno storyboard. Questo conferisce alle opere il carattere di una sceneggiatura cinematografica.

Deborah Turbeville from the series L’heure entre chien et loup, 1977 © Deborah Turbeville / MUUS Collection

Tra le opere esposte, Bathhouse è una delle più famose. La fotografia fa parte di un editoriale sui costumi da bagno scattato per Vogue America e mostra cinque modelle languidamente appoggiate alle pareti della doccia del bagno. L’immagine suscita notevoli polemiche poiché le donne, a detta di alcuni lettori, sembrano quasi tossicodipendenti, ma la fotografa obietta: «Il mio unico problema era inserire cinque ragazze in una doppia pagina». 

Chi era Deborah Turbeville
La carriera fotografica dell’artista americana Deborah Turbeville (Stoneham, 1932 – New York, 2013) inizia a quarant’anni. Nel 1966 fu ammessa al prestigioso laboratorio del fotografo Richard Avedon e del direttore artistico Marvin Israel, che la incoraggiarono a passare alla fotografia a tempo pieno. Negli anni Settanta riceve l’incarico di fotografare campagne pubblicitarie per brand di moda come Comme des Garçons, Guy Laroche, Charles Jourdan, Calvin Klein, Emanuel Ungaro, Romeo Gigli e Valentino e i suoi servizi di vengono pubblicati su riviste come Vogue, Harper’s Bazaar, New York Times Magazine e Vogue Italia. Le sue opere sono presenti nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art, del Museum of Modern Art e del Whitney Museum of American Art di New York, del Los Angeles County Museum e del Getty Museum di Los Angeles, dell’Art Institute di Chicago, della National Portrait Gallery di Londra e del Centre George Pompidou di Parigi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club