OnironauticaQuando una foto ricompone l’esperienza di un sogno lucido

Sognare sapendo di sognare. La fotografa Ludovica De Santis ha immortalato il suo mondo onirico per prestargli ascolto quando il buio della notte scompare

Ph. Ludovica De Santis

I sognatori lucidi vengono chiamati onironauti: dal greco “colui che naviga nei sogni”. E proprio Onironautica è il titolo di un progetto fotografico della giovane artista Ludovica De Santis. L’idea nasce dall’esigenza di riprodurre quello che il professor Stephen LaBerge definì come il “sognare sapendo di stare sognando”, il fenomeno di prendere coscienza durante il sogno del fatto di stare dormendo, e la conseguente capacità di muoversi coscientemente all’interno di esso. Approfondire, dunque, la dimensione onirica, cercando di ricomporre le esperienze di “lucid dream” che si sono manifestate nel proprio vissuto, provando poi a mantenere e a favorire un rapporto con il sogno più consapevole e cosciente. 

La riproduzione fotografica non è soltanto finalizzata alla restituzione artistica di qualcosa di più astratto, ma è anche supportata da un intento analitico ed esplorativo della dimensione onirica e dei meccanismi che la regolano fuori dal mondo fenomenico. L’elemento catalizzante verso questo racconto fotografico è rappresentato proprio dall’intenzionalità esplorativa e d’informazione della fotografa. Un elemento sempre più raro è dunque la capacità di ricerca e di accrescimento cognitivo della fotografia.

Ph. Ludovica De Santis

Onironautica, afferma Ludovica, rappresenta «l’opportunità di scendere nel profondo di certi abissi legati alla mia psiche per sciogliere alcune questioni e la possibilità di confrontarmi da essere umano direttamente con le abilità creative e riproduttive dell’intelligenza artificiale».

Il sogno, secondo la fotografa, è un’evasione spontanea dell’essere umano dal mondo fenomenico, una sorta di viaggio mentale in cui ritroviamo una versione verosimile del reale che però sposa meccanismi e regole completamente diversi e non lineari, come ad esempio far bere un pesce al rubinetto del bagno oppure trovare numerosi serpenti accomodati sul nostro letto. «Credo che il sogno – continua Ludovica – sia una parte fondamentale dell’esistenza umana senza il quale tanti funzionamenti mentali e fisici sarebbero compromessi».

Ph. Ludovica De Santis

La dimensione onirica e quella reale sono fatte di immagini. Tuttavia, la prima custodisce in sé un disordine proprio alla sfera psichica per cui spesso “il normale corso delle cose” è rovesciato in favore di moti emotivi che non seguono la logica del reale. Il sogno, dunque, diventa un viaggio nel proprio “Io”, una rappresentazione criptica delle proprie difficoltà psicologiche, logiche, cognitive oppure diventa un momento sconnesso dal reale, impossibile da decifrare. 

Ph. Ludovica De Santis

«Per realizzare questo progetto, sono andata a rileggere vecchie note sui sogni lucidi analizzati durante il periodo universitario. Diversi testi erano infatti descrizioni sia chiare sia confuse di sogni avvenuti poco prima. Poi ho iniziato a tenere un diario sulla mia attività onirica, descrivendo laddove possibile l’esatta ricostruzione del sogno lucido o meno a seconda del grado di astrazione. Ho anche cercato di stimolare l’attività onirica con degli infusi di artemisia, menta piperita e radici di asparagi. In futuro proverò anche ad assumere galantamina e vitamina B». Ci accorgiamo così, grazie al lavoro di Ludovica De Santis, che quando ci svegliamo i sogni scompaiono, ma continuano ad avere un’influenza su di noi e sul nostro immaginario. 

Chi è Ludovica De Santis
Classe 1991, cresce in una cittadina di provincia del Centro Italia per poi spostarsi a Roma. A 19 anni parte per Parigi dove si laurea in Storia del cinema russo. Attualmente vive e lavora a Milano come fotografa e video editor. Ha collaborato con diversi magazine, ha esposto a Londra, Parigi, Amsterdam, Locarno e Berlino. Il suo ultimo photobook, Zagriz, è edito da Altana. Le foto di queste pagine sono parte della serie Onironautica.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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