Lavoro culturale Il vino si vende comunicandolo

Racconto, divulgazione e contenuti: così i distributori cambiano il modo di proporre le bottiglie dei loro clienti al segmento hotel, ristoranti, bar. Qualcuno ha iniziato prima di altri, quarant’anni fa, come Proposta Vini

@Proposta Vini

Tra i produttori e gli appassionati di vino c’è un tassello fondamentale, che permette ai prodotti enologici di arrivare fin sulle nostre tavole: sono i distributori, che sommano i progetti di più cantine e li fanno arrivare dove serve. Spesso queste realtà sono veri e propri hub di riferimento, e raccolgono differenti regioni e differenti produzioni, per un portafoglio variegato. Un esempio è Proposta Vini, fondata in Trentino da Gianpaolo Girardi nel settembre del 1984, e che da quarant’anni ha stabilito un filo diretto tra i vignaioli e il canale Horeca (hotel, ristoranti, bar). Ma spesso l’attività di queste realtà non si limita a un rapporto commerciale, ma costruisce un effettivo valore aggiunto attraverso la narrazione dei territori, delle aziende, e del vino. Nel caso della distribuzione trentina, per esempio, il primo progetto a metà tra marketing e comunicazione si è sviluppato a partire dal 1988, e fin da allora valorizza e recupera i vini autoctoni del Trentino, diventando di fatto un riferimento rispetto alla tutela e promozione di quel territorio a così grande vocazione enologica.

Negrara, Casetta, Portoghese, Pavana, Moar, Negron de Orzan. Sono solo alcuni dei nomi delle uve coltivate nel Tirolo Italiano fino alla fine della Grande Guerra che, grazie al supporto della Fondazione E. Mach di San Michele all’Adige, spesso dimenticati, sono stati (re)iscritti nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Uva da Vino. Proposta Vini è stata parte integrante di questa azione di recupero, avviando il Progetto Vini dell’Angelo, per recuperare e collezionare queste antiche varietà, promuoverne la coltivazione, la vinificazione e la commercializzazione.
Gianpaolo Girardi ha avuto il merito di individuare i vitigni ancestrali autenticamente autoctoni o radicatamente trentini per salvarli dall’oblio, con la collaborazione dei contadini. Ma non è stato un  passaggio facile da far comprendere: altre varietà di uva, specie le internazionali, erano molto più facili da vendere e maggiormente conosciute dai consumatori. Ma Girardi credeva nella sua idea imprenditoriale e culturale e ha investito, con un grande atto di coraggio: ha offerto ai vignaioli di comprare per intero il raccolto degli autoctoni che avrebbero impiantato, assumendosi così ogni rischio di invenduto. I contadini accettarono allora e oggi, a distanza di 35 anni, le bottiglie di questi vini autoctoni sono orgoglio e anima di chi li produce, ma soprattutto sono un esempio di come un’intuizione nata per il commercio ci abbia permesso di mantenere in vita una serie di vitigni altrimenti dimenticati, che sarebbero andati perduti.
Negli anni i progetti di questo genere sono stati molti, dai vini estremi, che nascono in zone con condizioni territoriali o climatiche difficili: tante le ore di lavoro necessarie per tenerli in vita e lavorarli, zone impervie o arroccate che impediscono l’utilizzo di macchinari e attrezzature, cultivar rare e tecniche di impianto tradizionali, che richiedono grande competenza e perizia, ma anche tanto lavoro per preservare i sentieri, i terrazzamenti e i muretti a secco. 
Ai vini delle isole minori: spesso in luoghi ostici e remoti nascono vini unici, originali e di una straordinaria bevibilità. Sono vini difficili, autentici, espressione della geniale operosità dell’uomo isolano, costretto dalla natura ad accontentarsi di quanto l’ambiente gli offre, e che hanno sviluppato caratteri peculiari, adeguandosi ai vari climi e alle differenti situazioni pedologiche e orografiche.
Ma c’è anche l’attenzione ai vini delle città: perché la vigna, quando è nei pressi o all’interno delle città diventa patrimonio agricolo, storico e culturale di enorme valore, tesori di biodiversità: le varietà antiche, in alcuni casi esemplari E biotipi rarissimi nel panorama ampelografico di una regione, sono state propagate nei secoli senza mai essere sostituite con altre più produttive o apprezzate dai mercati. I vini prodotti da vigneti urbani nascono in sette città: Venezia, Roma, Milano, Verona, Firenze, Padova, Trento e Napoli e sono giacimenti enologici, oggetto anche di una collana letteraria, promossa da PropostaVini, e realizzata in collaborazione con la ricercatrice storica e scrittrice Iris Fontanari: per ogni città e vigneto urbano sono descritte le tipologie di vini che venivano consumate nell’arco di alcuni secoli, dal XV al XIX.
Un altro tassello che ci racconta come alla distribuzione possa essere associato un gran lavoro culturale, di ricerca, e di approfondimento, in grado di migliorare la conoscenza e valorizzare il lavoro e le potenzialità di un intero territorio.

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