Dr. Tajani e Mr. PiantedosiLa maturità del governo sull’Ucraina e l’inaccettabile nervosismo del Viminale nelle piazze

Nonostante il clima di scetticismo generale, il governo continua a inviare aiuti a Kyjiv, stringendo un accordo decennale di assistenza economica, diplomatica e militare. Ma il ministro dell’Interno esaspera il clima, lasciando che la polizia manganelli i manifestanti a ogni corteo

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Non era solo quel mattocchio di Alessandro Orsini, due anni fa, a prevedere che la Russia avrebbe «sventrato» l’Ucraina. C’era uno stuolo di “esperti”. Dalle torri d’avorio degli intellò da talk show fino al bar all’angolo era tutto un preconizzare la sconfitta di quel piccolo uomo con la maglietta verde chiamato Volodymyr Zelensky. I pacifisti pretendevano di decidere loro invece degli ucraini che era già ora di firmare una pax putiniana. E invece due anni dopo  la Resistenza continua. In Ucraina, Vladimir Putin non passa, e il mondo libero non ha cambiato idea. Anche se servono più armi – come ha detto giovedì sera a Piazzapulita Vera Politkovskaja – e soldi, tanti.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden non si è tirato indietro superando ogni volta i niet dei conservatori. Esemplare il governo danese che ha deciso di dare tutta la sua artiglieria all’Ucraina. E c’è da dire che nemmeno il governo italiano ha mollato. «Mai come oggi è importante assicurare all’aggredito i mezzi per difendersi – ha detto giovedì Antonio Tajani davanti alle Commissioni riunite Esteri della Camera ed Esteri e Difesa del Senato –, l’accordo che stiamo discutendo ribadisce l’indipendenza territoriale dell’Ucraina e condanna l’aggressione russa».

Si tratta di un importante accordo politico con Zelensky (che parteciperà al primo G7 sotto la presidenza di Giorgia Meloni) in base al quale l’Italia garantirà a Kyjiv per dieci anni un’assistenza economica, diplomatica e militare che include anche l’impegno, nel caso di un nuovo attacco russo, a «consultazioni entro 24 ore per determinare le misure necessarie per contrastare o scoraggiare l’invasore».

È bene ricordare sempre che dietro la posizione del governo c’è la stragrande maggioranza del Parlamento, malgrado i mal di pancia del russofilo Matteo Salvini e del suo gemello politico Giuseppe Conte (i gialli e i verdi sono sempre a braccetto) mentre Elly Schlein ha tenuto una posizione chiara e non scontata per un partito nel quale pure circolano abbondanti dosi di antiamericanismo e “disarmismo” ideologico.

Oggi a Milano ci sarà l’ennesima manifestazione: «A due anni esatti dall’invasione della Russia in Ucraina il nostro dovere è stato e resterà quello di mantenere alta l’attenzione di tutto il mondo su quanto sta accadendo, mostrando convintamente al popolo ucraino la nostra vicinanza», ha detto Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo che parlerà in piazza San Babila.

L’opinione pubblica appare stanca dinanzi a un conflitto che si trascina da due anni e soppiantato, in quanto a emozione, dalla guerra tra Israele e Hamas con il suo carico enorme di tragedie e di lutti. L’intersecarsi dei due conflitti tende semmai a disorientare i cittadini. Tanto più se il clima si arroventa ogni volta che c’è una dimostrazione di piazza, con le forze dell’ordine che alimentano la tensione come è successo ieri a Pisa e a Firenze con gli studenti pro-Palestina presi a manganellate (ma, in condizioni completamente diverse, la polizia si era agitata persino alla manifestazione dei sindaci a Roma di qualche giorno fa).

Il Viminale sta seguendo una linea di esasperazione del clima ma Meloni e Matteo Piantedosi – un ministro dell’Interno pessimo – non si rendono conto che tutto questo non fa altro che innervosire il Paese e dunque non serve nemmeno a un governo che peraltro mostra ogni giorno crepe politiche (il Salvini di lotta e di governo) e forse anche una stasi, se non segni di cedimento, sul piano dei consensi.

Malgrado tutto, e ritorniamo a quel 24 febbraio di due anni fa, il nostro Paese continua a tenere la barra dritta sull’infame conflitto scatenato da Vladimir Putin, l’assassino di Alexei Navalny (su cui la presidente del Consiglio non ha detto una parola) e di migliaia di dissidenti e che sta causando la tragedia del popolo ucraino: sì,  l’Italia sta tenendo malgrado un forte clima di scetticismo sulla possibilità che Il Paese invaso regga ancora a lungo.

Chi invoca una pace con il macellaio di Mosca dovrebbe però rendersi conto che questa sarà possibile alla condizione che l’Ucraina di Zelensky sia saldamente in piedi, altrimenti più che una pace sarebbe una resa, e che per questo sono ancora più necessari il sostegno militare delle democrazie e quello morale degli uomini liberi. Due anni dopo, i giusti stanno ancora con Kyjiv.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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