Slava UkrainiL’evento de Linkiesta a Milano per celebrare l’Ucraina fortezza d’Europa

A due anni dall’invasione russa, al Centro Internazionale di Brera politici, analisti e scrittori hanno partecipato alla presentazione del nuovo giornale cartaceo dedicato alla resistenza di Kyjiv in edicola da questa mattina

Lorenzo Ceva Valla

Due anni dopo il 24 febbraio 2022, Linkiesta ha riunito esperti, politici, scrittori e la comunità ucraina per ricordare l’aggressione criminale russa e la formidabile resistenza di Kyjiv e di tutto il paese. Al Centro Brera di Milano, in via Marco Formentini 10, si sono alternati Pina Picierno, Lorenzo Guerini, Nona Mikhelidze, Davide Faraone, Mariastella Gelmini, Marco Taradash, Marco Bentivogli, Christian Rocca, Yaryna Grusha, Helena Janeczek, Viktoriia Lapa e i rappresentanti del Parlamento europeo. L’evento di Milano è organizzato da Linkiesta in collaborazione con Promote Ukraine, Parlamento europeo Ufficio in Italia, e col patrocinio della Commissione europea e di Associazione Diplomatici.

«Sono passati due anni dall’invasione russa e non abbiamo ancora ringraziato abbastanza gli ucraini per aver difeso assieme alla loro vita, alla loro indipendenza, alla loro cultura, alla loro identità le nostre libertà dall’aggressione imperialista russa». Con queste parole il direttore de Linkiesta Christian Rocca ha inaugurato la serata speciale organizzata dal nostro giornale con Promote Ukraine, Parlamento europeo Ufficio in Italia, e col patrocinio della Commissione europea e di Associazione Diplomatici al Centro Internazionale Brera di Milano. Il titolo dell’evento è “Ucraina Fortezza d’Europa”, per mantenere alta l’attenzione sul grande sacrificio degli ucraini.

«Alcuni giorni fa ho incontrato a Bruxelles l’ambasciatore di Taiwan che mi ha detto che le probabilità di un attacco cinese immediato contro la sua isola sono molto diminuite anche grazie all’eroica resistenza ucraina. Il coraggioso popolo ucraino resiste alle tenebre», spiega Rocca presentando il nuovo numero di Linkiesta Paper, in edicola da oggi, interamente dedicato all’Ucraina come fortezza d’Europa, un giornale di sedici pagine con foto, infografiche e articoli di Christian Rocca, Nona Mikhelidze, Gianluigi Ricuperati, Yaryna Grusha, Francesco Cundari, Carmelo Palma, Viktoriia Lapa, Gianni Vernetti.

Il primo ospite della serata è Fabrizio Spada, in rappresentanza del Parlamento europeo e della Commissione europea in Italia: «L’Ue per molti anni si è cullata nell’illusione di poter stare economicamente meglio delegando la difesa agli Stati Uniti, l’importazione di energia a basso costo alla Federazione russa e la manifattura a basso costo alla Cina. Finché queste tre cose non hanno posto problemi, l’Europa si è cullata in un benessere fittizio. La storia sta dimostrando che non possiamo continuare così. Le elezioni di giugno 2024 sono molto importanti perché i cittadini sceglieranno se l’Ue diventerà autonoma dal punto di vista della politica estera e della difesa. Abbiamo 27 eserciti, ognuno dei quali non è coordinato con gli altri. Potremmo essere una potenza che influisce sulla politica internazionale, ma ciò non accade. Spero che i cittadini partecipino alle elezioni e si mobilitino».

