Fuori servizioLa gestione fallimentare di Atac e la necessaria liberalizzazione del trasporto pubblico di Roma

L'Antitrust ricorrerà al Tar per opporsi alla decisione del Comune di Roma di assegnare senza gara la mobilità cittadina alla inefficiente società partecipata. Dopo anni di disservizi e bilanci in perdita è giunto il momento di cambiare rotta

LaPresse

I servizi forniti a Roma da Atac – la peggiore società pubblica locale della storia della Repubblica – vanno affidati tramite gara, lo chiediamo da anni come +Europa, lo dice la legge e ora lo afferma l’Antitrust, ricorrendo al Tribunale amministrativo regionale contro le illegittime deliberazioni della Giunta e dell’Assemblea Capitolina che hanno violato le norme sulla concorrenza. Il servizio di trasporto pubblico locale (non periferico) sul territorio di Roma Capitale andrà liberalizzato (metropolitane, autobus, tram, filobus, servizi a chiamata) e non di nuovo affidato in house anche per le annualità dal 2024 al 2027. Un svolta storica, un segnale clamoroso a tutti i partiti di destra e di sinistra che negli anni hanno affidato il servizio senza gara ad Atac gettando risorse dei contribuenti in un buco nero, assicurando inefficienze e servizi scadenti. Da Gianni Alemanno a Virginia Raggi a Roberto Gualtieri i tentativi di mantenere in vita un baraccone clientelare, chiudendo alla concorrenza, vengono finalmente stroncati non più, solo, da +Europa e da Radicali Italiani.

Atac ha accumulato debiti pari a 1,34 miliardi prima della riduzione di questi a bilancio dovuta alla rinuncia dei creditori pubblici via concordato preventivo, assorbendo per anni, dunque, risorse pubbliche e garantendo servizi di bassa qualità. Dal 2020 al 2022 il debito cumulato rimasto non è stato ridotto, passando da cinquecentotrentatré a cinquecentocinquantadue milioni. Roma Capitale «ai fini di un’efficiente gestione» dei servizi di trasporto non è riuscita, inevitabilmente, a motivare il mancato ricorso al mercato – dimostrando che non esisterebbero soluzioni competitive migliori – all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.  

Ovviamente nessun argomento può giustificare l’affidamento senza gara ad Atac considerando che la società ha chiuso gli ultimi quattro bilanci in perdita per complessivi centodiciotto milioni di euro dal 2020 al 2022, al quale va aggiunta la perdita dell’esercizio 2023 non ancora nota – nonostante i sussidi pubblici che tutte le società di trasporto pubblico locale ricevono ma che Atac riceve in quantità maggiore – con una spesa annuale per il personale che supera tuttora il mezzo miliardo.

L’azienda anche nel 2022 non ha peraltro rispettato gli obiettivi previsti dal contratto di servizio con i bus che hanno percorso una decina di milioni di chilometri/vetture in meno rispetto a quanto concordato. Ogni anno Atac (quindi tutti noi) paga penali per i suoi disservizi. Va ricordato che la Corte dei Conti ha già certificato come insufficiente il controllo (cd analogo) di Atac da parte di Roma Capitale.  

L’Antitrust oggi riporta che Roma Capitale «non ha fornito alcun dato dal quale potersi ricavare che il rinnovo del parco mezzi porterà a un miglioramento della qualità del servizio tale da incrementare l’efficienza gestionale dell’operatore. I dati ricavabili dalle precedenti gestioni (..) tendono piuttosto a dimostrare l’incapacità del gestore di migliorare il servizio nei termini prospettati».

La relazione annuale 2021/2022 dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale riporta un indicatore di regolarità del servizio medio del 53,4 per cento, contro un obiettivo standard dell’ottanta per cento. La soppressione di un numero enorme di corse è poi caratteristica strutturale di Atac. Nel 2021 il sessanta per cento dei cittadini contattati ha dichiarato di essere «per niente soddisfatto» del servizio di superficie. Infine i dati pubblicati lo scorso ottobre mostrano come nel 2023 il trasporto pubblico locale ha ottenuto valutazioni tendenzialmente negative e peggiorative rispetto al passato.

L’affidamento senza gara a un soggetto strutturalmente inefficiente sarebbe ancora più grave in ragione delle notevoli risorse (oltre due miliardi) che Roma gestirà per il Giubileo 2025 e tramite il Pnrr quattrocentotrentadue mezzi nuovi Atac provengono già da fondi Pnrr per il Giubileo.

La giurisprudenza, italiana ed europea, considera oggi come l’affidamento in house debba ritenersi eccezionale rispetto all’affidamento tramite gara pubblica, mentre in Italia per i servizi pubblici locali e regionali l’affidamento diretto è ancora l’ordinarietà, con il supporto dei partiti di destra e sinistra. Anche il Pnrr consiglia «un ricorso più responsabile da parte delle amministrazioni al meccanismo dell’in house providing»

L’Autorità per la Concorrenza e il Mercato nel bollettino pubblicato oggi rileva che «è del tutto superata, alla luce della normativa frattanto intervenuta (..) la giurisprudenza richiamata da Roma Capitale nella quale si riteneva che il trasporto pubblico locale rappresentasse un settore non soggetto per intero al regime della concorrenza». L’Antitrust chiede almeno un primo affidamento parziale via gara del servizio, suddividendolo in lotti, per proseguire gradualmente negli anni a venire, per rimuovere «le violazioni alla concorrenza». Sarebbe certamente, anche per +Europa, un passo, ancora insufficiente, ma nella giusta direzione. 

+Europa resta il partito della concorrenza, quella vera, nei servizi pubblici locali per smantellare il sistema fallimentare delle società partecipate, come sul codice degli appalti, nel mercato dell’energia, sui balneari come sui taxi, su Alitalia e Ita come sugli orari degli esercizi commerciali. La concorrenza porta crescita, meno costi, meno corruzione e più qualità.

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