La palestra della libertàUn’idea de Linkiesta e del Vieusseux per ospitare a Firenze gli intellettuali dissidenti

L’istituzione letteraria fondata nel 1819, oggi presieduta da Riccardo Nencini, tornerà alle origini accogliendo poeti, scrittori, filosofi, saggisti perseguitati dalle dittature di tutto il mondo, presentando al pubblico le opere censurate, per combattere il silenzio cui sono stati costretti nei loro paesi

Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux

Il poeta Mario Luzi amava dire che «la libertà è una palestra nella quale andare ogni giorno se no deperisce». Aveva ragione. La prima libertà da difendere è la libertà di parola, dunque di pensiero. Tra le più violate, anche oggi. Come fiorisce un regime illiberale, quella libertà è la prima a morire. Prima provano a convincerti che sei nel torto, se perseveri ti cancellano. Nella storia dell’uomo è raro individuare Stati dove la libertà di pensiero non sia stata concussa almeno una volta, in un determinato periodo.

Il nuovo secolo non fa eccezione. Smentita dalla fioritura di regimi oligarchici la teoria sulla fine della storia elaborata da Francis Fukuyama la tesi che, caduta l’Unione Sovietica, il mondo avrebbe conosciuto una stagione di piena e feconda democrazia la libertà delle idee è a rischio almeno nella metà del pianeta. Nasce da questa consapevolezza la volontà di fare qualcosa di concreto, un urlo contro la disperazione di donne e di uomini in fuga da paesi che non consentono loro di pensare, di scrivere, di opporsi grazie all’uso dell’abbecedario, non fermarsi alla solidarietà ma rivestirla di ossa, perché se puoi e non fai, se sguaini la lingua ma non sei conseguente alle cose che dici, se addirittura ti rifugi nell’indifferenza, anche tu diventi colpevole.

Fin dalle sue origini, il Gabinetto Vieusseux è stato anche un rifugio di liberi pensatori in fuga. Poeti, scrittori, filosofi. L’anarchico Michail Bakunin fu un assiduo visitatore del Gabinetto nel 1864, lo stesso anno di Aleksandr Gercen, russo anche lui, anti zarista anche lui. Quattro anni dopo a Firenze arrivò Fëdor Dostoevskij. Si abbonò per un mese al Gabinetto, frequentò con soddisfazione biblioteca e sala di lettura. Ne vennero altri dopo di loro, accolti in quella foresta di libri, di riviste, di quotidiani che sconfigge apatia morale e ti obbliga a scegliere, a non restare in silenzio.

Accogliendo un’idea figliata nella direzione del quotidiano on line Linkiesta, il Vieusseux prepara il suo ritorno alle origini: ospitare poeti, scrittori, filosofi, saggisti in fuga da regimi dittatoriali perché qui abbiano la loro casa ideale. Di confronto, di presentazione di opere censurate, per combattere il silenzio cui sono stati costretti nei loro paesi. Un gesto di ribellione per non disperdere quell’orizzonte vitale che promana dai sentimenti, dalle passioni, dalle emozioni che solo la parola scritta può dare. Messo il primo mattone per liberarsi dall’ombra del male, il progetto. Ma già da domani gli esuli della parola avranno una casa.

Riccardo Nencini è presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G. P. Vieusseux

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