Dopo un toccante discorso della scrittrice ucraina Yarina Grusha in memoria dei tanti ucraini che stanno morendo giorno dopo giorno a causa della «spietata roulette russa», a parlare è Victoria Lapa, esperta di diritto internazionale, che in un recente articolo su Linkiesta ha ricordato ciò che manca a noi occidentali, e in particolare noi italiani: un livello di istruzione specifico su cos’è l’imperialismo russo e qual è la vera posta in gioco di questa guerra: «Questo è un momento storico per tutti noi europei. Secondo un recente sondaggio dello European council on foreign relations l’Italia è uno dei paesi euroscettici dell’Ue. Solo l’undici per cento degli italiani ritiene che sia necessario armare ancora l’Ucraina per difendersi. Il problema è culturale e legato all’istruzione. A scuola insegniamo la democrazia come un tema astratto e garantito, ma non si fa capire agli studenti quanto sia necessario a volte difendere la democrazia anche con le armi quando viene attaccata, come accade in Ucraina. Quando in classe si parla di letteratura russa non si menzionano mai i poeti ucraini, lituani, georgiani uccisi in nome del colonialismo russo. La propaganda non è libertà di espressione, ma una bugia organizzata».

La scrittrice vincitrice del Premio Strega Helena Janeczek, tedesca di origine polacca, naturalizzata italiana ha notato una certa similarità tra la resistenza ucraina e il fronte democratico che si opponeva al generale Francisco Franco durante la sanguinosa guerra civile spagnola del 1936-1939: «Ci sono delle analogie atmosferiche molto forti, soprattutto il clima iniziale di mobilitazione popolare compatta: chi organizzava i soccorsi, chi la difesa militare, chi gli aiuti. In Ucraina c’è una società civile dinamica che partecipa in modo unito capendo cosa può fare nel suo piccolo». Secondo Janeczek i media tradizionali hanno dato lo stesso peso alle dichiarazioni russe e ucraine, facendo scomparire i fatti e lasciando emergere una guerra di opinioni. Come se fosse un dibattito e non una invasione, una decisione unilaterale da parte del regime russo. «In Italia non è ancora caduta la cortina di ferro nelle nostre teste. Gli italiani continuano a pensare che i paesi dell’Est abbiano una storia diversa e siano un’altra cosa; non passa il concetto che l’Europa sia unita e composta da sfumature diverse. L’aspetto peggiore è che Putin venga percepito come “un compagno che sbaglia” e in qualche modo un contrappeso all’imperialismo americano. Questa mancata critica all’imperialismo russo ha creato un contesto per cui agli europei non è mai importato delle azioni aggressive di Putin, a partire dall’invasione della Georgia nel 2009. Con l’invasione ucraina questa percezione è cambiata». 

Al Centro Brera è intervenuta anche la senatrice di Azione ed ex ministra dellIstruzione Maria Stella Gelmini che ha citato le toccanti audizione al Senato di Daria Volodina, deputata della Rada Ucraina (il partito del presidente ucraino Volodymir Zelensky) e Yulia Paievska, paramedica e vincitrice del prestigioso Premio Sakharov. Secondo Gerlmini il non aver prestato la giusta attenzione agli attacchi russi in Crimea e Donbas nel 2014 hanno portato Putin a pensare di poter prendere facilmente il controllo del resto dellUcraina: «Questa guerra in parte fa paura allopinione pubblica italiana che vorrebbe volgere lo sguardo da unaltra parte, ma allo stesso tempo ho notato un forte legame tra la comunità italiana e ucraina. Cè la consapevolezza che lUcraina sia la prima trincea di difesa della nostra democrazia. Questa guerra riguarda tutti: non è la stagione dellambiguità, non si può deflettere a un sostegno che deve continuare. Siamo in un momento difficile della guerra, lEuropa è chiamata a essere allaltezza della sfida e i partiti hanno la responsabilità di fare proposte, non solo stigmatizzare ciò che non va. Questo è il tempo della serietà e dellimpegno. Non è facile spiegare la necessità di una difesa europea in un paese come il nostro con una così forte cultura pacifista. Ma la pace con la resa degli ucraini è inaccettabile».

