PropagandaL’intervista di Putin a un putinista occidentale

L’autocrate russo ha dialogato con l’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson. Sull’Ucraina ha invitato gli Stati Uniti a fare un accordo per cedere il territorio ucraino alla Russia e porre fine al conflitto

AP/Lapresse

Due sedie bianche di legno, un tavolino per l’acqua al centro, due persone che si guardano a quattr’occhi in una sala dorata arredata male del Cremlino. Quella di Tucker Carlson, ex screditato conduttore di Fox News licenziato nel 2023, a Vladimir Putin è un’intervista sconclusionata di due ore, oltre che una grande occasione persa, dal momento che era la prima dell’autocrate russo con un giornalista occidentale da quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022. Carlson l’ha pubblicata giovedì sulla sua piattaforma streaming.

Tema centrale dell’intervista è stata, inevitabilmente, la guerra in Ucraina. Putin ha invitato gli Stati Uniti a «fare un accordo» per cedere il territorio ucraino alla Russia e porre fine alla guerra; ha cercato di fare appello direttamente ai conservatori americani facendo eco a Donald Trump sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero – secondo lui – priorità più urgenti di una guerra lontana migliaia di chilometri da casa loro. «Non avete niente di meglio da fare?», ha detto in risposta alla domanda di Carlson sulla possibilità che i soldati americani combattano in Ucraina. «Avete problemi al confine, problemi con l’immigrazione, problemi con il debito nazionale». E poi: «Non sarebbe meglio negoziare con la Russia?».

Carlson è uno degli esponenti più noti della destra radicale statunitensi, diffonde su tutti i suoi canali i temi tipici della propaganda filorussa, sostiene teorie del complotto e altre fesserie simili. Da settimane diceva di voler intervistare Putin perché i media occidentali sarebbero «corrotti e mentono ai loro spettatori sulla guerra in Ucraina», e che nessun giornalista occidentale finora «si è degnato» di intervistare il presidente russo. Frase peraltro smentita da diversi giornalisti, oltre che dallo stesso governo russo.

Era improbabile che Carlson potesse mettere in difficoltà Putin con le sue domande, che lo incalzasse su tutte le atrocità che sta commettendo il suo governo e i crimini di guerra di cui è responsabile. Anzi, è stato spesso zitto, in un accondiscendente silenzio mentre il leader russo diceva quel che voleva. Come fa nei monologhi senza contraddittorio. La sua decisione di concedere a Putin un’opportunità del genere ha scatenato una prevedibile ondata di indignazione, negli Stati Uniti e non solo. L’ex Segretaria di Stato Hillary Clinton ha definito Carlson un «utile idiota» di Putin; l’ex deputato Adam Kinzinger, repubblicano dell’Illinois, lo ha definito «un traditore».

Putin ha ignorato del tutto la domanda di apertura di Carlson, ha iniziato con una digressione sulla sua visione della storia della Russia e degli Stati confinanti, dalla Polonia alla Lituania, fino all’Ucraina, a partire dall’anno 832 d.C. «Gran parte dell’intervista è una ormai lezione di storia del Cremlino sulle rivendicazioni storiche della Russia sulle terre dell’Europa orientale, a partire dal nono secolo, che Putin ha fatto pochi sforzi per distillare alle orecchie degli americani. Ha espresso opinioni sull’intelligenza artificiale, Gengis Khan e l’Impero Romano. Ha anche esposto le sue logore e false giustificazioni per l’invasione dell’Ucraina, affermando che l’obiettivo della Russia è quello di “fermare questa guerra” che, secondo lui, l’Occidente sta conducendo contro la Russia», scrive il New York Times.

È stato interessante lo sbilanciamento di Putin su come vede finire l’invasione dell’Ucraina: non con una vittoria militare, ma attraverso un accordo con l’Occidente. Al termine dell’intervista, Putin ha detto a Carlson che era giunto il momento di discutere della fine della guerra perché «chi è al potere in Occidente si è reso conto che la Russia non sarà sconfitta sul campo di battaglia».

Uno dei pochi argomenti di discussione su cui Carlson ha provato a fare qualche domanda più scomoda a Putin è sulla detenzione del giornalista statunitense Evan Gershkovich, arrestato in Russia il 29 marzo 2023 con l’accusa di spionaggio, respinta sia da lui sia dal governo degli Stati Uniti. La risposta di Putin è stata che «Gershkovich è stato colto con le mani nel sacco», ma ha anche detto che la Russia è disposta a trattare con gli Stati Uniti per la sua liberazione. In realtà di queste trattative si parla da tempo, ma finora è stato impossibile trovare un accordo.

Secondo Peter Baker, che per quattro anni è stato corrispondente da Mosca per il Washington Post, con quest’intervista «Putin ha guadagnato una piattaforma per giustificare le sue azioni anche se i giornalisti russi e americani languono nelle sue prigioni».

Nel suo commento sul New York Times spiega che il tentativo dell’Occidente di isolarlo, di renderlo un paria cacciandolo dai club dei leader mondiali, tagliando l’economia del suo Paese e emanando un mandato di arresto contro di lui per crimini di guerra, non ha raggiunto i risultati sperati. «Putin non sembra poi così isolato in questi giorni», scrive Baker. «Invece di essere uno spietato autocrate che cerca di conquistare territori attraverso la guerra più violenta in Europa dalla caduta dei nazisti, Putin si è trasformato in una sorta di alleato di certe forze di destra negli Stati Uniti, non ultimo Trump, che ha elogiato la sua aggressione definendola “geniale” poco prima che le forze russe invadessero il confine con l’Ucraina nel 2022. E Putin sembra prevalere nella capitale americana in un modo che un tempo sarebbe stato impensabile».

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter