Maturità climaticaIl nuovo obiettivo Ue sulle emissioni e l’ennesimo favore agli agricoltori

La Commissione europea ha raccomandato una riduzione netta delle emissioni di gas serra del novanta per cento entro il 2040. Il testo, rispetto alle bozze precedenti, non fissa nuovi target per l’agricoltura, già graziata da Ursula von der Leyen sulla questione dei pesticidi

AP Photo/LaPresse

Ridurre le emissioni nette di gas serra del novanta per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2040. È il nuovo target climatico intermedio raccomandato dalla Commissione europea, che immagina un passo ulteriore da fare in vista del 2030, con un taglio del cinquantacinque per cento delle emissioni, e l’obiettivo finale della neutralità carbonica entro il 2050. 

L’ufficialità è arrivata in una giornata complessa dal punto di vista delle politiche verdi dell’Unione europea: nella mattina di oggi, martedì 6 febbraio, l’esecutivo dell’Unione ha annunciato che ritirerà la proposta di legge – elemento cardine del Green deal già bocciato, a novembre, dal Parlamento europeo – per dimezzare l’uso dei pesticidi nell’agricoltura entro il 2030. Una decisione presa per tendere la mano verso gli agricoltori in protesta ormai da settimane. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha detto che in futuro verrà presentata una nuova regolamentazione «più matura».

«Oggi abbiamo fatto un altro step nel percorso verso la neutralità carbonica. Abbiamo avviato un dialogo – lasciatemi sottolineare questa parola: un dialogo – sul percorso verso il 2040», ha spiegato Wopke Hoekstra, commissario europeo per l’Azione per il clima, in un intervento al Parlamento europeo a Strasburgo. Quella odierna non è una proposta legislativa, ma una raccomandazione volta a orientare in modo più efficiente gli sforzi futuri dell’europarlamento e del consiglio, ma anche delle industrie continentali. 

Nel 2022, le emissioni di gas serra – responsabili del cambiamento climatico di origine antropica – dell’Unione europea sono calate del 32,5 per cento rispetto al 1990: il target della riduzione del cinquantacinque per cento entro la fine del decennio, quindi, non è utopico. La novità del 2040 aveva già ricevuto il sostegno dell’European scientific advisory council on climate change, secondo cui una riduzione del novanta-novantacinque per cento è «giusta e fattibile». 

«Le tempistiche della decarbonizzazione sono dettate sia dai crescenti danni climatici (circa l’un per cento del Pil nell’eurozona già nel 2019 secondo la Bce), sia dalla corsa internazionale verso i nuovi mercati di tecnologie verdi (il cui valore l’Agenzia internazionale per l’energia stima intorno ai seicentocinquanta miliardi di dollari l’anno entro il 2030). In questo contesto, fissare l’obiettivo di decarbonizzazione al 2040 non è un esercizio artificiale di spinta verso obiettivi irraggiungibili, ma un’occasione preziosa per dare chiarezza sul percorso necessario verso la neutralità climatica al 2050», ha detto Davide Panzeri, responsabile del Programma Europa del think tank Ecco

Il nuovo obiettivo, quindi, rispetta la posizione dell’Accordo di Parigi, la legge europea sul clima e le raccomandazioni dei consulenti ufficiali dell’Ue. Tuttavia, con questo annuncio la Commissione europea potrebbe aver fatto l’ennesimo favore agli agricoltori. Una bozza precedentemente visionata dall’agenzia Reuters, infatti, parlava di una riduzione dei gas serra agricoli – CO2 esclusa – del trenta per cento entro il 2040 (rispetto ai livelli del 2015). Questo punto, anche secondo Greenpeace European Unit, non è stato inserito nel testo finale. 

«Dobbiamo assicurarci di avere un approccio equilibrato. La stragrande maggioranza dei nostri cittadini vede gli effetti del cambiamento climatico, vuole protezione, ma è anche preoccupata gli impatti sul loro sostentamento», ha aggiunto Hoekstra. L’agricoltura, stando ai dati del 2019 dell’Agenzia europea dell’ambiente, è responsabile del 10,55 dei gas serra dell’Unione europea. 

Greenpeace European Unit ha criticato l’annuncio di oggi in quanto privo di un piano sul phase-out (eliminazione graduale) delle fonti fossili e sulla fine dei sussidi per le fonti energetiche sporche. La Commissione europea ha parlato di emissioni «nette»: un termine che, in linea con il testo finale della Cop28 di Dubai, apre all’uso delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2, molto costose e ancora poco diffuse su larga scala. 

In più, specifica Ecco, «il piano nella sua forma attuale soffre di una mancanza di chiarezza sia nel percorso di eliminazione dei combustibili fossili che nelle misure concrete di accompagnamento per il raggiungimento degli obiettivi 2030, il cui principale elemento abilitante è il raggiungimento degli obiettivi di penetrazione delle rinnovabili nel sistema elettrico».

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