Lorenzo Ceva Valla

Subito dopo è il turno di Davide Faraone, deputato di Italia Viva che sottolinea un paradosso nella comunicazione sulla guerra in Ucraina: coloro che hanno votato i decreti di invio di armi alla resistenza ucraina vengono dipinti come dei guerrafondai, mentre i vari Donald Trump e Viktor Orbàn vegono descritti come difensori della pace. Questa narrazione si estende anche ad altri partiti italiani: «Il pacifismo prende parte nei conflitti, quando cera la guerra del Vietnam chi voleva la pace scriveva “Yankee go home”. I pacifisti di oggi hanno il coraggio di scrivere “Putin go home”? Io non li ho visti farlo finora. Chiedere la tutela della parte aggredita darebbe dignità a chi sventola le bandiere della pace senza proporre soluzioni concrete. Il miglior modo per garantire la pace è continuare a finanziare lUcraina, il resto sono chiacchiere».

Alla scrittrice ucraina Victoria Amelina, uccisa il primo luglio 2023 da un missile russo saranno intitolati la sala lettura della biblioteca comunale di Milano e la sala lettura dei Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti. Lo hanno annunciato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi e la fondatrice e direttrice del Teatro Franco Parenti Andrée Ruth Shammah al Centro Internazionale Brera.

«Victoria Amelina era veramente una poetessa formidabile», ha detto Andrée Ruth Shammah. «Purtroppo questo non ripara il danno procurato dalle bombe russe», ha detto l’assessore Sacchi. «Io non conoscevo questa storia, ne sono venuto a conoscenza anche grazie a Linkiesta, che ha fatto tanto per raccontare questa storia drammatica e violenta della guerra in Ucraina. Il nostro sarà un piccolo segno, o un piccolo gesto, ma importante, anche perché le sale di lettura delle biblioteche e dei Bagni misteriosi sono frequentate da moltissimi giovani che impareranno a conoscere Victoria Amelina».

Dedicare a Victoria Amelina questi spazi è una scelta politica di grande valore simbolico. A maggior ragione dopo che il Parlamento europeo le ha dedicato la Sala lettura della sua biblioteca, e quindi per la prima volta un pezzo delle istituzioni europee sarà intestato a una cittadina ucraina, a un’intellettuale di un Paese che resiste all’imperialismo russo.

Secondo il coordinatore di Base Italia Marco Bentivogli, il nostro paese si è rivelato particolarmente fragile rispetto alla disinformazione, denunciando lo stanco dibattito nei media e in particolare nel talk show sul definire o meno l’operazione militare di Putin una invasione e accusando chi parlava di guerra, come se l’Ucraina avesse iniziato il conflitto: «A due anni dall’invasione russa non è più il tempo dei comizi. Dobbiamo interrogarci sul perché il nostro paese confonde la “pace” con “l’essere lasciati in pace”. Un pezzo della politica caldeggia e coccola questo sentimento pigro. E dobbiamo riflettere anche sulla qualità dell’informazione che vediamo. Linkiesta non ha avuto dubbi e tentennamenti da che parte stare. Non possiamo permetterci una sinistra con le allucinazioni e pensare che Putin sia un compagno che sbaglia. Non capire qual è la parte giusta della storia è un problema di maturità politica».

Infine Bentivogli ha proposto l’istituzione dei corpi civili di pace: «Accanto alla resistenza dobbiamo pensare a meccanismi di cooperazione e di costruzione di dialogo. E contemporaneamente non mettere in discussione il diritto-dovere dei popoli di difendersi. Un italiano che non si ricorda che la democrazia si difende con le armi ha un problema di conoscenza e consapevolezza della propria storia, ancora prima di quella ucraina e mondiale».

