Restrizioni ingiusteLa Catalogna coccola i turisti mentre lascia i residenti senz’acqua

La parola «turismo» non appare neanche una volta nel piano anti-siccità della regione. Il profondo impatto di questo settore viene totalmente omesso dall’amministrazione catalana, che dà troppo peso alla responsabilità individuale di una cittadinanza comprensibilmente esausta

AP Photo/LaPresse

Ai piedi della collina di Montjuïc, gruppi di turisti e scolaresche si fotografano davanti a un’enorme fontana spenta: sanno che sarà l’unica immagine che si porteranno a casa della famosa Font Màgica di Barcellona, conosciuta per il suo spettacolo serale di musica, luci e colori. A pochi metri di distanza, un cartello li avvisa infatti che la fontana rimarrà spenta a tempo indeterminato a causa della grave siccità che sta colpendo circa duecentotrenta comuni catalani, compresa tutta l’area metropolitana di Barcellona. 

Da più di tre anni, la Catalogna vive il suo peggior periodo di siccità dall’inizio delle rilevazioni (1916). La situazione è ulteriormente peggiorata durante l’inverno, costringendo il presidente della regione, Pere Aragonès, a intensificare le misure di emergenza, che da inizio febbraio limitano il consumo pro-capite di acqua a duecento litri al giorno e riducono la disponibilità di risorse idriche per l’agricoltura, l’allevamento e l’industria. 

Nel piano anti-siccità della regione, tuttavia, la parola “turismo” non appare neanche una volta: le uniche restrizioni che colpiscono il settore sono indirette e riguardano il divieto di rifornire d’acqua piscine e fontane ornamentali. Una scelta, quella di proteggere l’attività turistica catalana, che cittadini e attivisti stanno cercando di mettere in discussione attraverso la campagna #NoEnRaja (dal proverbio catalano «d’ on no n’ hi ha, no en raja», non si può prendere da dove non c’è).

«#NoEnRaja nasce a maggio del 2023 in risposta al fallimento del vertice sulla siccità organizzato dalla Generalitat catalana, che ha permesso al settore alberghiero di continuare a usare acqua senza restrizioni durante tutta l’estate», spiega Dante Maschio, coordinatore della campagna e project manager dell’Ong Engineering without borders. Sostenuta da quaranta associazioni locali, la campagna chiede alla regione di ripensare il modello di gestione dell’acqua a favore di una riduzione progressiva dei consumi che interessi soprattutto i settori che ne utilizzano di più, come l’agricoltura intensiva, l’allevamento e il turismo.

Ph. Roberta Cavaglià

«Le restrizioni attuali sono ingiuste, perché colpiscono in maniera indistinta. Non esiste differenza tra le piccole fattorie a conduzione familiare o le grandi industrie che producono ed esportano frutta o carne di maiale. Lo stesso vale tra cittadini e turisti», precisa Maschio. Secondo un report della regione metropolitana di Barcellona, i turisti che alloggiano in hotel a cinque stelle consumano cinque volte più del cittadino medio, mentre chi sceglie un albergo a due stelle ne consuma almeno il doppio. Solo nel 2023, in Catalogna sono arrivati 16,9 milioni turisti, più del doppio della sua popolazione, ed entro il 2039 si prevede un aumento degli arrivi del venticinque per cento. 

«Vivo vicino alla Sagrada Familia e per spostarmi in bicicletta devo farmi spazio ogni mattina tra i turisti. Lo stesso in metro: alle volte si creano code gigantesche solo per timbrare il biglietto all’entrata», racconta Didac Navarro, portavoce dell’associazione Ecologistes en Acció Catalunya e cittadino di Barcellona. «D’estate è ancora peggio perché dalle crociere sbarcano decine di migliaia di persone ogni fine settimana. Attraversare la Rambla è impossibile e anche prendere un autobus che passi per il centro diventa un’impresa», aggiunge. 

Escluse dal piano anti-siccità, le crociere continueranno a fare tappa a Barcellona, ma non potranno rifornirsi di acqua secondo un accordo raggiunto tra il porto della città e la Cruise Lines International Association (Clia), la principale associazione di navi da crociera al mondo. Secondo i dati elaborati dal giornale spagnolo El Confidencial, nel 2023 le navi da crociera che sono arrivate al porto di Barcellona hanno consumato cinquecentocinquantasette milioni di litri d’acqua, una cifra che corrisponde al tre per cento dei consumi totali della città.

In risposta alle restrizioni imposte dalla regione, il presidente dell’associazione degli albergatori di Barcellona, Jordi Clos, ha dichiarato che, nel caso in cui le piscine dovessero rimanere vuote durante l’estate, i turisti potrebbero scegliere altre destinazioni. In questo caso, «vivremo due crisi: una per la siccità e una economica», ha preannunciato Clos. «In molti casi, i sistemi di depurazione delle piscine permettono di usare la stessa acqua per 3 o quattro anni. Esistono altre soluzioni, come l’utilizzo di acqua marina depurata. E, più in generale, mi sembra che l’uso di acqua per garantire il rispetto dei diritti umani in Catalogna debba restare la nostra priorità», ribatte Dante Maschio.

«I piani della gestione dell’acqua della regione si possono riassumere così: aspettare che piova, imporre restrizioni e costruire nuovi impianti desalinizzatori», aggiunge Julio Barea, responsabile delle campagne sulla gestione dell’acqua di Greenpeace Spagna. Questi impianti, tuttavia, consumano molta energia e provocano un aumento dei costi delle bollette:  negli ultimi due anni, a Barcellona, con il desalinizzatore di Llobregat a pieno regime, le bollette sono aumentate in media dell’11,5 per cento al mese

«Non solo: i desalinizzatori consumano energia fossile, quindi alimentano il cambiamento climatico, che è uno dei motivi, insieme alla cattiva gestione delle risorse idriche, per cui siamo in questa situazione: è un circolo vizioso», spiega Barea.

Di fronte allo stato di emergenza, anche l’ex sindaco di Barcellona e attuale ministro dell’Industria Jordi Hereu ha sottolineato le colpe dell’amministrazione regionale: «Spero che la politica riesca a comprendere che la siccità è ormai una questione strutturale», ha dichiarato, prima di congratularsi con l’attuale sindaco Jaume Collboni per gli ottimi risultati della stagione turistica del 2023.

Di fronte a questo atteggiamento ambivalente, che rimuove completamente l’impatto del turismo dall’equazione e appella alla responsabilità individuale del cittadino, i fondatori di #NoEnRaja si chiedono quale sarà il destino di Barcellona, la prima grande città dell’Europa del Sud a essere colpita da una siccità così grave. Un destino che molte città italiane farebbero bene a osservare da vicino per trarre lezioni utili, da utilizzare in un futuro non troppo lontano.

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