Renew terzo polo Ultimi tentativi radicali per una lista unica dei liberali, ma non si farà

Il 24 febbraio si terrà una convention lanciata da Bonino e aperta a tutti i soggetti dell’opposizione (tranne i grillini) che intendono aderire all’appello della leader di PiuEuropa. I renziani ci saranno, Calenda anche, ma solo senza Renzi

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Federico Pizzarotti oggi è in Sardegna con Carlo Calenda a fare campagna elettorale per Renato Soru, un altro segno della vicinanza del presidente di PiùEuropa, già soprannominato «il cavallo di Troia» di Calenda dentro PiùEuropa. I pizzarottiani tengono fermo il punto: alle elezioni europee si deve andare con il leader di Azione, i maligni dicono che è il modo più sicuro per lo stesso Pizzarotti per farsi eleggere a Bruxelles, i fautori (e alcuni sondaggi interni) ribattono che per gli elettori radicali l’intesa con Calenda è la più naturale.

L’ex sindaco di Parma, all’epoca grillino, nella direzione del partito può contare su dodici voti su trentuno, dunque non sufficienti a imporre la scelta pro-Calenda (le decisioni sulle alleanze elettorali di PiùEuropa hanno bisogno dei due terzi), ma secondo alcune fonti questi voti potrebbero lievitare. 

È ovvio che un’intesa elettorale Calenda-Pizzarotti taglierebbe fuori Italia viva, facendo morire un’altra volta il sogno del Terzo polo. Ieri Emma Bonino ha rilanciato il suo appello rivolto a tutti per concorrere a fare una lista «per gli Stati Uniti d’Europa», ipotesi già accettata da Matteo Renzi. Raffaella Paita ha spiegato che «Emma Bonino invita i leader e i partiti delle famiglie politiche che si riconoscono nel gruppo di Renew Europe al Parlamento europeo a costruire con lei una lista di scopo per gli Stati Uniti d’Europa alle elezioni di giugno, in modo che nessun voto liberal-democratico e federalista vada sprecato a vantaggio della destra sovranista e dei populisti. Concordo con lei e penso che questo non sia il momento di rinfocolare polemiche italiane ma di unirci per l’Europa». Ma la speranza di una lista unica è già morta. 

Il 24 febbraio si terrà una convention aperta a tutti i soggetti dell’opposizione tranne il Movimento 5 stelle («Hanno esordito con Nigel Farage e non hanno votato gli aiuti all’Ucraina») con un esplicito invito a Calenda a essere presente lasciando tutti alle spalle le polemiche dell’estate del 2022 ai tempi della rottura del patto elettorale. Se il 24 Calenda fosse nella stessa sala con Renzi già questa sarebbe una notizia, ma non andrà così. A quanto ci risulta, Azione non parteciperà all’iniziativa lanciata da Bonino poiché la vede come il lancio della lista: meglio tirarsi fuori da subito e seguire la strada della lista di Azione con chi vorrà starci, a partire da Pizzarotti. 

Dal fronte anticalendiano, afferma perentorio Marco Taradash: «L’intervista di oggi di Bonino a Repubblica non poteva essere più chiara. Se Calenda partecipa alla manifestazione del 24 sta nel team, altrimenti è fuori. Se non cambia idea dopo…». Cosa succederà dentro PiùEuropa è da vedere. Certamente Bonino e Riccardo Magi cercheranno di evitare divisioni irrimediabili ed è probabile che non si arriverà a una votazione che sancirebbe la spaccatura tra pizzarottiani e tutti gli altri, Bonino compresa, un voto che potrebbe avere conseguenze letali per la formazione epigona del partito radicale. 

L’appello di Emma è stato invece raccolto dai Liberaldemocratici di Andrea Marcucci che ancora si augurano una lista radicali-Azione-Italia viva, ma come detto è una cosa che non vedrà mai la luce. Alla fine di tutti i giochi è possibile, per non dire probabile, che il simbolo di PiùEuropa non comparirà da nessuna parte e che ci saranno due liste, entrambe pancia a terra per superare il fatidico quattro per cento. Rubandosi i voti tra di loro: è l’ultimo paradosso di un’area sempre in pena eternamente votata alla testimonianza, per quanto nobile.

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