A chiudere la serata de Linkiesta il dialogo tra la vice presidente del Parlamento europeo Pina Picierno, l’ex ministro della difesa e attuale presidente del Copasir Lorenzo Guerini, e la georgiana Nona Mikhelidze, ricercatrice dello Iai, istituto affari internazionali.  «La mia impressione è che noi spesso tendiamo a confondere la complessità con il relativismo, o peggio ancora con la neutralità, il bisogno di pace con la paura. I conflitti che noi per indolenza, per ignoranza o mancanza di capacità trascuriamo poi vengono a presentarci il conto», ha spiegato Picierno, la prima in Europa a chiedere l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea. «Quando penso a Euromaidan, a quei ragazzi e a quelle ragazze morti con la bandiera dell’Europa sulle spalle a causa dell’irresponsabilità dell’Europa ho un senso di colpa che non mi abbandona. Sento che è un problema anche mio».

Per Picierno la guerra di Putin «è una guerra al ventunesimo secolo, alle libertà che ci siamo dati, alla democrazia. Dovremmo aver presente che non siamo di fronte allo scontro di civiltà che era stato immaginato qualche tempo fa, ma siamo sotto attacco, come sono sotto attacco le donne in Iran, o le persone che devono subire le aggressioni di Hamas. Il nodo e la domanda cui la politica deve dare una risposta è se le democrazia e le democrazie liberali che abbiamo costruito, e l’Europa stessa, sono dentro questa battaglia. Noi abbiamo bisogno di un’Europa davvero politica. Abbiamo bisogno che la prossima sia una legislatura davvero costituente, che dia slancio alla nostra Europa per arrivare a un esercito comune, per togliere il diritto di veto. La prossima legislatura europea sarà dirimente da questo punto di vista».

Lorenzo Ceva Valla

Secondo Lorenzo Guerini, l’Europa è stata capace di prendere decisioni importanti, sia sotto il profilo militare sia dal punto di vista delle sanzioni. «Ho firmato tanti atti nella mia lunga esperienza internazionale, ma sarò sempre orgoglioso dei cinque decreti che ho firmato per inviare aiuti militari all’Ucraina. E noi, qui e oggi, a due anni dall’aggressione, dobbiamo dire alcune cose molto chiare: il sostegno all’Ucraina non può affievolirsi ma anzi deve aumentare; non c’è una pace possibile che prescinda dal sostegno all’Ucraina, e non c’è pace se l’Ucraina non resta in piedi; abbiamo anche bisogno di essere credibili come Europa e garantire cornici di sicurezza anche per Kyjiv».

Per Mikhelidze è paradossale la situazione mediatica, militare e piscologica che gli ucraini si trovano ad affrontare: «Devono difendersi, resistere e dimostrare ancora una volta all’Occidente che loro valgono, preoccupandosi di rendere l’Occidente speranzoso, di tenere alto il loro morale, dell’Occidente». Dopo due anni di guerra si è ormai rivelata fallimentare per Mikhelidze la strategia suggerita da molti analisti dell’escalation management. «Costringere l’Ucraina a difendersi e accettare di aver perso per sempre i territori conquistati dai russi dopo il 24 febbraio 2022 è fallimentare. Secondo molti analisti a un certo punto Putin avrebbe capito che non avrebbe potuto ottenere la vittoria che voleva e si sarebbe seduto al tavolo dei negoziati. Non è così. Dopo due anni di guerra abbiamo capito che Putin non si siederà a nessun tavolo, anzi lui stesso ha detto che l’obiettivo è conquistare Odessa e poi Kyjiv».

®LorenzoCevaValla.

A chiudere la serata di Brera è il fotografo Lorenzo Ceva Valla che da settecentotrenta giorni documenta la grande caparbietà della comunità ucraina di Milano: da due anni ogni giorno si riunisce a piazza Duomo per sostenere l’eroica guerra di Kyjiv contro l’invasione russa. Nel corso del tempo questa piazza di libertà ha accolto anche la protesta delle donne iraniane contro il regime degli Ayatollah. Ceva Valla ha presentato al pubblico una mappa speciale del territorio ucraino composta con seimila fotografie selezionate tra le oltre centoventimila che ha scattato «ogni giorno con il sole cocente di agosto, con i diluvi invernali, nelle gelide sere di nebbia o di vento da quel 24 febbraio 2022».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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